“C’è chi scrive in giacca, io preferisco il pigiama, per stare più vicino alle storie che racconto”, dice Mahba Mohebali, una delle autrici di punta di un scena letteraria vitalissima, che non si fa stritolare dalla dicotomia sottomissione vs ribellione. E narra dall’interno un Iran che cambia

Raheb Homavandi/Reuters
Raheb Homavandi/Reuters

Ci sono i non detti, i bilanci esistenziali, la mestizia delle crisi familiari e l’alienazione del lavoro. C’è lo slang che conduce un percorso di racconto e introspezione. C’è la fiction che rielabora le fratture della realtà, ma esalta anche l’ilarità di una quotidianità paradossale. “C’è chi scrive in giacca, io preferisco stare in pigiama”, come ha raccontato la scrittrice iraniana Mahsa Mohebali al suo traduttore italiano Giacomo Longhi. Perché – spiegava – “ricercare a tutti i costi una lingua elegante rischia di allontanarci dalla storia che raccontiamo”. Tiene tutti questi elementi insieme il mondo della letteratura iraniana prodotta dalle donne, in particolare da quelle autrici che scrivono in Farsi e provano a narrare dall’interno le trasformazioni del loro Paese.


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“I nostri occhi erano concentrati sulla vetta, ma in fondo ci piaceva di più il percorso [per arrivarci]”, sembrano quasi una dichiarazione di intenti le parole della protagonista di “The Summit” (La Cima), il racconto di Azardokht Bahrami pubblicato quest’anno insieme alle storie di altre nove scrittrici persiane nella raccolta Alive and Kicking: Short Stories by Contemporary Iranian Women Writers. Le autrici iraniane sono “vive e vegete”, scandisce il titolo del libro uscito per i lettori anglofoni con la casa editrice Aftab, che sembra opporre un contraltare alla vasta produzione letteraria al femminile proveniente dalla cosiddetta diaspora, ovvero frutto del lavoro di chi in Iran non vive da anni perché fuggito dopo l’istituzione della Repubblica islamica nel 1979. Bestseller come Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi o Prigioniera di Teheran di Marina Nemat hanno portato al mercato occidentale un identico modello femminile – quello delle donne stritolate nella dicotomia sottomissione versus ribellione – apparentemente cristallizzato nel tempo e refrattario al cambiamento. Negli ultimi quindici anni, invece, il panorama letterario femminile in Iran si è arricchito di centinaia di voci che scrivono non solo di donne e per le donne, ma anche di amore, di giustizia, di lavoro, di infanzia.

Nonostante il sistema di censura sia ancora in piedi e considerato il fatto che le maglie si sono parecchio allargate negli ultimi tempi (qui avevamo spiegato quali sono gli escamotage per aggirare i divieti, ndr), si sono fatte spazio – tra le altre – Mahsa Mohebali, Fariba Vafi, Azardokht Bahrami, Mitra Davar, Mitra Elyati, Nahid Tabatabai, Behnaz Alipour Gaskari, Asieh Nezam Shahidi, Nasim Marashi. 

Già autrice del romanzo Non ti preoccupare (pubblicato in Italia da Ponte 33), dove ha reso Teheran protagonista assoluta attraverso le contraddizioni, lo slang e la musica dei suoi abitanti, Mohebali ha contribuito ad Alive and Kicking con un breve racconto dal titolo “A Few Centimetres in the Ground” (Pochi centimetri sotto terra). Si tratta della narrazione di una lite attraverso i pensieri che frullano a rullo continuo nella testa dell’io narrante, infarciti di frasi irriverenti e un linguaggio quasi “di strada” contro un ipotetico amante. In “Tower block”, invece, Fariba Vafi segue gli alti e bassi emotivi di un trauma familiare che si consuma, raccontandolo attraverso le rimozioni, le esagerazioni e le alterazioni di una figlia ribelle, costretta a fare i conti con un padre troppo austero e una madre remissiva, collettore di tutte le frustrazioni del marito. “Mi piace dire – racconta la giovane – che mio padre lavora al bazaar e mia madre è una insegnante in pensione e viviamo in quella ambita area a nord della città”.

