L’iniziatore è Lord Adonis, illustre esponente laburista stimato anche dai Tory. Accanto a lui c’è Ofoc, un nuovo gruppo fondato da giovani, cruciale per convincere finalmente Corbyn a schierarsi. E conquistare i leavers che ci stanno ripensando

Adesivi anti Brexit su un cartello stradale a Londra. REUTERS/Toby Melville
Adesivi anti Brexit su un cartello stradale a Londra. REUTERS/Toby Melville

 Londra - "Se la Brexit va davvero in porto, ricondurci in Europa sarà la missione principale della generazione dei nostri figli, che non potranno credere alla distruttività delle vostre scelte", aveva scritto a gennaio Lord Andrew Adonis, in una virulenta lettera pubblica nella quale annunciava le sue dimissioni da da presidente della Commissione sulle Infrastrutture.


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L’illustre esponente laburista,  molto stimato anche dai Conservatori, aveva annunciato allora di volersi dedicare completamente alla campagna per un secondo referendum. Ieri la campagna è ufficialmente partita, dalla sede londinese della Foreign Press Association

Adonis è convinto che il popolo britannico abbia votato Leave sulla base di informazioni  distorte e che, a distanza di mesi da quel voto e in una fase in cui l’impatto negativo dell’uscita dal’Ue viene confermato anche da studi governativi, l’opinione pubblica stia cambiando direzione.

Usa la metafora dell’acquisto di una casa, ossessione nazionale: «In Gran Bretagna si vede una proprietà e si fa un’offerta. Se viene accettata, si istruisce una perizia. Molte compravendite falliscono quando la perizia scopre le magagne della proprietà. Ecco, oggi siamo nella fase della perizia. E il risultato è così negativo che l’affare non può procedere».

La teoria, quindi, è che l’impatto con la realtà non possa che tradursi in un ripensamento dell’opinione pubblica, che porti alla creazione di una coalizione parlamentare fra Labour, Lib-Dem e ribelli conservatori. C’è già stato un precedente incoraggiante, con 11 Tories che hanno votato con gli altri partiti, mentre altri 5 si sono astenuti, proprio per imporre al governo un voto parlamentare finale sui termini dell’accordo con l’Unione Europea.

«Fra ottobre e gennaio, la May dovrà presentare al parlamento il suo disegno di legge sull’uscita dall’Ue, e allora la crisi parlamentare sarà inevitabile. Ma per allora, la campagna per un secondo referendum sarà molto potente».

Da qui, un secondo referendum, da tenersi poco prima della data ufficiale di uscita (marzo 2019) o poco dopo, in questo caso concordando con i Paesi membri dell’Unione una estensione del termine di due anni previsto dall’articolo 50.

Oggetto del questionario referendario? Una scelta binaria: accettare il Withdrawal Bill, cioè la bozza di accordo approvata dal parlamento, o decidere di restare in Europa tout court.

«I britannici sono pragmatici. Una nazione di bottegai. Quando si renderanno conto che qualsiasi accordo, anche il più favorevole, è peggiorativo, sceglieranno di restare».

Per informarli e convincerli, però, c’è molto lavoro da fare. Per questo, Adonis è solo all’inizio di un tour che, nei prossimi mesi, lo porterà in tutta la Gran Bretagna.

Il target? Tre diversi. I soft leavers, cioè quelli che hanno votato per uscire ma con poca convinzione e, si presume, ne hanno ancora meno ora che Brexit appare come un cul de sac; Momentum e Corbyn, che Adonis, da vecchio compagno di partito, sta corteggiando da settimane; e infine i giovani fra i 18 e i 24 anni, che hanno complessivamente ignorato il referendum ma poi, allarmati dal suo esito, sono corsi in massa a votare alle elezioni anticipate garantendo la rimonta del Labour e indebolendo il governo May, che contava su un trionfo per avere un mandato indiscusso su Brexit, e invece si è ritrovata senza maggioranza in parlamento e ostaggio dei Brexiteers radicali.

Proprio per intercettare il voto giovanile, Adonis ha lanciato la sua campagna insieme ad OFOC, Our Future Our Choice, neonata organizzazione che si auto-definisce, sul proprio sito, come «un gruppo di giovani arrabbiati e determinati, che pensano che Brexit sia un disastro e vada fermata, perché non è solo distruttiva ma anche democraticamente insostenibile».

Presenti i quattro fondatori, fotogenici rappresentanti della società britannica: Lara Spirit e William Dry, due studenti educati nel sistema privato e planati rispettivamente a Cambridge e Oxford, con il ruolo di co-presidenti; Calum Millbank-Murphy, studente di ingegneria working class cresciuto nelle case popolari intorno a Finsbury Park e Femi Oluwole, attivista politico dei sobborghi di Worcester, indicato come portavoce.

Dry è, fra gli altri, quello con una storia esemplare, una storia di conversione in cui, sperano gli organizzatori, molti Leavers potrebbero riconoscersi: «Ho votato Leave al primo referendum. Ho cambiato idea, molto semplicemente, perché molto di quello che la campagna per il Leave aveva promesso non è successo. Come nazione siamo già più poveri e meno influenti - e dopo Brexit sarà peggio. La campagna cercherà di mobilitare i giovani contro Brexit. Perché i giovani? Perché siamo noi la chiave per convincere Jeremy Corbyn».

OFOC è “powered”, cioè sponsorizzata, da altre organizzazioni anti Brexit, fra cui quella Best for Britain generosamente sostenuta anche da George Soros, e questo fa pensare che possa andare più lontano di un gruppo di studenti qualsiasi. Impossibile capirne, adesso, strategie e potenziale, visto che risulta fondata solo il 4 dicembre 2017.

La strategia, sulla carta, può avere un senso, e Adonis è uomo di grande capacità personale, acume politico e contatti. Ma non può avere successo senza l’appoggio di Corbyn e del suo Labour, e Corbyn continua ad escludere, per ora, l’ipotesi di una nuova consultazione popolare.

@permorgana

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