A fronte dell’aumento della tensione nella penisola coreana, il governo di Tokyo ha riunito il consiglio di sicurezza nazionale per prepararsi al peggio. 


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Gli Stati Uniti hanno annunciato di avere «esaurito la pazienza» nei confronti della Corea del Nord e di essere pronti anche a una soluzione unilaterale per mettere fine alla minaccia missilistica e nucleare del «Regno eremita».

Per sottolineare il fatto di fare sul serio e di voler continuare a ricoprire il ruolo di «gendarme» del globo, Washington ha lanciato alcuni avvertimenti. Primo: una squadra navale inviata verso il Pacifico occidentale in direzione della penisola coreana. Secondo: 59 tomahawk sparati su una base militare in Siria. Terzo: la bomba Moab — l’ordigno non nucleare più potente al mondo — contro l’Isis in Afghanistan.

La Corea del Nord, che ha da poco celebrato il 105esimo anniversario della nascita del suo fondatore, il nonno dell’attuale leader, Kim Il Sung, tira dritto e minaccia di rimando gli Stati Uniti. Il gioco delle parti fa il suo giro consueto ed è difficile prevedere come andrà a finire.

Pronti al peggio?

Ma a fronte di tensioni crescenti, i governi della regione si preparano. Secondo quanto riporta Reuters, il governo giapponese ha riunito il proprio Consiglio di sicurezza nazionale per studiare misure che possano agevolare l’evacuazione di 60mila cittadini giapponesi dalla Corea del Sud.

I lavori sarebbero in corso dallo scorso febbraio, in seguito all’incontro tra il primo ministro giapponese Shinzo Abe e il presidente Usa Donald Trump.

«Siamo in stretto contatto con gli Stati Uniti e con la Corea del Sud», ha spiegato il capo segretario di gabinetto Yoshihide Suga alla stampa venerdì scorso. In caso di emergenza, «Prenderemo tutte le misure del caso per proteggere le vite dei nostri concittadini e i loro patrimoni», ha concluso ancora il portavoce del governo di Tokyo. In seguito all’approvazione nel 2015 del pacchetto di emendamenti ai patti in materia di difesa siglati con gli Stati Uniti negli anni ’60, Tokyo potrebbe inviare le proprie truppe per soccorrere cittadini giapponesi rimasti coinvolti «in situazione di crisi» all’estero e portarli in salvo.

Rischio emergenza rifugiati

Oltre ai giapponesi da evacuare, gli esperti abbiano messo in conto di dover gestire un flusso potenzialmente enorme di rifugiati in fuga dalla guerra e pronti ad attraversare il mar del Giappone per mettersi al sicuro. Da parte sua, Suga non ha fornito alcun dettaglio sulla discussione del Consiglio: le modalità di accoglienza di questi flussi rimangono perciò un’incognita. Ciò che è certo è che in quel caso, il governo giapponese rafforzerà i propri controlli sui migranti per scovare possibili spie o agenti del (fu?) regime di Pyongyang. Ma più che altro, dovrà sostenere con gli paesi della regione (Cina e Corea del Sud su tutti) il costo più alto di un'altra, ennesima, guerra americana.

Tutto pronto dunque. O almeno nelle cosiddette stanze dei bottoni. A questo proposito è utile sottolineare come la minaccia nordcoreana sia stata più volte paventata dall’amministrazione conservatrice giapponese per giustificare provvedimenti come la revisione dell’interpretazione dell’articolo 9 di luglio 2014 e l’approvazione delle leggi di sicurezza del 2015, rilanciando il comparto militare giapponese e, al contempo, concedendo più poteri al governo. Nessun programma diretto al vasto pubblico per affrontare una crisi nella vicina penisola coreana è stato però ad oggi portato avanti.

Secondo un parlamentare del blocco di governo sentito da Reuters in condizioni di anonimato un annuncio ai quattro venti potrebbe mettere in agitazione gran parte dei giapponesi. Come se queste cose potessero rimanere nascoste a lungo.

@Ondariva

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