“Win to Win”, è un’espressione che ai datori di lavoro piace ripetere ai candidati durante un colloquio per una posizione vacante. La usano per intendere che potreste essere un buon candidato perché vedono la possibilità di un rapporto lavorativo che convenga a entrambi le parti. In realtà in questi casi spesso a vincere è una parte sola, la loro.

REUTERS/Christian Hartmann
REUTERS/Christian Hartmann

Vincono perché nel famoso “win to win” non devono garantire alcun diritto o nessuna spesa ulteriore, se non retribuire l’incarico volta per volta, anche in ritardo, il lavoro a chiamata e  il lavoratore freelance assomiglia ad una gallina d’oro per questo. Per non parlare poi della frase “tu insisti chiama” chi insiste ottiene. E quindi dovresti passare le giornate a far più telefonate possibili e poi magari ti prendono per sfinimento. Funzionerà?  E così le selezioni a volte si traducono in una fase di stalking puro.


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I disoccupati e gli inattivi d’Europa

Pensando a queste situazioni che si ripetono frequentemente, non stupisce, quindi che prendendo in esame i dati recenti se nel 2015 si calcolavano almeno 23 milioni di disoccupati in età lavorativa, ciò che altrettanto preoccupa è che 50 milioni di persone sono inattive, non lavorano e non studiano, o svolgono lavori part time involontariamente, tipologie di impiego che si sono enormemente diffuse in tutti gli stati membri, seppure sognano dei contratti con un orario full time. Quattro quinti dei disoccupati in età lavorativa (15-64 anni) in Europa  sono inattivi secondo i dati riportati da Eurofound in un recente rapporto. In molti affermano di essere disponibili a svolgere un impiego, di voler rimanere attaccati al mercato del lavoro, di cercare lavoro.

Nel 2015 almeno 10 milioni di persone erano impiegate part time involontariamente, il che significa uno su quattro dei lavoratori part time desiderava un impiego a tempo pieno. Nello stesso anno gli inattivi coloro che affermavano di voler lavorare, ma avevano rinunciato alla ricerca di un lavoro erano 9 milioni almeno. I lavoratori spesso di sesso femminile, a tempo ridotto in genere  avevano trovato l’impiego che già  svolgevano  da un anno e per lo più in occupazioni di basso profilo, come  ad esempio nei servizi domestici. A essere più insoddisfatti di svolgere un impiego a tempo parziale sono però soprattutto gli uomini. Il fattore che è causa del forte numero di inattivi è lo scoraggiamento, l’impressione che sia impossibile trovare un lavoro, che spinge a rinunciare alla ricerca di un impiego. Fenomeno che si è andato diffondendosi dal 2008  e che si è diffuso molto tra gli uomini quando la crisi ha iniziato a colpire settori più maschili come quello manifatturiero e delle costruzioni . Nel 2015 si stimava che  oltre la metà delle persone inattive e scoraggiate in Europa rispetto alla ricerca di un lavoro fosse in Italia. Paese con il record di inattivi in tutta l’Ue. Mentre in Germania si è registrato un calo dei lavoratori part time involontari rispetto al 2008( circa un milione in meno) segno del miglioramento delle performance mercato del lavoro.  Dai dati si evince in generale che il numero di inattivi, che comprende anche coloro che desiderano un impiego ma non lo cercano, supera di gran lunga il dato dei disoccupati che cercano attivamente un lavoro e non lo trovano. Le politiche e le strategie per l’occupazione dovrebbero concentrarsi anche sulla sfida che rappresenta il riavvicinamento al mercato del lavoro e alla formazione anche degli scoraggiati e dei disoccupati di lungo periodo.

@IreneGiuntella 

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