Un salafita in preghiera. REUTERS/Maria Turchenkova
Un salafita in preghiera. REUTERS/Maria Turchenkova

Il Ministero degli Interni tedesco ha confermato che i tentativi di reclutamento di migranti e rifugiati da parte di gruppi politici salafiti sono stati più di 340 nell’ultimo anno. L’Ufficio federale della Protezione della Costituzione (BfV - Bundesverfassungsschutz) ritiene che il numero sia destinato a salire. Nella maggior parte dei casi, i gruppi salafiti più politicizzati approcciano i migranti offrendo inizialmente beni di prima necessità, per poi passare alla propaganda ideologica. Tra i target più sensibili ci sarebbero i numerosi minori non accompagnati.


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Ma il salafismo politico non mira solo ai migranti appena arrivati in Germania. Anzi. Lo scenario è quello di un progressivo radicamento sociale del movimento, che cerca costantemente di affermarsi all’interno delle comunità immigrate che sono già stabili nel paese.

L’ascesa del salafismo politico in Germania

Nato nell’Ottocento come movimento di riaffermazione del messaggio originale dell’Islam e letterale del Corano, durante gli anni il salafismo si è sviluppato in percorsi molto eterogenei. Oggi, i gruppi salafiti si possono distinguere in due impostazioni fondamentali. La prima, solitamente definita come “quietista”, si struttura su comunità iper-religiose, profondamente chiuse in se stesse. Il fondamentalismo religioso dei salafiti quietisti è decisamente estraneo, se non apertamente ostile, a progetti politici o violenti. Un rapporto diametralmente opposto con la politica, invece, è quello dei gruppi salafiti militanti, in cui il fondamentalismo religioso è indissolubilmente intrecciato con un’attiva propaganda nella società, in direzione di una supremazia assoluta della sharia su qualsiasi ordinamento democratico. Se in molti paesi europei il salafismo quietista è il più diffuso, secondo il Bundesverfassungsschutz, invece, è la corrente politica a essere maggioritaria in Germania. Proprio il salafismo politico sarebbe alla base della veloce crescita dei gruppi salafiti sul territorio tedesco. Negli ultimi cinque anni, infatti, il numero di membri e militanti è raddoppiato, arrivando a superare le 9000 unità.

I legami tra salafismo politico e terrorismo

L’attenzione delle autorità nei confronti del salafismo politico è quindi direttamente proporzionale alla sua crescita. Uno dei punti di svolta è stato il maggio 2012, quando, in occasione di violenti scontri tra polizia e militanti salafiti a Bonn, sono stati accoltellati due agenti. Un solo mese dopo, uno dei gruppi legati agli scontri, denominato “Millatu Ibrahim”, è stato dichiarato fuorilegge, dopo una serie di spettacolari raid della polizia, che hanno interessato anche altre realtà della galassia salafita e che sono diventati una costante degli ultimi anni.

Obiettivo cruciale della repressione e dello smantellamento dei gruppi più radicali è anche il loro legame, più o meno diretto, con quello che viene definito salafismo jihadista, vale a dire la declinazione terroristica del movimento. Il salafismo jihadista sarebbe, almeno formalmente, in contrasto con la scelta della mera militanza politica. Ma, secondo le autorità tedesche, il salafismo politico e quello jihadista sono molto permeabili tra loro e i loro spazi di azione si sovrappongono spesso, tanto ideologicamente quanto praticamente. Già nel 2013, Hans-Georg Maaßen, attuale Presidente del Bundesverfassungsschutz, ha ufficialmente dichiarato che si possa concludere che: “il salafismo sia l’anticamera del terrorismo”.

Allo stesso tempo bisogna notare come, ad esempio in occasione degli attentati del 2015 a Parigi, alcuni tra i predicatori più radicali del salafismo politico tedesco abbiano condannato pubblicamente gli attacchi. Posizioni che confermano la grande conflittualità all’interno dello stesso fondamentalismo islamista, ma che sembrano anche dettate da propositi ambiguamente strategici.

