Il Premier del Canada JustinTrudeau parla con il Commissario europeo al Commercio Cecilia Malmstrom dopo aver firmato l'accordo economico e commerciale globale (CETA), in occasione del Consiglio europeo di Bruxelles, in Belgio, il 30 ottobre 2016. REUTERS / Francois Lenoir
Il Premier del Canada JustinTrudeau parla con il Commissario europeo al Commercio Cecilia Malmstrom dopo aver firmato l'accordo economico e commerciale globale (CETA), in occasione del Consiglio europeo di Bruxelles, in Belgio, il 30 ottobre 2016. REUTERS / Francois Lenoir

Oggi al voto dell’Europarlamento l’accordo di libero commercio tra Ue e Canada (CETA), che sembra essere un primo forte segnale dell’Ue rispetto al protezionismo made in USA della nuova era Trump. Il neo Presidente americano, infatti, ha recentemente fatto saltare i negoziati sul TTIP, l’accordo di partenariato transatlantico tra Ue e Stati Uniti.


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Secondo i sostenitori dell’accordo tra l’Unione Europea e il Canada i benefici per le imprese, i lavoratori e i consumatori non sarebbero pochi: un risparmio annuale sui dazi d'importazione che per il settore manifatturiero sarebbe pari a 470 milioni di euro e per il settore agroalimentare 24 milioni di euro. Con il nuovo partenariato si incentiverebbero il mutuo riconoscimento delle qualifiche professionali e una maggiore libertà di movimento, l'ottimizzazione dei costi e il mutuo riconoscimento delle valutazioni di conformità che genererebbero un aumento annuale del Pil di 2.9 miliardi di euro.

Il libero commercio è però un tema delicato che divide non solo i cittadini ma anche le delegazioni nazionali e alcuni gruppi politici. Se arrivano compatti al voto i Popolari Europei, i Democratici e Liberali e i Conservatori, nel gruppo dei  Socialisti e Democratici si manifestano invece diverse opposizioni: contrari all’accordo sarebbero la delegazione polacca, tedesca, belga, francese e austriaca. Seppure l’indicazione di voto del gruppo sarà sostanzialmente positiva. Fortemente contrari rimangono i verdi, la sinistra Ue, il gruppo EFDD dove siede il Movimento Cinque Stelle e l’estrema destra di Le Pen e Salvini.

In vista del voto del Parlamento Ue sul CETA, eastwest.eu ha intervistato Alessia Mosca, coordinatrice del Gruppo dei Socialisti e Democratici nella commissione Commercio Internazionale al Parlamento Europeo.

Perchè questo accordo può essere strategico a fronte del protezionismo targato Trump?

«Per certo, il CETA è una risposta concreta perché dimostra, nei fatti, che l'apertura agli altri, se tutti rispettano le medesime regole, costituisce una situazione vincente per entrambe le parti in gioco: le previsioni economiche sugli effetti dell'accordo mostrano cifre molto positive e, soprattutto, creando questa alleanza commerciale con uno dei partner che più assomigliano all'Unione Europea, fissiamo degli standard molto elevati con i quali gli altri soggetti che vorranno commerciare con noi o con il Canada dovranno comunque fare i conti. Ora dobbiamo lavorare soprattutto noi, inteso come istituzioni, per comunicare in maniera efficace le potenzialità di questo accordo e tranquillizzare sulle paure che alcuni stanno sobillando».

Rispetto alle critiche sul rischio di abbassamento della qualità dei prodotti, ci sono garanzie effettive per evitarlo?

«Gli standard europei, da quelli ambientali a quelli fitosanitari, da quelli alimentari ai diritti dei lavoratori, sono tra i più alti al mondo. Deve essere molto chiaro che per cambiare questi standard è necessaria una modifica alla legislazione comunitaria: nessun accordo commerciale potrà mai intaccare ciò che è stato deciso per legge».

Quali principali vantaggi potrebbero esserci per il mercato del lavoro e per le imprese?

«La riduzione dei costi favorirà, soprattutto, la crescita sul mercato canadese della piccola e media impresa (PMI), pilastro dell’economia italiana e la più svantaggiata da un alto livello di dazi. Ricordo a chi sostiene che questo accordo è a favore delle multinazionali che proprio queste ultime hanno risorse a sufficienza per poter creare diverse linee di produzione nei Paesi di vendita, mentre per le imprese piccole la creazione di canali di export è sempre stata più difficile, spesso proibitiva.
E' importante anche il successo raggiunto in materia di appalti pubblici. Il mercato degli appalti pubblici, in Europa, conosce già un’ampia liberalizzazione e un alto livello di apertura. Purtroppo le aziende europee, sui mercati esteri, non conoscono lo stesso livello di accesso. Il CETA, concedendo per la prima volta la partecipazione di aziende straniere a gare pubbliche, incrementa il livello di reciprocità. La concessione è estesa a tutti i livelli amministrativi. Le municipalità canadesi, per esempio, nel 2011 hanno effettuato commesse per un totale di 82 miliardi di euro. Considerata la struttura profondamente federale dello stato canadese, il risultato assume una rilevanza particolare. Le imprese europee godranno, quindi, di un canale privilegiato, precluso a tutti i concorrenti stranieri.

