Due reattori sono stati dichiarati sicuri, una tappa cruciale per il ritorno al nucleare voluto dal governo giapponese. Inizia così anche la riabilitazione del gigante Tepco, sotto processo per l’incidente di Fukushima. Ma rimane la preoccupazione internazionale per le riserve di plutonio

Due reattori di una centrale nucleare sulla costa occidentale del Giappone Kashiwazaki-Kariwa, provincia di Niigata — hanno superato i controlli di sicurezza del governo, eseguiti sulla base dei nuovi e più rigidi parametri identificati dalla Nuclear Regulation Authority (Nra) — l’ente pubblico di garanzia istituito all’indomani dell’incidente nucleare del 2011.


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Durante una seduta dell’autorità della scorsa settimana i due reattori sono stati dichiarati sicuri e, al tempo stesso, Tepco è stata dichiarata in grado di gestirli al meglio come operatore.


La centrale nucleare più grande del mondo

Con una capacità produttiva di oltre 8 milioni di kilowatt, l’impianto di Kashiwazaki-Kariwa è uno degli impianti nucleari più grandi del mondo. I due reattori dichiarati sicuri e, di conseguenza, prossimi alla riattivazione, sono del tipo ad acqua bollente, lo stesso dei quattro reattori messi fuori uso da un terremoto di magnitudo 9 e da uno tsunami nell’impianto di Fukushima Daiichi poco più di sei anni fa.

Secondo i nuovi parametri di sicurezza, i due reattori dovranno essere dotati di speciali filtri in grado di ridurre l’emissione in atmosfera di sostanze radioattive in caso di fuoriuscita di gas e vapori dall’impianto. Inoltre, Tepco dovrà redigere un documento ufficiale d’impegno per la sicurezza dell’impianto e sarà sottoposta a una maggiore sorveglianza da parte del regolatore che potrebbe chiedere l’immediato stop alle operazioni dell’impianto in caso di «gravi violazioni» dei parametri della Nra.

Un primo passo verso la riattivazione della centrale, un nuovo, decisivo, passo verso il ritorno al nucleare pianificato dal governo conservatore di Shinzo Abe, un primo decisivo passo verso la riabilitazione pubblica di Tepco.

Lo switch-off completo dei reattori in seguito all’incidente di Fukushima ha infatti significativamente ridotto il giro d’affari dell’azienda — la quarta utility energetica del mondo — che deve fronteggiare il pagamento di milioni di yen in compensazioni alle famiglie residenti nelle aree circostanti l’impianto di Daiichi e costrette all’evacuazione. A giugno di quest’anno, poi, è iniziato il processo che vede Tepco imputata per negligenza in occasione di quello che è ricordato come il più grave incidente nucleare della storia dopo Chernobyl nel 1986.

Riattivare parte di Kashiwazaki-Kariwa è quindi tra gli obiettivi industriali di Tepco nel breve periodo. La strada non appare semplice dato che, oltre al parere del Ministero dell’economia, del commercio e dell’industria servirà una consultazione pubblica. A ottobre 2016, la popolazione della provincia di Niigata ha votato a maggioranza un nuovo governatore di posizioni antinucleariste, Ryuichi Yoneyama.

Prima del restart, «Ci vorranno almeno tre o quattro anni», ha dichiarato alla stampa lo stesso a stretto giro dal verdetto della Nra.


Attenzione globale alle riserve di plutonio

La possibile riattivazione di altri due reattori nucleari riporta l’attenzione sulla questione delle riserve di plutonio del Giappone. Il Paese del Sol levante, essendo a memoria d’uomo l’unico paese colpito per due volte da bombe atomiche, ha dal dopoguerra sempre dichiarato il proprio impegno a mantenere fede ai tre principi antinucleari (non produzione, non commercio, non introduzione su suolo giapponese).

Tuttavia, è ben noto che il materiale prodotto della fissione dell’uranio durante il normale funzionamento dei reattori ad uso civile può essere infatti utilizzato nella produzione di armi nucleari. Secondo dati diffusi dalla commissione nazionale per l’energia atomica, ad oggi le riserve ammontano a 47 tonnellate. Il governo giapponese sarebbe intenzionato a ridurle, in particolare con il completamento dell’impianto di «riciclo» di Rokkasho, nel nord del paese, dove dovrebbe essere prodotto il Mox, un materiale misto di uranio e plutonio riutilizzabile come combustibile nucleare. La storia dell’impianto è stata però fin qui costellata da esperimenti falliti e malfunzionamenti che ne hanno rallentato la costruzione.

Ma a monte rimane una questione: come conciliare la riattivazione dei reattori del paese con la riduzione delle riserve di plutonio?

@Ondariva

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