L'impossibilità di riuscire a trovare un accordo di governo in Germania tiene in attesa l'intera Unione Europea. La speranza è che l’iperattivismo di Macron faccia smuovere i politici tedeschi

Martin Schulz sulla soglia dello Schloss Bellevue dove si sono tenuti i colloqui ospitati dal presidente Frank-Walter Steinmeier con la Angela Merkel e Horst Seehofer. Berlino, Germania, 30 novembre 2017. REUTERS / Axel Schmidt
Martin Schulz sulla soglia dello Schloss Bellevue dove si sono tenuti i colloqui ospitati dal presidente Frank-Walter Steinmeier con la Angela Merkel e Horst Seehofer. Berlino, Germania, 30 novembre 2017. REUTERS / Axel Schmidt

È da mesi, scrive la stampa tedesca, che Parigi guarda preoccupata verso la Germania. A Berlino ricordano il discorso tenuto da Emmanuel Macron, poco dopo le elezioni tedesche, alla Sorbonne, tutto incentrato sulle riforme dell’Ue e che molti in Europa avevano voluto leggere come un primo passo verso una Ue riformata, al passo con i tempi. Il presidente francese aveva parlato di un rafforzamento delle istituzioni europee; di una politica di difesa e sicurezza comune; di una gestione più unitaria dell’eurozona, con un fondo di garanzia e un ministro delle Finanze. La risposta tedesca, o meglio di Angela Merkel era stata positiva: “Vedo nel discorso di Macron le basi per una collaborazione più intensa tra la Germania e la Francia”.


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Peccato che da allora sono trascorsi più di due mesi, senza che nulla sia successo, annota il quotidiano Die Welt. E così la sede della sorveglianza bancaria, che  i tedeschi avrebbero voluto vedere insediata a Francoforte, è finita a Parigi, mentre l’agenzia del farmaco ad Amsterdam.

E l’Unione Europea sta ad aspettare Berlino. Già, ma per quanto tempo ancora? E, Berlino si può veramente permettere il lusso di costringere gli altri stati membri a uno stand-by di cui si ignorano i tempi? Sono domande che rimbalzano quotidianamente sui media tedeschi. E i più sono dell’avviso che questo immobilismo non faccia bene a nessuno.

Lo pensa per esempio Albrecht von Lucke, politologo e commentatore del periodico di politica interna ed estera Blätter. Per quanto tutt’altro che un sostenitore della grande coalizione, in una recente intervista all’emittente Deutschlandradio affermava: “Una grande coalizione mi parrebbe la soluzione più adeguata. Più adeguata in considerazione delle pressioni esterne, del fatto che questo Paese deve essere stabile per essere all’altezza del ruolo decisivo che riveste in Europa, della crisi che sta attraversando l’Ue e della crisi globale, basti pensare a Donald Trump. Ma sarebbe anche la risposta più adeguata in considerazione delle pressioni interne al Paese che spingono in questa direzione. E sono abbastanza certo che l’Spd, volente o nolente, da qui a non molto finirà per cedere”.

La Süddeutsche Zeitung scrive di un continente “in sospeso” mentre sul quotidiano Die Welt, Jan Dams e Daniel Friedrich Sturm usano l’aggettivo “disperata” e affermano: “Berlino lascia in attesa il continente su questioni che vorrebbero da tempo una risposta. Lascia tutti in sospeso, eccetto sulla questione glifosato”.

Il riferimento è al piccolo terremoto politico che ha scatenato questa settimana in Germania il voto favorevole al prolungamento per altri cinque anni dell’uso di questo diserbante. In sede Ue il ministro dell’Agricoltura tedesco, il cristianosociale Christian Schmidt ha votato a favore, mentre la ministra per l’Ambiente, la socialdemocratica Barbara Hendricks è sempre stata contraria. Un disaccordo che, secondo la prassi tedesca, avrebbe dovuto indurre Schmidt ad astenersi dal voto. Motivo per cui l’azione di Schmid è stato letto come uno sgarbo ai socialdemocratici, di cui l’Unione (Cdu, Csu) ha però assolutamente bisogno per non tornare alle urne.

Sul piano delle decisioni europee, la vicenda glifosato mette in luce anche un altro grande problema. Essendo il governo attuale autorizzato a svolgere solo l’ordinaria amministrazione, ci si chiede quale vero margine di azione abbia, soprattutto in Europa. E se i tempi protratti nel formare un governo, qualsiasi esso sia, non rischiano di mettere Berlino in una posizione, se non di sudditanza, di alleato zoppo di Parigi.

Ma perché la Germania e il cittadino tedesco dovrebbero tenere conto più di altri Paesi del destino dell’Unione Europea? La risposta, sempre secondo von Lucke è evidente. Non c’è Paese che, per svolgere pienamente il ruolo conferitogli, abbia maggior interesse in un’Europa stabile. E a dimostrarlo in maniera inequivocabile è il recente passato. “Se ci si ricorda, il predominio tedesco di questi anni ha costituito un problema. Ora, invece, ci sarebbe l’opportunità di ristabilire un’equilibrata asse franco-tedesca. E questo, innanzitutto grazie a Macron. Peccato che la Germania sia attualmente pressoché impossibilitata a dargli seguito. E sì che di problemi ce ne sono, a partire dalla Brexit e da una crisi nell’eurozona non ancora del tutto superata”.

Di questa situazione di sbilanciamento è consapevole anche l’ex presidente del Parlamento europeo e oggi capo dell’Spd, Martin Schulz. E così, l’altro giorno, nella conferenza stampa seguita all’incontro di giovedì sera tra i vertici Cdu, Csu, Spd e il capo di Stato Frank-Walter Steinmeier, il leader socialdemocratico ha sottolineato che,  aprescindere dalla natura di un eventuale accordo di governo con l’Unione, una cosa deve essere chiara sin da subito: “Ci vuole un’altra Europa. Merkel non può sempre e solo replicare alle proposte di Macron con un no. La Germania deve tornare ad assumere un ruolo attivo nel plasmare l’Ue del il suo futuro, deve essere motore attivo di un progetto di modernizzazione e non una motrice che si accontenta di stare su un binario secondario”.

Come si comporterà, dunque, la Germania al prossimo vertice dell’eurozona in programma 14 e 15 dicembre, dove all’ordine del giorno ci saranno anche temi relativi alla riforma dell’eurozona? Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha già stilato un programma di lavoro per l’anno prossimo e auspica che già nel corso dell’anno venturo vi siano decisioni concrete per quel che riguarda due tra i temi più urgenti: l’euro e la migrazione. Peccato che, a oggi, nessuno sappia dire quando Berlino avrà un governo. E chissà se il pungolo di vedere i francesi prendere in mano l’agenda politica Ue, servirà a dare una scossa ai tedeschi

@affaticati

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