La Germania vanta anche quest’anno un surplus di entrate fiscali. Un risultato dovuto più ai tassi a zero voluti dalla Bce che alla politica finanziaria di Berlino, sottolinea la stampa tedesca, citando un documento della Bundesbank. Che lancia così un monito al nuovo governo

Graffiti disegnato fuori dal cantiere del nuovo quartier generale della BCE, poi inaugurato nel marzo 2015. REUTERS

“È esclusivamente a lui che la Germania deve il proprio surplus”, titolava ieri il quotidiano die Welt. Il lui in questione è Mario Draghi, governatore della Banca Centrale Europea. Un grazie sentito, visto che è soprattutto merito della politica monetaria della Bce se il ministro delle Finanze ha potuto risparmiare negli ultimi anni la bellezza di 290 miliardi di euro. Questa almeno la valutazione espressa in un documento della Bundesbank citato dal giornale tedesco. E vista la fonte, l’analisi pare ancora più interessante, visto che il più strenuo oppositore della politica di Draghi è stato proprio il governatore della “BuBa” Jens Weidmann.


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Il fatto che la Banca centrale tedesca esca proprio ora con questo documento non è probabilmente casuale. La Germania aspetta ancora un nuovo governo. I colloqui esplorativi tra Unione (Cdu e Csu) e Spd si sono conclusi ieri mattina alla fine di una maratona di 24 ore. Dunque, Unione e Spd sono disposti a sedere a un tavolo per elaborare un programma di governo (previa autorizzazione da parte della dirigenza socialdemocratica). E allora è giusto far loro sapere che la manna non piove dal cielo. Una precisazione necessaria, visto che in questa settimana “esplorativa” ognuno dei tre partiti ha snocciolato le proprie richieste, che sommate arrivano a 100 miliardi di euro. Una spesa insostenibile, visto che il bilancio per i prossimi quattro anni di legislatura prevede tra i 45 e i 50 miliardi di euro da spendere. Sarà dunque interessante vedere quale promessa dovrà rimangiarsi per fa quadrare i conti ciascun partito, qualora si arrivasse a varare di nuovo una grande coalizione.

 Nel documento diffuso dalla Bundesbank si legge che è proprio grazie alla politica di Draghi dei tassi a zero se dal 2008 a oggi la Germania ha risparmiato 290 miliardi di euro di interessi. “Visto da questa prospettiva, il nostro risultato finanziario appare decisamente meno spettacolare” chiosa la Welt. Solo l’anno scorso il risparmio è stato di 50 miliardi di euro; nel 2016 di 47 miliardi di euro, mentre nel 2015 di 44 miliardi di euro. Insomma, più che primi della classe per disciplina, la Germania ha soprattutto saputo cavalcare l’onda favorevole.

Solo che mentre per il ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble prima e ora Peter Altmeier, si tratta di ottimi risultati, per i risparmiatori tedeschi, la politica dei bassi interessi ha finito per erodere addirittura gli accantonamenti previdenziali.

Ma le cose potrebbero anche cambiare, da un momento all’altro metteva in guardia già tempo addietro l’istituto di studi economici Rwi di Essen. Prima o poi i tassi di interesse torneranno a crescere. E basterà poco, anche solo un punto percentuale per aumentare la spesa degli interessi di 21 miliardi di euro. Di questo Cdu, Csu e Spd dovrebbero tener conto, quando infine metteranno nero su bianco il nuovo programma di governo.

@affaticati

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