Lo spopolamento delle aree rurali del Giappone porta giocoforza a nuove soluzioni politiche. in un villaggio di 400 abitanti nel Giappone meridionale, in mancanza di numeri sufficienti a eleggere rappresentanti nel consiglio cittadino si prova la democrazia diretta.


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C’è un che di «rivoluzionario» nella decisione del consiglio comunale di Okawa, piccolo villaggio racchiuso da due valli nell’isola rurale di Shikoku, la più piccola e meno popolosa delle isole principali dell’arcipelago giapponese, luogo risparmiato dall’industrializzazione massiccia del resto del paese e che ogni anno accoglie migliaia di pellegrini in visita agli 88 templi buddhisti che costituiscono le tappe dello Shikoku Henro, il cammino dello Shikoku.

Presto a Okawa potrebbe esserci — il condizionale, fino all’approvazione finale del consiglio, è d’obbligo — la «democrazia diretta». Attenzione: nessuna votazione sarà online. Il sistema sarà totalmente analogico. Il villaggio ha infatti annunciato l’intenzione di istituire di un’«assemblea generale» che avrà poteri legislativi e dare pareri sulle decisioni del sindaco e della giunta. A quest’assemblea potranno partecipare tutti gli abitanti di Okawa aventi diritto di voto, circa 350 persone.

L’idea, proposta dallo stesso sindaco di Okawa, il 57enne Kazuhito Wada, ricorda il sistema dei Landesgemeinde, assemblee del paese, diffuse in alcune località montane della Svizzera tedesca. La popolazione del Land si riunisce nella piazza principale della città e vota per alzata di mano le proposte del governo e del parlamento locale. Se l’esperimento di Okawa dovesse avere successo, dicono alcuni esperti, si potrebbe allargare ad altre località dell’arcipelago colpite dallo spopolamento.

Un villaggio metafora del paese

La storia di Okawa è infatti tra le più rappresentative della situazione che vive oggi il Giappone, afflitto dal crollo delle nascite, dall’abbandono delle zone rurali e da un cronico disinteresse per la politica da parte della cittadinanza. I pochi giovani che nascono qui, come in tante altre piccole realtà di periferia, si trasferiscono appena possono nelle grandi città, attratti da stili di vita più agevoli e maggiori possibilità di studio e lavoro. Nei villaggi di campagna e montagna rimangono così quasi esclusivamente gli anziani, chi si può godere la pensione o un appezzamento di terra coltivabile.

Nel 1960, racconta il Mainichi Shimbun (in giapponese), qui vivevano più di 4mila persone. Erano gli anni in cui la vicina miniera di carbone di Shirataki lavorava ancora a pieno regime. Undici anni più tardi, vennero terminati i lavori della diga di Sameura destinata a diventare la principale centrale idroelettrica dello Shikoku, quindi l’anno successivo, nel 1972 la miniera venne chiusa. Da lì ebbe inizio l’esodo. Oggi di quei 4mila abitanti, ne sono rimasti appena un decimo, quasi la metà dei quali (il 45 per cento) ha più di 65 anni.

In questi decenni, Okawa è inoltre rimasto isolato dal resto della regione: qui non passano né autostrade né ferrovie. L'unico collegamento con l'esterno — per chi non ha un'auto — è costituito da una corriera che passa tre volte al giorno sulla provinciale che attraversa il paese raccogliendo passeggeri diretti sulla linea ferroviaria Dosan, che collega le due coste dello Shikoku, passando nell’entroterra.

Consiglieri precari

Lo spopolamento ha avuto naturalmente effetti sulla politica locale. Dai primi anni 2000, a Okawa in almeno tre occasioni i consiglieri di villaggio sono stati eletti senza ricevere un voto. Oggi mancano addirittura i candidati.

Tra due anni, quando — se le cose rimarranno come adesso — dovrebbero tenersi le elezioni tre degli attuali sei membri del consiglio di villaggio già ottantenni non ci saranno. Troppo affaticati per continuare a fare politica si sono impegnati nel cercare dei possibili rimpiazzi nelle generazioni più giovani. Il loro sforzo però, finora, non ha avuto esito. Difficile convincere i giovani a entrare in politica: il mestiere del consigliere comunale è malpagato — 150mila yen, circa mille euro al mese — e non prevede una «pensione» una volta terminato il mandato. «Vorrei contribuire a rivitalizzare il mio villaggio» ha spiegato al quotidiano Mainichi, il 25enne Ayumi, leader dell’associazione giovanile locale, «ma fare il consigliere di lavoro è difficile».

E se non ci provano i giovani, agli abitanti di Okawa non resta dunque che provarci tutti e 350 insieme. A patto di trovare un luogo grande abbastanza da ospitare tutti.

@Ondariva

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