I rapporti tra il salafismo politico e il jihadismo sono definitivamente emersi con le ripercussioni in Germania del sanguinoso conflitto siriano. Un caso emblematico è l’attuale processo a Düsseldorf ai danni del noto predicatore Sven Lau, accusato di sostegno al terrorismo e di aver aiutato una milizia jihadista nel reclutamento e nel trasferimento di foreign fighters in Siria. Lau, tedesco convertito che ha cambiato il proprio nome in Abu Adam, è un classico esempio di un certo movimento salafita spiccatamente mediatico, diffusosi tramite i canali YouTube e i social network, in cui i messaggi religiosi, spesso molto semplificati, sono soprattutto diretti a giovani e giovanissimi.

Le azioni di prevenzione tra i giovani

Per non limitarsi alla mera repressione del fenomeno, lo Stato tedesco sta cercando di operare sul piano della prevenzione sociale. Lo scenario su cui intervenire è quello di una radicalizzazione, talvolta molto veloce, di ragazze e ragazzi, spesso provenienti da famiglie immigrate senza un’impostazione religiosa particolarmente pronunciata. L’islamismo radicale punta, sempre più, su una forma di “marketing della rivalsa personale”, dove diventa cruciale un’offerta identitaria totalitaria, presentata come riscossa assoluta, funzionale a uscire dall’alienazione sociale, dalle difficoltà di affermazione individuale e dal malessere esistenziale.

Coinvolgendo le famiglie e le comunità dei giovani a rischio, le autorità tedesche e una crescente rete associativa tentano di contrastare le dinamiche di arruolamento, cercando di modificare l’ambiente in cui il radicalismo sembra proliferare al meglio. Un esempio interessante in questo senso è la guida di aiuto anti-radicalizzazione pubblicata dal BAMF, l’Agenzia Federale per l’Immigrazione e i Rifugiati (organo del Ministero degli Interni tedesco). Nel documento, intitolato “Glaube oder Extremismus?” si è deciso di presentare un’opposizione diretta tra “fede” ed “estremismo”, cercando di scindere il più possibile i percorsi prettamente religiosi da quelli del fondamentalismo politico.

Una nuova estrema destra in Germania

Per impostazione metodologica e strategica, la prevenzione sociale contro il radicalismo politico salafita è molto simile a quella, collaudata e messa in atto da tempo in Germania, contro l’estremismo neonazista.

Le similitudini tra salafismo militante e neonazismo non si limitano ai contesti e ai sistemi di arruolamento dei più giovani. Anche da un punto di vista ideologico si potrebbe posizionare, più o meno provocatoriamente, il salafismo politico nell’area delle nuove destre estreme tedesche.

Per anni, si è considerato l’estremismo islamista come un corpo pur sempre esterno alle società autoctone europee. Ma, oggi, con la stabilizzazione delle comunità islamiche in Europa, può essere interessante localizzare il fenomeno minoritario del radicalismo islamista nello spettro della conformazione politica europea, non certo per banalizzare delle profondissime differenze storiche e teoriche, ma al fine pratico di riconoscere il problema come parte inevitabilmente integrante delle nostre società.

Questo vale soprattutto per un paese come la Germania, in cui la vigilanza verso il neonazismo è sempre alta e spesso efficace. Pur essendo frontalmente opposti negli scontri ideologici di piazza, neonazismo e salafismo politico si nutrono a vicenda nella loro reciproca conflittualità e condividono, di fatto, molte fondamentali impostazioni anti-democratiche: dal razzismo all’odio per le minoranze religiose, dalla misoginia all’omofobia, dal fanatismo identitario alla violenza politica.

Cogliere questi tratti comuni a entrambe le realtà può diventare vitale per compattare un’azione di contrasto e affermazione della libertà repubblicana, in Germania e in Europa.

@lorenzomonfreg

 

 

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