Una sala server italiana. REUTERS/Athit Perawongmetha/Illustration
Una sala server italiana. REUTERS/Athit Perawongmetha/Illustration

Nell’era della digitalizzazione gli attacchi informatici rappresentano una minaccia per i governi, le aziende e gli individui. Nel 2016 si sono registrate 176 nuove minacce al minuto nel mondo, quasi tre ogni secondo, secondo i dati del Global Threat Intelligence McAfee Labs. Attacchi di hacker che possono provenire da organizzazioni criminali e terroristi che cercano di impossessarsi di dati governativi o di una azienda, ma anche di foto, informazioni personali, indirizzi o dati.


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La formazione di persone competenti che possano prevenire gli attacchi e lo scambio di informazioni tra paesi è sempre più essenziale. "Stiamo vivendo le conseguenze di un mondo sempre più connesso, che offre vantaggi economici e sociali però anche rischi. È necessario organizzare la nostra risposta perché la natura delle minacce cibernetiche evolve: stanno diventando attacchi sempre più strategici e stanno mettendo sotto minaccia parti nevralgiche delle nostre strutture e sistemi democratici. Siamo di fronte ad enormi sfide per la formazione e l’istruzione perché potremmo trovarci nella situazione di non avere persone qualificate in grado di rispondere a questi attacchi" ha affermato Julian King Commissario Ue per l’Unione della Sicurezza intervenendo a un dibattito al parlamento Ue a Bruxelles sulla cybersicurezza. Fondamentale risulta dagli interventi alla discussione, una cooperazione sempre più rafforzata tra l’Ue, la Nato, il settore privato e le diverse organizzazioni nello scambio di informazioni.

"Ci sono state almeno 5.6 milioni di vittime di attacchi  informatici, la tecnologia evolve e dobbiamo pensare alla difesa, investire sulle persone perché sono proprio le persone l’anello debole. È importante dialogare con le piccole e medie imprese, con i governi e le strutture finanziare che sono spesso colpite. Tutto si evolve, è necessario cambiare approccio, non pensare più al singolo proiettile ma all’organizzazione delle persone e la strategia" ha affermato Janie Shea vice assistente del Segretario generale della Nato per le sfide emergenti sulla sicurezza.

Le imprese si domandano se saranno colpite o meno da un attacco informatico, ma dovrebbero piuttosto iniziare a domandarsi quando saranno colpite, ricordano i relatori "Sono necessari dei codici di condotta vincolanti per reagire alle minacce, passaggio ostacolato dalle difficoltà politiche che hanno limitato anche l’ambizione della direttiva  Ue NIS approvata a luglio 2016, sulle misure per un livello comune elevato di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi. La gelosia degli stati membri su questo tema è ancora grande. Fondamentale è la cooperazione tra la Ue e le altre istituzioni internazionali come la Nato, il G7, il G20 e l’ONU" ha affermato l’eurodeputato dei Socialisti e Democratici Nicola Danti.

"Come commissione dobbiamo rivedere la strategia Ue per la cybersicurezza. Sono in corso dibattiti ma non abbiamo ancora una posizione definitiva. Dovremo creare maggiori barriere strutturali per attacchi informatici e implementare sinergie per la prevenzione. La cybersicurezza deve essere nostra responsabilità, dobbiamo migliorare e discutere su come aiutare tutti ad assumersi le responsabilità. Soprattutto trovare modi congiunti nella lotta a queste minacce. La Nato è un partner centrale" ha concluso il Commissario Julian King.

Anche secondo la Nato la messa in sicurezza dei sistemi informatici è un “viaggio da fare insieme” "La collaborazione tra la Ue e la Nato è qualcosa di unico che non può che portare al successo. Si tratta di uno scambio di dati e di fiducia, di proposte per un lavoro congiunto. Si devono incrementare il numero di stati resilienti, ma ci sono notevoli passi avanti. Stiamo rafforzando ricerca e formazione per sviluppare capacità, training e formazione devono essere al centro della risposta ad attacchi.  In campo ci sono progetti di difesa smart, esercizi di collaborazione, aggiornamenti sullo stato di difesa e la creazione di una coalizione. C’è ancora molto da fare per migliorare le strategie" ha affermato Chelsey Slack, Sezione Difesa Cyber, dipartimento della Nato per le sfide emergenti della sicurezza.

@irenegiuntella

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