Questa settimana, il re saudita Salman bin Abdulaziz al-Saud ha visitato il Giappone per rafforzare le relazioni bilaterali. Ma sullo sfondo c’è una rete complessa di relazioni diplomatiche regionali e internazionali.


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Dieci aerei, 500 limousine e altrettante tonnellate di bagagli. Per non parlare delle oltre mille stanze di lusso riservate per i membri della delegazione diplomatica. Per quattro giorni, Re Salman d’Arabia Saudita ha messo a dura prova funzionari diplomatici, strutture ricettive e vie di comunicazioni di Tokyo. La pompa, grandiosa, della visita ha sottolineato la rarità dell’evento. In 46 anni un sovrano saudita non si era mai mosso da Riyadh.

La sosta a Tokyo è parte del tour diplomatico di un mese del capo di stato saudita nonché l’anticipazione del suo viaggio in Cina. A inizio marzo re Salman aveva visitato Malaysia e Indonesia, il più grande paese al mondo a maggioranza musulmana.

Nella capitale giapponese Salman ha incontrato il primo ministro Shinzo Abe e l’imperatore Akihito. Con il primo, in particolare, ha parlato di accordi strategici bilaterali. Naturalmente, Tokyo vede in Riyadh un partner fondamentale per l’approvvigionamento energetico in particolare dopo lo spegnimento di gran parte delle centrali nucleari del paese-arcipelago. L’Arabia Saudita fornisce al Giappone più di un terzo del fabbisogno totale di petrolio del paese del Sol Levante con circa 1,1 milioni di barili al giorno.

Vision 2030 oltre il petrolio

D’altra parte, i sauditi sono alla ricerca di modelli di sviluppo alternativi e più sostenibili di quello fondato sul greggio. Ad aprile dello scorso anno l’Arabia Saudita ha presentato un documento programmatico, intitolato «Vision 2030» con l’obiettivo di indicare la via futura allo sviluppo economico. Una via che passa per investimenti in tecnologia, formazione del capitale umano — perfino nelle pari opportunità! — e energie rinnovabili e che sottolinea la posizione strategica del paese al crocevia tra tre continenti e al centro — per la presenza in suolo saudita delle due Città Sante di Mecca e Medina — del mondo islamico.

In quest’ottica Tokyo e i principali gruppi industriali giapponesi possono rivelarsi un alleato di rilievo. per il governo saudita. Da Toyota a JX — divisione petrolifera del conglomerato Mitsubishi — ai tre più grandi gruppi bancari giapponesi — la stessa Mitsubishi, Mitsui e Mizuho — hanno presentato proposte di espansione delle proprie attività in Arabia Saudita entrate nel memorandum firmato dalle due parti lo scorso 15 marzo (in giapponese). Softbank, altro grande gruppo industriale giapponese, ha già un accordo con il fondo sovrano saudita per la creazione di un fondo internazionale per l’innovazione da 100 miliardi di dollari.

Tokyo-Riyadh, passando da Pechino e Teheran

Come fa notare Robert Manning, analista dell’Atlantic Council ed ex alto funzionario del Dipartimento di Stato Usa, sullo sfondo della visita c’è un complesso intrico di relazioni diplomatiche tra Tokyo, Pechino, Washington, Riyadh e Teheran. Per la diplomazia di Tokyo il gioco più complesso è proprio trovare un equilibrio con Riyadh — e Washington — e al tempo stesso con Teheran, altro importante partner commerciale per il Giappone ma avversario diplomatico di Riyadh e, dalla fine dell’amministrazione Obama, nella black list di Trump. Tokyo non vuole rinunciare ai suoi legami con Teheran, ma non si può permettere di irritare l’Arabia Saudita: di qui, probabilmente, il nuovo giro di accordi commerciali. Infine, nei rapporti Riyadh-Tokyo pesa la corsa con Pechino. Re Salman porterà a casa un accordo da 65 miliardi di investimenti e progetti di cooperazione in vari ambiti, tra cui la produzione di droni e prospettive di aumentare l’export di greggio verso la seconda economia mondiale. 

@Ondariva

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