Vafi ha già esplorato il dolore e le transizioni di un personaggio femminile con la protagonista del suo romanzo Come un uccello in volo (Ponte 33): una giovane madre impegnata a esplorare la sua identità, attraverso un percorso interiore che la conduce a rinegoziare il suo rapporto con i ruoli di madre e di moglie. “The Summit” di Azardokht Bahrami è un altro tipo di viaggio, quasi surreale, dalle pendici di una montagna fino alla vetta. Il ritmo del racconto è sincopato, tutto al condizionale. Al centro del racconto è un noi che vive in simbiosi, ovvero in bilico tra verità e finzione, ma anche tra realtà e probabilità, fuso in una comunanza di intenti: arrivare all’ambita cima. “Quando abbiamo raggiunto la cima abbiamo realizzato che non c’era nessuna vera vetta (…) forse c’era ma poco più su e una volta raggiunta anche quella non sarebbe sembrata poi la più alta”.

È al limite del reale anche la short story di Mitra Davar, “The Second Cabinet”. “Sono nel secondo mobile, in prima fila”, si legge nell’incipit. “Gli altri arrivati prima di noi sono pieni di polvere e il capo li ha coperti con un telo di plastica gialla”, continua l’esplorazione - tra le righe - dell’alienazione dal lavoro e di chi sta fermo, in un’attesa apparentemente infinita: quella dei trenta giorni necessari per arrivare alla pensione. Tutto si svolge all’interno di un negozio. I dipendenti sono chiusi ad aspettare il fatidico momento della fine, che sarà poi paradossale. 

A condurre i lettori in una sorta di introspezione fantasy è Mitra Elyati con “Mermaid Cafè”, una storia fantastica che sembrerebbe quasi ambientata in uno degli Starbucks all’iraniana, i Raees, dove i piani della realtà si incrociano con quelli dell’immaginazione e la protagonista vede una sirena in carne e ossa che tiene in mano un calice rotto.

Non può mancare la voce di Nahid Tabatabai, classe 1958 e studi di drammaturgia alle spalle, con due racconti, “The Visitor” e “Soodi e Fafai” che ricordano nello stile e nella struttura fitta di dialoghi il suo primo romanzo, Chehelsaleghi, A quarant’anni, che naviga la crisi esistenziale di una quarantenne della classe medio-alta di Teheran, in procinto di esplodere a causa dei troppi equilibri sociali da mantenere: business, famiglia e amori che ritornano dal passato.

È sempre una donna al centro de “La scelta del Diavolo” di Behnaz Alipour Gaskari, un racconto breve tutto in prima persona. Si tratta di una riflessione, in prima battuta, sul lavoro e i cambiamenti. La protagonista è l’assistente di un dentista con la passione per Star Wars, Matrix e The Panther, costretta a stare attenta alle mani “lunghe” del suo capo, che in poche pagine corre avanti e indietro lungo un arco temporale di otto mesi e dodici giorni. Attraverso una ricognizione che sviscera la figura del terapeuta e gli studi passati in economia, a dominare è un io narrante al femminile che ha scelto “di scrivere dei propri problemi”, per poi lasciare che la storia ricominci.

Asiyeh Nezam Shahidi scrive, invece, una storia tragicomica composta con un ping-pong di dialoghi da pièce teatrale. In “Socialising with Thieves” (socializzare con i ladri), la notte è protagonista. La scena si apre su una casa dove si muovono affannate cinque donne. Sono le tre del mattino e ad agitare le protagoniste è un furto compiuto da tre energumeni, entrati in casa di una delle donne per rubare. Dall’evoluzione della storia, però, il furto si è trasformato in un dialogo ai limiti dell’empatia con i rapinatori, dove i ruoli, le percezioni e i cliché si ribaltano.

A scontrarsi con gli stereotipi della tradizione, ma soprattutto con le inquietudini legate alle transizioni in atto tra passato e presente, è la generazione nata degli anni Ottanta alla quale dà voce in L’autunno è l’ultima stagione dell’anno la giovane scrittrice Nasim Marashi, cresciuta nel laboratorio intellettuale della rivista letteraria della capitale Dastan. Come tutti i lavori sopra citati anche questo non è – almeno ufficialmente – un racconto autobiografico. “Non sono nessuna dei tre personaggi e allo stesso tempo sono tutte e tre: una parte di loro mi assomiglia”, ha spiegato la scrittrice in una recente intervista. Eppure, in Iran quello che è personale – come la scrittura – è necessariamente politico.

@transit_star

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