La Nato vuole aumentare le truppe in Afghanistan e la Ue ha appena varato la Pesco. La Kanzlerin aveva promesso maggior impegno nelle questioni militari, ma senza un nuovo governo non può fare nulla. E non è detto che Verdi e Liberali diano il via libera

Un soldato tedesco in missione in Afghanistan. REUTERS/Maurizio Gambarini/Pool
Un soldato tedesco in missione in Afghanistan. REUTERS/Maurizio Gambarini/Pool

Doveva essere l’anno della ritirata delle forze Nato dall’Afghanistan e invece si è deciso per il dietrofront. La situazione è tornata a farsi critica, i talebani stanno riconquistando parti significative del Paese mentre le forze di sicurezza afghane non sono ancora in grado di cavarsela da sole. Per questo la Nato, ammettendo di fatto il fallimento o per lo meno un’errata valutazione, prevede ora l’invio di 3.000-3.500 soldati per rimpolpare le fila della missione di addestramento “Resolute Support”. Il che porterebbe il contingente complessivo di nuovo a 16 mila uomini. La comunicazione ufficiale da parte del Segretario Generale Nato Jens Stoltenberg dovrebbe avvenire questo giovedì. La metà del nuovo contingente sarà fornito dagli Usa, il resto dagli altri Stati membri. Peccato che la Germania ora come ora se ne tiri fuori, o meglio sia impossibilitata a fare la propria parte.


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Verba volant, scripta manent. Ci si ricorderà forse dello sfogo di Angela Merkel a fine maggio di quest’anno, di ritorno dal G7 di Taormina. Trump aveva comunicato che gli Usa si sarebbero sfilati dall’accordo sul clima di Parigi del 2015. Per questo durante un comizio elettorale in Baviera la Kanzlerin aveva sentenziato con una chiarezza per lei sorprendente: “Sono passati i tempi in cui si poteva veramente confidare nell’altro”. Merkel non aveva fatto apertamente riferimento all’America e al presidente Donald Trump, ma non ce n’era stato bisogno. Tutti avevano capito. La Kanzlerin era peraltro già abbastanza irritata dalle continue punzecchiature, critiche e minacce di Trump rivolte a Berlino: una volta per il surplus commerciale, un’altra perché la Germania spendeva troppo poco in difesa militare. Durante il vertice Nato di Bruxelles di fine febbraio il ministro della Difesa americano James Mattis aveva detto: “Tutti i partner dell’alleanza approfittano in questi tempi incerti della migliore difesa al mondo, motivo per cui è importante che tutti si attengano anche alle promesse fatte. Gli Usa con 610 miliardi di dollari all’anno versano nelle casse della Nato il doppio di quanto facciano tutti gli altri alleati insieme”. Ognuno di questi dovrebbe invece destinare il 2 per cento del Pil alla difesa, a iniziare dalla Germania che oggi vi destina l’1,2 per cento, cioè 45 miliardi di dollari, anziché come sarebbe giusto 75 miliardi di dollari.

Allo sfogo di Mattis la ministra della Difesa tedesca Ursula von der Leyen aveva replicato di condividere la posizione americana. A parte il fatto che per la Bundeswehr più soldi vorrebbe anche dire più mezzi nella lotta contro lo stato islamico.

Il governo in carica si stava però allora già preparando alla fine della legislatura. Nel frattempo le elezioni ci sono state e hanno prodotto uno scenario politico finora inedito per la Germania. Uno scenario che richiede trattative lunghe e faticose per la costituzione del primo governo a quattro forze politiche (Cdu, Csu, cioè Unione, più liberali dell’Fdp e Verdi). 

E così, l’attuale governo ancora in carica, autorizzato solo a portare avanti gli affari correnti, non può che offrire uno stand-by, cioè confermare il prolungamento della missione dei 980 soldati già presente in Afghanistan per altri tre mesi, ma non può aumentare il contingente.

Risposte e azioni circostanziate anche perché i Verdi, per esempio, non sono per niente più convinti di voler autorizzare l’ennesimo prolungamento della missione iniziata 16 anni fa in Afghanistan. I liberali dell’Fdp sono meno critici in proposito, ma chiedono una valutazione complessiva che vada oltre i resoconti governativi e che includa anche un esame dei progressi fatti e del lavoro diplomatico.

Merkel nel discorso di maggio in Baviera aveva anche detto che, stando le cose come stanno, era giunto il momento che l’Europa prendesse in mano il proprio destino anche per quel che riguarda la difesa. Ora, è difficile dire se ci sia stata una concomitanza voluta con il vertice Nato di giovedì o sia del tutto casuale il fatto che ieri durante un vertice Ue dei ministri degli Esteri e della Difesa sia stata affrontata e dibattuta concretamente la questione di una difesa comunitaria dell’Unione europea. Un progetto sul quale Parigi e Berlino lavorano da un anno e mezzo, ha precisato von der Leyen in un’intervista alla televisione pubblica e che ieri ha prodotto un documento di impegno sottoscritto da 23 stati membri dell’Ue.

Il documento di questa Pesco (Permanent Structured Cooperation) è articolato in 20 punti. Tra i più importanti c'è quello che prevede un costante innalzamento della spesa per la difesa e un “un sostegno concreto”, sotto forma di truppe e attrezzature per le missioni Ue all’estero, da parte dei membri. La tenuta a battesimo di Pesco è prevista per il prossimo vertice Ue dell’11 dicembre. Non vi hanno aderito Malta, Irlanda, Portogallo e Danimarca oltre, ovviamente, alla Gran Bretagna.

Sul sito del governo federale tedesco si leggeva ieri a proposito del rapporto futuro tra Pesco e la Nato: “Il compito di Pesco è quello di sostenere e integrare la Nato. L’alleanza transatlantica profitterà di Pesco, visto che molti dei paesi Ue saranno membri di entrambe le alleanze. L’Europa con Pesco lancia dunque un chiaro segnale di disponibilità ad assumere maggior responsabilità nelle questioni internazionali”. E ancora: “Soprattutto Germania e Francia si impegnano a collaborare più strettamente in campo militare e già nella primavera del 2017 hanno aperto insieme un ufficio incaricato di coordinare tra l’altro missioni di consulenza e di addestramento”.

Nell’intervista televisiva su citata von der Leyen, alla domanda se la nascita di Pesco debba ritenersi una conseguenza delle annunciate intenzioni del presidente Trump di tenere sempre più fuori l’America, la stessa ha spiegato che la decisione è stata rafforzata innanzitutto da due eventi: la Brexit e l’elezione di Trump. Von der Leyen ha però voluto anche ribadire che non si tratterà di un esercito dell’Ue ma di un esercito degli europei: “Intendo dire, che saranno sempre i parlamenti nazionali a prendere la decisione finale se inviare o meno i loro contingenti militari per una determinata missione Ue”.

@affaticati

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