CORTI – Nella Francia ostaggio dell’integralismo islamico che, dalla strage di Charlie Hedbo passando per gli orrori della Promenade des Anglais e arrivando all’uccisione del parroco di Rouen, ha incessantemente cannoneggiato il Paese, la Corsica non è certo al riparo.

Photo: Fabio Polese
Photo: Fabio Polese

Come in tutta Europa, infatti, anche nell’isola il pericolo jihadista è concreto. Le autorità hanno segnalato diversi elementi radicalizzati e alcuni di questi - secondo quanto riportano i media locali - sarebbero arrivati in Siria ed Irak per unirsi ai combattenti di Abu Bakr al-Baghdadi. L’effettivo numero delle partenze dalla Corsica è difficile da stimare poiché i dati diffusi dall’antiterrorismo parigino non distinguono chi lascia il continente da chi, invece, si unisce al Jihad partendo dall’isola.  


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In questi giorni l’allerta è massima e i controlli sono aumentati. Ce ne accorgiamo subito. Al nostro arrivo al porto di Bastia la macchina sulla quale viaggiamo viene sottoposta ad una minuziosa ispezione da parte della Gendarmerie. Poche ore più tardi, sempre a Bastia, mentre siamo in viaggio verso Corti per partecipare alle «Ghjurnate Internazionale» – manifestazione che, nel solco dell’autodeterminazione dei popoli, è arrivata a tagliare un traguardo pluridecennale – le teste di cuoio francesi sono protagoniste dell’ennesimo blitz antiterrorismo. Jean-Guy Talamoni, leader storico dell’indipendentismo e del movimento «Corsica Libera», che oggi occupa il posto più alto dell’Assemblea dell’isola, organo legislativo che ricalca un consiglio regionale francese con più autonomia, non ha dubbi: «I salafiti sono nemici della Corsica». «Non siamo contro i musulmani», ci tiene a precisare. «Il popolo còrso ha sempre garantito la giustizia e il rispetto per tutti, ma gli estremisti sono incompatibili con i nostri valori». Per questo, «è necessario chiudere i luoghi di culto pericolosi ed espellere immediatamente tutte le persone radicalizzate». Con loro, è evidente, «non ci può essere nessuna integrazione».  

Recentemente, sul problema del fondamentalismo islamico, è intervenuta anche la corrente oltranzista «22 ottobre» del  Fronte di Liberazione Nazionale Corso (FLNC) che, attraverso un comunicato inviato al quotidiano locale Corse Matin il 29 luglio, ha intimato agli estremisti musulmani di non commettere attentati in Corsica. L’altolà del gruppo armato, oltre a minacciare una «risposta immediata contro i jihadisti», critica l’intervento della Francia nelle «missioni di pace nel mondo» e rivolge un appello alla cooperazione ai musulmani presenti sull’isola ai quali viene chiesto di «segnalare immediatamente le persone radicali».  

«L’organizzazione ha messo in guardia i terroristi», ci spiega senza tanti giri di parole Petr’Anto Tomasi, giovane membro dell’esecutivo còrso per «Corsica Libera», movimento da sempre vicino ad un’altra corrente del FLNC, quella dell’«Unione dei Combattenti», rimasta coerente con il proclama del 25 giugno 2014 con cui l’organizzazione paramilitare secessionista ha annunciato la smilitarizzazione e la progressiva uscita dalla clandestinità. Ma «il comunicato è stato spettacolarizzato dalla stampa», osserva Tomasi, secondo cui non è stato dato abbastanza risalto al «messaggio di fondo», un messaggio «frainteso» che, in realtà, «è rivolto soprattutto alle istituzioni politiche». «Bisogna scendere in campo nei confronti di chi minaccia la Corsica ed il suo popolo e, questo compito, spetta in primis alla politica». 

Intanto la tensione tra la comunità musulmana e quella còrsa è molto alta. L’ultimo episodio di violenza si è manifestato a metà agosto nella località turistica di Sisco, a nord dell’isola, dove è scoppiata una rissa selvaggia tra alcuni musulmani e gli abitanti della cittadina «colpevoli» di aver fotografato una donna che si era recata in spiaggia con addosso il tanto discusso burkini. L’episodio, al quale ha fatto seguito la decisione del sindaco della città di proibire l’indumento per ragion di ordine pubblico, ha poi scatenato una scia di proteste condite da episodi di guerriglia urbana: con scontri, macchine incendiate ed arresti. Oltre cinquecento persone, dopo l’aggressione, si sono date appuntamento a Bastia al grido «siamo a casa nostra» e «arabi fora». Proprio in quell’occasione, il movimento «Corsica Libera» si era espresso solidale con tutta la comunità di Sisco, definendo «la reazione del tutto legittima» contro «persone che non sono còrse». I nazionalisti dell’isola, dal canto loro, hanno sempre denunciato la «logica di sostituzione etnica» attuata dal governo di Parigi mediante l’invio in Corsica dei rimpatriati algerini dopo l’indipendenza del 1962, oltre che di una forte presenza di manovalanza proveniente dal Maghreb, per sradicare l’identità del popolo.  

@fabio_polese @elenabarlozzari

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