L’Italia ha avuto più di 60 governi in 70 anni, non siamo quindi di fronte a una novità. È questo uno dei temi ricorrenti nelle reazioni tedesche al deciso NO italiano alla riforma costituzionale, che ha subito portato alle dimissioni di Matteo Renzi. Questa volta, però, c’è anche chi nota le particolari difficoltà che Angela Merkel e l’UE incontreranno a causa dell’esito del voto. Intanto, la destra populista tedesca esulta e si rivolge direttamente a Beppe Grillo, invitandolo a spingere per un referendum contro l’euro.

Renzi accolto da Angela Merkel al suo arrivo alla cancelleria a Berlino, Germania, 18 novembre 2016. REUTERS / Fabrizio Bensch
Renzi accolto da Angela Merkel al suo arrivo alla cancelleria a Berlino, Germania, 18 novembre 2016. REUTERS / Fabrizio Bensch

Angela Merkel è rimasta sola


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Da ore circola sui social una foto più che significativa, che ritrae un recente incontro tra Angela Merkel, David Cameron, Barack Obama, François Hollande e Matteo Renzi. In pochi mesi, tra mancate candidature, fine mandati e dimissioni, Angela Merkel è la sola del gruppo che sia rimasta in gioco. Renzi era l’ultimo tra gli alleati internazionali della Cancelliera e non stupisce che questa si sia dichiarata subito “dispiaciuta” per le dimissioni del premier italiano, con cui avrebbe “sempre lavorato bene”. Nonostante le divergenze su economia e immigrazione, infatti, i due condividevano uno spiccato europeismo e l’appartenenza a una certa tradizione e impostazione politica. Le stesse dichiarazioni di altri membri del Governo tedesco confermano quello che era il supporto dell’esecutivo di Berlino al progetto politico renziano. Il Ministro degli Esteri e futuro Presidente della Repubblica Frank-Walter Steinmeier parla ora di “delusione”, affermando che l’esito referendario italiano “non è un buon evento durante l’attuale crisi europea”.

Comunque la si pensi, il 2017 si presenterà come un anno incredibilmente delicato in tutta Europa, con elezioni in tutti i maggiori paesi dell’Unione. Su una cosa, quindi, Matteo Renzi non ha mentito: in caso di vittoria al referendum, il Governo italiano avrebbe potuto contare su una solidità rara e competitiva, trovandosi in una posizione di inedito vantaggio nel convulso scacchiere internazionale. Anche a questo puntava il Presidente del Consiglio e, anche in questo, ha ora fallito.

Mercati tranquilli, politici tedeschi meno

Renzi, del resto, avrebbe potuto ritagliarsi spazi di incisività politica, ma non modificare gli equilibri internazionali causati dalla disastrata situazione dei conti italiani. Conti che, ancora una volta, sono stati, nei giorni precedenti al voto, definiti una vera e propria bomba a orologeria per i mercati, per l’euro e per l’Unione Europea.

Come tutti sanno, al momento, i mercati sembrano aver reagito con calma e disinteresse all’esito del referendum italiano. In quanto alla moneta unica, malgrado il giornale nazionalpopolare BILD abbia subito titolato che “Merkel deve ora salvare l’euro da sola”, il vero colonnello dell’economia tedesca, Wolfgang Schäuble, ha quasi subito affermato che non ci saranno particolari ripercussioni sulla valuta, dichiarando anche di ritenere che il prossimo governo italiano sarà fedele agli accordi europei. Una dichiarazione che, però, sembra un tentativo di auspicio autoritario, piuttosto che una vera e propria convinzione.

Più generalmente, come scrive Markus Becker sullo Spiegel, pare che l’UE voglia sperare nella particolare esperienza italiana nel campo delle crisi di governo.  Detto questo, gli europarlamentari tedeschi hanno ugualmente reagito al risultato referendario con preoccupazione bipartisan, ad esempio con le parole del cristiano-democratico Manfred Weber, capogruppo del Partito Popolare Europeo e alleato di Forza Italia, o del socialdemocratico Udo Bullmann, che ha letto il NO italiano come “un’ultima chiamata” per l’Europa, che deve risolvere subito i propri problemi sociali.

Più che preoccuparsi per un’immediata crisi finanziaria, infatti, sono numerosi i politici e gli osservatori tedeschi che colgono nel voto di domenica scorsa l’ennesima conferma della caduta libera della credibilità del progetto europeo. Poche ore dopo la chiusura delle urne italiane, Cem Özdemir, Segretario dei Verdi tedeschi, ha scritto che la riforma di Renzi era più che criticabile, ma che una vittoria del SI avrebbe rafforzato l’Europa, invece di contribuire a indebolirla tramite “movimenti e governi autoritari interni ed esterni”.

