Angela Merkel è sempre più sotto pressione. Non solo l'esito elettorale tedesco ma anche quello austriaco la mettono all’angolo. E così c’è chi scalda già i motori

La sera del 15 ottobre, giorno della vittoria elettorale del partito popolare austriaco (Övp) e soprattutto del suo leader, il 31enne Sebastian Kurz, Jens Spahn, considerato a sua volta una giovane promessa della Cdu tedesca, era a Vienna. Si dice che lui e Kurz si stimino molto, tant’è che durante la festa post-elettorale hanno trovato il tempo di farsi un selfie insieme e postarlo.


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Per Angela Merkel, Kanzlerin uscente ed entrante, la vittoria di Kurz e l’avanzata del partito nazionalista austriaco Fpö è stata l’ennesima brutta notizia di questo autunno. Già ha le sue gatte da pelare. Il risultato elettorale delle politiche in Germania è stato alquanto deludente, con il 33% l’Unione (Cdu e Csu) ha perso rispetto alle elezioni del 2013 l’8,5% dei voti. Tre settimane dopo, la Cdu è stata sconfitta anche alle elezioni regionali in Bassa Sassonia, mentre lo stesso giorno l’Austria alle urne compiva una decisa svolta a destra. Infine Merkel deve confrontarsi con l’avanzata in casa propria del partito nazionalista Alternative für Deutschland. L’AfD conta nel nuovo Parlamento tedesco 92 seggi. E certo non basteranno ostruzionismi come quello messo in campo martedì dagli altri deputati durante la prima riunione del nuovo Bundestag. Lì tutti hanno votato compatti contro Albrecht Glaser, il candidato alla vicepresidenza del Parlamento proposto dall’AfD (tutti i partiti nominano il loro).

Scalpita anche l’alleato/cugino di sempre, il partito cristianosociale. Il leader Seehofer guarda con invidia alla libertà di movimento di Kurz, il quale, spostandosi decisamente su posizioni nazionaliste, ha tolto comunque voti all’Fpö. La Csu, stretta nel corsetto imposto dall’Unione, questa libertà di movimento non ce l’ha.

I difensori di Merkel e diversi politologi commentano che il risultato ottenuto questa volta da Merkel è fisiologico, dopo tre mandati governativi. Solo che fisiologico non vuole dire “alternativlos” senza alternative, per usare un’espressione cara alla Kanzlerin.

Anche perché lei stessa è in una posizione sempre più costretta. Da una parte non intende rimangiarsi decisioni passate, prima di tutto quella di aver fatto entrare alle fine dell’estate 2015, centinaia di migliaia di migranti/profughi. Dall’altra è consapevole dei malumori all’interno della Cdu e delle critiche soprattutto a lei e al suo corso troppo “socialdemocratico”. Infine, questo sarà con grande probabilità il suo ultimo mandato governativo. E chi potrebbe essere dunque il suo successore?

Di Jens Spahn, 37 anni, omosessuale dichiarato, si parla e si scrive da tempo. A nutrire particolari speranze nei suoi confronti è innanzitutto l’ala più conservatrice della Cdu, sempre più insofferente all’opera di modernizzazione e alla spostamento a sinistra del partito da parte di Merkel. E che ultimamente ha chiaramente fatto sapere di ritenere Merkel in prima persona responsabile dell’avanzata dell’AfD.

Spahn nella passata legislatura ha ricoperto il ruolo di Sottosegretario alle Finanze e, ora, sarà interessante vedere quale compito gli verrà affidato in quella nuova.

Lui però non è uno che attende e basta, è anche uno che si muove e non senza una certa capacità strategica. Tant’è che il quotidiano Frankfurter Allgemeine parla di “metodo Spahn”. Un metodo messo in campo da tempo e che si basa innanzitutto sul tessere rapporti con i vari gruppi che gravitano nell’area Cdu.

Il più influente tra questi è la cosiddetta “Banda dei quattro”, costituito dall’ex ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, dal genero e ministro dell’Interno del Baden-Württemberg Thomas Strobl e dall’ex portavoce di Schäuble, ora sottosegretario di Strobl, Martin Jäger.

Accanto alla banda dei quattro c’è la “Pizza connection”. A fondarla negli anni Novanta era stato un gruppo di giovani cristianodemocratici e verdi. Con l’arrivo di Merkel però i rapporti si erano molto assottigliati. Spahn li ha ora rinsaldati. Un tempismo degno di nota, non solo perché si fanno più numerosi i governi di coalizione regionali tra Cdu, Verdi e liberali dell’Fdp. Se tutto andrà come deve andare, anche la coalizione di governo che si insedierà a Berlino sarà una coalizione Giamaica (Unione, Verdi, Fdp). Infine c’è la “Troika”, originariamente un terzetto di giovani cristianodemocratici unitisi per portare avanti una politica economico finanziaria più liberista. Con il tempo, il terzetto sì è aperto a nuovi membri e a nuove tematiche, come il divieto di indossare il burka in pubblico.

Spahn conosce bene le sorti toccate ad alcuni suoi predecessori dati come principi ereditari, motivo per cui anche se assertivo (è per un corso più decisamente improntato al law & order), sta ben attento a non urtare Merkel. Una delle sue regole d’oro è fare opposizione interna solo quando sa di avere la maggioranza dei tedeschi dalla sua parte. E così, in un’intervista al quotidiano die Welt spiegava perché l’apporto di culture straniere non va necessariamente sempre considerato un arricchimento. “L’obiettivo dell’integrazione non è un accozzaglia multikulti. Chi viene qui deve voler diventare parte della società tedesca”. Merkel non si sognerebbe mai di parlare così apertamente.

@affaticati

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