Manifestanti della Spagna unionista a Barcellona, Spagna. REUTERS/Albert Gea
Manifestanti della Spagna unionista a Barcellona, Spagna. REUTERS/Albert Gea

Il blocco indipendentista che detiene la maggioranza nel Parlamento catalano ha ufficialmente presentato la proposta di legge relativa al Referendum per la secessione dalla Spagna. Si tratta di un passaggio decisivo nella strategia tracciata dal governo di Carles Puigdemont per arrivare all’indipendenza della Catalogna. Tutti i deputati della coalizione indipendentista “JuntsPelSi” hanno firmato la proposta legislativa, insieme agli alleati della Candidatura di Unità Popolare (CUP): un totale di 71 firme per affermare la volontà di celebrare il Referendum indipendentista il 1 ottobre, come annunciato unilateralmente dal governo catalano nei mesi scorsi.


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La legge sul Referendum sarà discussa alla riapertura dei lavori del Parlamento della Catalogna, prevista nella seconda metà agosto: ai fini della sua promulgazione la maggioranza indipendentista ha approvato una riforma del regolamento parlamentare che introduce il procedimento della “lettura unica”. Si tratta di un decisivo escamotage per permettere l’approvazione di alcune norme di “semplice" formulazione (come espressamente stabilito dal nuovo regolamento) attraverso un’unica seduta parlamentaria, impedendo all’opposizione, di fatto, di presentare emendamenti in tempo utile.

Il governo catalano ha svelato il testo della legge sul Referendum lo scorso 4 luglio, facendo di proposito un parallelo storico col giorno della dichiarazione d’indipendenza negli Stati Uniti. La norma fa riferimento ai Patti Internazionali sui diritti dell’uomo dell’ONU e ad alcune sentenze del Tribunale internazionale di giustizia per sancire la legalità del Referendum in base al diritto all’autodeterminazione del popolo catalano, chiamato a decidere se convertire la Catalogna in uno “Stato indipendente sotto forma di Repubblica”.

In caso di vittoria del “SI” verrebbe dichiarata l’indipendenza dalla Spagna entro 48 ore, indipendentemente dal numero di votanti: non viene infatti stabilita una soglia minima di partecipazione (se vince il NO verranno convocate nuove elezioni regionali). Per salvaguardare la celebrazione del Referendum la legge introduce “un regime giuridico speciale” che prevale su ogni norma dell’ordinamento spagnolo, compresa la Costituzione, decretando inoltre la creazione di un Sindacato Elettorale, organismo a cui spetterà la supervisione dell’intero processo elettorale.

Parallelamente alla presentazione della legge del Referendum, il governo catalano ha lanciato  una campagna itinerante insieme ai rappresentanti dell’Assemblea Nazionale Catalana ed Ómnium Cultural, le principali associazioni indipendentiste della Catalogna, con lo scopo di fornire informazioni relative allo svolgimento della consultazione popolare. Sono stati organizzati circa 200 eventi in diverse località catalane. Intervenendo ad uno degli atti di apertura della campagna, il vice-presidente catalano, Oriol Junqueras, ha ribadito che “si tratta di un processo democratico e pacifico, la cui legalità è garantita dal diritto internazionale” sottolinenando come il blocco indipendentista “non abbandonerà il proprio proposito anche nel caso in cui il governo centrale decida di impedire la celebrazione del Referendum”.

Alla legge sul Referendum si accompagna un’ulteriore norma che sembra essere l’asso nella manica del governo catalano: la legge della Transitorietà Giuridica, destinata a regolare la transizione della Catalogna verso l’indipendenza dalla Spagna. Il presidente Puigdemont mantiene ancora stretto riserbo sul contenuto, anche se nei mesi scorsi El País ne ha rivelato alcuni stralci, prontamente smentito dalle autorità catalane. Secondo il quotidiano spagnolo la norma prevederebbe l’immediata dichiarazione di indipendenza della Catalogna se il governo spagnolo dovesse impedire la celebrazione del Referendum.

Le ultime mosse del governo catalano hanno alzato i toni dello scontro con Madrid, irremovibile nel bollare come incostituzionale un Referendum annunciato in maniera unilaterale. Il vice presidente dell’esecutivo spagnolo, Soraya Sáenz de Santamaría, ha dichiarato che allo Stato “bastano 24 ore per paralizzare la dichiarazione d’indipendenza” aggiungendo che la Generalitat “può spendere oltre un mese per spiegare la legge sul Referendum e dire che in 48 ore dichiarerà la secessione dalla Spagna, ma questo non accadrà”.

L’art.155 della Costituzione spagnola garantisce al governo centrale la possibilità di intervenire nei confronti di una comunità autonoma in caso di “grave minaccia per l’interesse generale della Spagna”. Si tratta di una procedura estrema, mai applicata finora, che potrebbe però adottarsi se lo scontro istituzionale degenerasse in occasione del Referendum del 1 ottobre. In sostanza il Senato potrebbe autorizzare le autorità di Madrid ad assumere temporaneamente il controllo di alcune funzioni spettanti al governo catalano, ristabilendo l’ordine costituzionale.

Anche la polizia regionale catalana passerebbe sotto il controllo del Ministero dell’Interno, ma la recente nomina di Pere Soler come nuovo direttore generale ha sollevato seri dubbi sulla neutralità del corpo poliziale. L’ex direttore del servizio penitenziario catalano è infatti un acerrimo difensore dell’indipendentismo, ideologia espressa chiaramente attraverso i social networks: “gli spagnoli mi fanno pena” diceva Soler a proposito dell’investitura a premier di Mariano Rajoy lo scorso ottobre, ribadendo poi “Il 1 ottobre voteremo, non potranno evitarlo” circa il Referendum.

Il cambio ai vertici dei Mossos d’Esquadra (polizia catalana) è stato seguito da un rimpasto all’interno del governo catalano, sono stati infatti rimossi alcuni assessori, tra cui l’economista Jordi Baiget, che avevano manifestato perplessità circa la reale celebrazione del Referendum. Una mossa di Puigdemont per rendere più compatta e coesa la compagine governativa, pronta ad affrontare conseguenze anche sul piano penale secondo quanto ribadito dal presidente catalano.

In merito al conflitto istituzionale tra il Partito Popolare ed il blocco indipendentista, le altre forze politiche spagnole si sono espresse condannando la decisione di Barcellona di annunciare un Referendum unilateralmente, sottolineando la necessità di un accordo col governo centrale. Sia il Partito Socialista (PSOE) che la coalizione Podemos Unidos hanno però accusato Mariano Rajoy di aver portato la “questione catalana” ad un punto di non ritorno, sottolineando l’incapacita del premier spagnolo di trovare una via d’uscita alternativa al costante ricorso al Tribunale Costituzionale. Secondo il segretario socialista, Pedro Sánchez, una riforma costituzionale in senso federale permetterebbe di salvaguardare l’unità del paese garantendo, al tempo stesso, un maggior riconoscimento alle aspirazioni identitarie del popolo catalano.

@MarioMagaro  

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