Venerdì il senato spagnolo è chiamato a dare il via libera all’esautoramento delle autorità catalane. Lo stesso giorno però il parlamento autonomo potrebbe dichiarare l’indipendenza. E i manifestanti a Barcellona si dicono pronti a difendere fisicamente le loro istituzioni

Il Presidente catalano Carles Puigdemont e gli altri membri del governo catalano durante una manifestazione il 21 ottobre 2017. REUTERS/Ivan Alvarado
Il Presidente catalano Carles Puigdemont e gli altri membri del governo catalano durante una manifestazione il 21 ottobre 2017. REUTERS/Ivan Alvarado

Barcellona - “Il Governo spagnolo ha messo in atto il peggior attacco contro le istituzioni ed il popolo della Catalogna sin dai tempi dei decreti firmati dal dittatore Francisco Franco, abolendo la Generalitat”. Con queste parole, pronunciate in diretta TV in prima serata, Carles Puigdemont ha segnato l’epilogo di una giornata, quella di sabato, che ha certificato il peggior scenario possibile dello scontro istituzionale tra Madrid e Barcellona.


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Lo spettro dell’art.155 della Costituzione, da più parti ritenuto inizialmente una misura improbabile per risolvere la crisi catalana, è divenuto invece realtà dopo il Consiglio dei Ministri straordinario celebrato ieri mattina a Madrid. Una riunione fissata dopo la scadenza del secondo ultimatum concesso al presidente catalano per chiarire se, lo scorso 10 ottobre, avesse dichiarato o meno l’indipendenza della Catalogna.

La mancata risposta di Puigdemont ha reso inevitabile il ricorso all’art.155 secondo quanto dichiarato dal premier Mariano Rajoy, che ha optato per una soluzione radicale del “problema” catalano dopo aver ottenuto il via libera del leader socialista Pedro Sanchez e di Albert Rivera di Ciudadanos. L’unica voce fuori dal coro è stata quella di Pablo Iglesias, l’anima di Podemos, che ha duramente criticato la decisione presa dal Governo spagnolo.

Rajoy ha optato per un’applicazione severa dell’art.155, che prevede la possibilità per le autorità centrali di intervenire contro una regione autonoma nel caso in cui abbia attentato gravemente all’interesse nazionale. Le misure proposte dal Governo, che dovranno poi essere autorizzate a maggioranza assoluta dal Senato in una sessione plenaria già fissata per venerdì prossimo, prevedono il totale esautoramento del Governo catalano e la celebrazione di nuove elezioni regionali nel giro di 6 mesi.

Alla Generalitat verrebbe lasciata solo la gestione dell’ordinaria amministrazione, mentre tutte le restanti funzioni nevralgiche, tra cui il controllo della polizia catalana, dei mezzi di comunicazione regionali (TV3 e Catalunya Radio) e il settore delle finanze, passerebbero ai Ministeri centrali, che a loro volta nominerebbero un commissario ad hoc per gestire le rispettive aree di competenza. Anche il Parlamento catalano, se il Senato autorizzerà l’applicazione dell’art.155 nella misura proposta da Madrid, si ritroverebbe a svolgere una funzione meramente rappresentativa, senza dissolversi, e il Presidente non potrebbe più proporre un candidato alla presidenza del Governo catalano, come avviene attualmente.

La reazione del movimento indipendentista non si è fatta attendere, esprimendo il proprio disappunto verso Mariano Rajoy nel corso una nuova manifestazione convocata per protestare contro gli arresti di Jordi Sanchez e Jordi Cuixart, i presidenti delle due principali associazioni indipendentiste catalane ritenuti colpevoli di sedizione dall’Audiencia Nacional. “Totalmente antidemocratica ed incostituzionale, parlano del rispetto della Costituzione e poi mettono in atto un colpo di stato” dice a eastwest.eu una signora avvolta in una estelada, la bandiera indipendentista catalana, riferendosi alla decisione di voler esautorare il Governo catalano.

L’attenzione si sposta adesso sulla prossima sessione plenaria del Senato spagnolo, ultimo e decisivo passo prima dell’effettiva entrata in vigore dell’art.155. In contemporanea, potrebbe però celebrarsi anche una sessione del Parlamento catalano per mettere a votazione la dichiarazione unilaterale d’indipendenza, ovvero l’ipotesi prospettata da Puigdemont a Rajoy in caso di ricorso all’art.155. L’ala radicale della maggioranza indipendentista nel Parlamento catalano, formata da alcuni deputati della coalizione Junts Pel Si e da tutti i rappresentanti di Convergenza d’Unità Popolare (Cup), spinge per questa soluzione ritenendo ormai impossibile qualsiasi forma di dialogo con Madrid.

Una prospettiva, quella di un’applicazione dell’art.155 ed una contemporanea dichiarazione d’indipendenza, che catapulterebbe la Catalogna in una spirale di caos assoluto, dagli esiti imprevedibili. In molti, radunati ieri sera davanti alla sede del Governo catalano, si sono già detti pronti a difendere le istituzioni locali, se necessario anche fisicamente.

@MarioMagaro

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