Marine Le Pen, leader del Front National. REUTERS/Jean-Paul Pelissier
Marine Le Pen, leader del Front National. REUTERS/Jean-Paul Pelissier

La storia dei prestiti bancari russi al Front National è una storia fosca e al tempo stesso inquietante. Non è solo l’ammontare dei prestiti in sé, una somma totale di 14 milioni di euro che ha spinto alcuni parlamentari nel 2014 a chiedere la creazione di una commissione parlamentare per fare luce sulla vicenda. E’ il torbido che circonda i prestiti a creare imbarazzo durante le elezioni presidenziali in Francia. Banche che prestano e vengono misteriosamente liquidate, crediti che vengono acquistati da sconosciute società in deficit, direttori in fuga col danaro ed arrestati per estorsione.


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Viaggi, lobbying, prestiti

Nel Settembre del 2014 il Front National ottiene un prestito di 9 milioni di euro per finanziare la sua campagna elettorale. Una cifra considerevole. L'informazione viene rivelata dal quotidiano Mediapart, che riesce ad avere accesso a documenti e stralci di un'inchiesta in corso , nonostante dunque il sigillo del segreto istruttorio. La banca che presta il denaro è la First Czech Russian Bank (FCRB), banca semisconosciuta fondata in Repubblica Ceca ma che viene trasferita a Mosca. Il prestito viene ottenuto grazie alla strategia politica di riavvicinamento alla Russia predicata dalla Le Pen sin dalla sua ascesa ai vertici del Front National nel 2011. L’ammirazione per Putin si traduce in un laborioso lavoro di lobbying nei confronti di Mosca accompagnato da viaggi, incontri, meeting. Marion Maréchal-Le Pen ad esempio si reca in Russia nel Dicembre del 2012. Marine Le Pen ci va nel Giugno del 2013. Qui incontra il presidente della Duma Sergei Naryshkin, ex generale amico di Putin sin dai tempi del KGB. La Le Pen incontra anche il capo del comitato degli affari esteri della Duma ed il vice primo ministro Dimitri Rogozin. Tra questi viaggi ce ne sono altri, di altrettanti responsabili e quadri del partito per sancire un’alleanza sul lungo termine. L’orizzonte è quello 2012-2017.  L'idea è di prepararsi cioè a conquistare la presidenza con un alleato che in quel momento cerca a sua volte sponde politiche nei partiti populisti europei.

Jean-Luc Schaffhauser, uomo chiave dei negoziati

L’uomo chiave del flusso dei prestiti è un personaggio altrettanto scivoloso: Jean-Luc Schaffhauser, ex consigliere della Dassault, multinazionale in prima linea nei bombardamenti in Siria, che diviene il trait d’union tra il Front National ed i banchieri russi. Piazzato dal Front National capolista alle municipali a Strasburgo, poi anche alle europee, Schaffhauser introduce il consigliere di Putin che si occupa organizzazioni russe all’estero Alexander Mikhailovich Babakov a Marine Le Pen nel corso di un viaggio top secret. Durante il viaggio la presidente del Front National incontra anche Putin manifestandogli la sua volontà di cercare finanziatori in Russia per la sua campagna presidenziale. Da notare che Babakov era sulla blacklist dell’UE dopo lo scoppio della crisi in Crimea.

Il tracollo della First Czech Russian Bank

La First Czech Russian Bank (FCRB) viene creata in Repubblica Ceca nel 1996, poi inglobata dal gigante russo Stroytransgaz. E’ questa la banca che presta 9 milioni al Front National per la sua campagna presidenziale. La somma viene erogata in due tranche: una da nove milioni, direttamente al partito Front National, l’altra al Cotelec, un micro-partito fondato nel 1988 e presieduto dal padre di Marine, il fondatore del Front National Jean-Marie Le Pen. Il Cotelec è un partito fantoccio che serve al Front National come paravento per prestiti, acquisti, rimborsi. In realtà il deficit della banca è già molto importante. Due anni dopo il prestito, l’istituto è in caduta libera e nel Luglio del 2016 viene liquidato. Ma che fine hanno fatto i 9 milioni prestati al Front National? Soprattutto, chi li rimborserà? La Rambler News Service, agenzia stampa russa, rivela che il prestito viene riacquistato poco prima della liquidazione della banca da una piccola società, Conti, specialista nnel noleggio di autoveicoli e di altro materiale, una piccola società con un passivo di 6,9 milioni di rubli. Ma non basta. In quell’anno, come rivelato dal quotidiano russo Kommersant, un tribunale moscovita emette un mandato di cattura per l’ex direttore dell’istituto Dimitri Merkulov, che viene arrestato poco dopo. Merkulov è accusato di aver organizzato la vendita illegale di società e beni immobili di proprietà della First Czech Russian Bank giusto prima del fallimento della banca e di essersi intascato almeno 31,5 milioni di euro.  

La Strategy Bank, altro istituto fantoccio destinato a scomparire?


Ma nel carnet del Front National ci sarebbe addirittura un terzo prestito da parte di un’altra banca russa, la Strategy Bank. Un prestito di ben tre milioni di euro al 6% d’interessi. Il direttorio esecutivo del Front National, la più alta istanza del partito, firma all’unanimità il prestito con quest’altra banca il 15 Giugno del 2016. Ufficialmente, si difendono i quadri del partito, si tratterebbe di un progetto “mai andato in porto” eppure un altro documento spiega, nero su bianco, come questo finanziamento serva in realtà a finanziare direttamente la campagna elettorale del Front National sotto forma di convenzione tra il partito e Marine Le Pen. Anche le banche russe infatti vogliono le proprie garanzie. Prestano sì, ma nel quadro di un orizzonte strategico preciso e con un impegno a essere rimborsati entro il 2018. Il tesoriere del Front national Wallerand de Saint-Just dal canto suo smentisce affermando che “non c’è un terzo prestito, né un secondo, né un primo”. Una denuncia per violazione del segreto istruttorio è stata depositata dal partito. Intanto Marine Le Pen ha incontrato Putin proprio il 24 Marzo scorso. Sembra difficile non credere che la Russia non abbia messo il naso nelle elezioni francesi, non fosse altro che per aumentare la sua egemonia e le sue ramificazioni in un momento storico buio per l’Unione Europea, dove le istituzioni democratiche subiscono contraccolpi, i partiti populisti avanzano e l'idea stessa di Europa vacilla periscolosamente.
@marco_cesario
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