“La colpa, però, è di Renzi”

Un’altra politica verde, la Capogruppo parlamentare Simone Peter, ha accusato Renzi di quello che è già ben noto in Italia: fondendo il destino della riforma a quello della del proprio consenso personale, il premier ha creato un pericoloso cortocircuito, di cui è diventato la prima vittima politica.

Non solo: altre critiche tedesche mosse direttamente a Matteo Renzi sono state ancora più chiare e aspre, e sono giunte sia dall’area conservatrice sia dalla sinistra, in parallelo con la circostanziale alleanza che, in Italia, è stata alla base della vittoria del NO.

In un duro articolo dal titolo “Dopo il referendum non c’è più tempo per i giochetti politici”, sul giornale conservatore Frankfurter Allgemeine Zeitung, il corrispondente da Roma Tobias Piller ha criticato quelli che sarebbero stati i tentativi di Renzi di scaricare sull’UE i propri insuccessi politici, aggiungendo che un’ulteriore colpa dell’ex sindaco di Firenze sia stata di nutrire gli italiani con illusioni che non scompariranno, a partire da quella per cui “le difficoltà economiche italiane possano essere risolte in poco tempo”. Una critica, quella di Piller, che viene allargata a tutta la politica del Paese, ora nuovamente incastrata nelle proprie beghe interne e sempre più “lontana ed estranea” alla realtà dell’economia mondiale.

Dei rapporti con la finanza e i poteri economici parla anche la sinistra tedesca, seppur con prospettive diametralmente opposte. La Capogruppo della Linke Sahra Wagenknecht ha collegato apertamente il NO italiano a una rivolta contro la direzione elitaria dell’Unione Europea e dell’euro, sottolineando che il messaggio che arriva dall’Italia vada anche dritto a Bruxelles e a Berlino.

Non sono mancate, inoltre, le analisi più specifiche della riforma costituzionale del Governo Renzi e delle sue lacune o inopportunità. In un articolo dal titolo “L’Italia ha deciso bene”, Andrea Dernbach del quotidiano Tagesspiegel ha riassunto molte delle motivazioni prettamente sociali del NO al referendum, ponendo l’accento su quelle che sono le altre urgenze nazionali italiane: dalle conseguenze della lentezza della giustizia (e non della legiferazione) alla devastante disoccupazione giovanile, ben poco impattata dal tanto sbandierato Jobs Act.

Temi che, anche in Germania, riportano al centro della discussione la particolare convergenza referendaria tra conservatorismo, sinistra e nuovi populismi, facendo emergere numerosi interrogativi. Per i tedeschi, ad esempio, non è particolarmente difficile inquadrare la Lega Nord di Salvini, di cui la lotta all’immigrazione è la cifra più riconoscibile, mentre continua a essere estremamente complesso interpretare la realtà del Movimento 5 Stelle, di fatto il maggiore vincitore di domenica 4 dicembre. In un articolo post-referendum su Die Zeit, intitolato “Un comico radicale”, Lisa Caspari si è concentrata sulle eterogenee dimensioni del M5S, confermando gli sforzi tedeschi di comprendere un fenomeno politico tutto italiano, che in Germania continua a essere spesso visto con scetticismo e sospetto.

La destra populista AfD si congratula direttamente con Beppe Grillo.

Chi ha però particolarmente apprezzato il successo referendario del M5S, intanto, è la destra identitaria e populista AfD, che ha così cercato di riprendersi dalla delusione per la sconfitta elettorale, sempre domenica scorsa, del proprio alleato internazionale più stretto, la destra populista austriaca FPÖ.

In un comunicato stampa pubblicato sul sito di AfD, la nota esponente Beatrix Von Storch ha espresso: “Congratulazioni di cuore a Beppe Grillo e agli elettori italiani per il loro voto democratico”, aggiungendo, poi, che “è giusto che ora Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle diano vita a un referendum per l’uscita dell’Italia dall’euro”, perché, testualmente: “Se l’Italia non esce dall’euro, sarà l’Europa a doversi fare carico dei debiti italiani” e toccherebbe anche alla Germania pagare una parte degli “immensi debiti di stato” dell’Italia.

Una comunicazione, questa di AfD, che è interessante per due motivi. Il primo è certamente il fatto che si rivolga esclusivamente al M5S e non alla Lega Nord (che dovrebbe essere, invece, il diretto partner ideologico di AfD). Il secondo motivo d’interesse, inoltre, è che il messaggio di congratulazioni aiuta a cogliere il rovescio della medaglia dei nuovi populismi nazionalisti europei: la più grande urgenza di AfD sembra essere quella di fare in modo che, in caso di emergenza economica e finanziaria, l’Italia non sia un problema per la Germania e, di fatto, si arrangi da sola.

@lorenzomonfreg

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