Ancora, sul tema delle nostre eccellenze agroalimentari: il CETA, tramite il riconoscimento di 145 indicazioni geografiche (IG), come il Grana Padano o il cotechino di Modena, impegna le autorità canadesi a fornire un livello di tutela dei prodotti del nostro territorio assimilabile a quello del sistema europeo. A livello mondiale, il 50% del valore della vendita dei prodotti promossi per la loro italianità corrisponde a frodi alimentari. L’Unione Europea ha, quindi, ottenuto una fondamentale vittoria nel quinto mercato di esportazione dei suoi prodotti enogastronomici. La protezione fornita dalle autorità non riguarderà solo la cessazione di pratiche scorrette da parte dei produttori canadesi ma si estenderà a controlli e sanzioni sui prodotti d’importazione. L’accordo garantirà una maggiore penetrazione dei nostri prodotti, tuteleranno le loro fasce di mercato e la loro reputazione, frutto di tradizioni centenarie. Un esempio concreto riguarda il riconoscimento del marchio di origine del prosciutto crudo di Parma. A oggi, infatti, il Canada vieta la commercializzazione di questa eccellenza con il suo nome a causa di un marchio omonimo registrato per un alimento di produzione canadese.

L’Ue e il Canada, inoltre, hanno concordato il mutuo riconoscimento dei propri procedimenti di controllo, delle certificazioni e dei regolamenti tecnici in molti settori, fra cui quelli dei prodotti elettronici e radio, dei giocattoli, dei macchinati e degli strumenti di misurazione. In pratica, le agenzie proposte al controllo della sicurezza e qualità dei prodotti europei potranno certificarne la conformità agli standard canadesi sgravando le imprese degli altissimi costi richiesti per ottenere doppie valutazioni di conformità. La riduzione dei costi potrebbe generare un aumento annuale di 2.9 miliardi di euro del PIL europeo. La misura rappresenta una rivoluzione copernicana per le PMI, finora troppo piccole per sostenere il peso dei costi amministrativi e burocratici derivanti da sistemi normativi profondamente diversi».

Su quali punti è principalmente diviso il Gruppo dei Socialisti e Democratici?

«Il nostro Gruppo riconosce il valore progressista di questo accordo, da questo punto di vista il più avanzato concluso finora dall'Unione Europea. Il dibattito interno si è focalizzato soprattutto sul tema del Tribunale per gli Investimenti che, proprio grazie al lavoro del Gruppo S&D e di tutto il Parlamento, ha subito una profonda evoluzione democratica. L'accordo con il Canada non vede, infatti, la presenza del vecchio sistema ISDS (Investor-State Dispute Settlement), il più diffuso negli accordi commerciali internazionali e implementato dagli Stati membri in più di 1400 casi. Proprio nel negoziato con il Canada la Commissione Europea ha avanzato la proposta di un Sistema Giudiziario per gli Investimenti (ICS), composto da un tribunale di prima istanza e da una corte d’appello. Si tratta di una corte permanente (prima importante differenza con l’ISDS, che prevede un sistema di arbitri convocati ad hoc per ogni controversia), dedicata al trattato fra Canada e UE. Nello specifico la proposta prevede una corte con 15 giudici (5 europei, 5 canadesi e 5 da paesi terzi) con un mandato di 6 anni. I giudici verranno pagati tramite un fondo comune euro-canadese e, quindi, non dalle parti in causa garantendo, così, la loro massima imparzialità. La nomina a giudice di questa nuova corte sarà subordinata al possesso del titolo di giudice nel paese di provenienza e/o all’essere un giurista di fama comprovata in materia di diritto internazionale privato e del commercio. Con queste accortezze si potrà evitare che avvocati d’affari facciano da arbitri in cause in cui potrebbero emergere dei conflitti d’interesse. Per quanto riguarda il codice etico dei giudici, il testo, rafforzato, poi, dalla dichiarazione interpretativa, legalmente vincolante ai sensi della Convenzione di Vienna sui Trattati Internazionali, prevede un processo di selezione e impiego in grado di prevenire qualsiasi tipo di conflitto d’interesse. I membri del tribunale, infatti, non potranno espressamente fornire i propri servigi da consulenti o avvocati in qualsiasi controversia internazionale sugli investimenti. All’insorgere di ogni nuova controversia si costituirà una corte giudicante di tre giudici (uno europeo, uno canadese e uno terzo) estratti a sorte tra i quindici. In questo modo, sarà ulteriormente garantita la loro imparzialità. Il sistema fa del CETA il primo accordo commerciale della storia a prevedere, in caso di controversie tra Stato e investitore, anche un meccanismo d’appello in secondo grado. La corte d’appello ricalcherebbe perfettamente il tribunale di prima istanza, ma con sei giudici (2 Canadesi, 2 UE e 2 terzi). Potrà adire alla corte ognuna delle parti e la sentenza di primo grado potrà essere modificata o completamente ribaltata dal giudizio di secondo».

@IreneGiuntella

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