Il Califfato di Libia è così importante per Isis che potrebbe anche diventare il suo quartier generale. È l’opinione del professor Yehudit Ronen, esperto di Libia dell’università israeliana di Bar-Ilan, che da quando lo Stato Islamico ha perso la città siriana di Palmira è convinto che il gruppo armato sia entrato in forte crisi. Per riprendere vigore, sostiene Ronen, Isis punterà proprio sui nuovi territori conquistati sulle coste libiche, e sulle infrastrutture che li innervano. Parliamo di oleodotti e gasdotti, ma anche di porti da cui salpare verso la costa settentrionale del Mediterraneo e terrorizzare gli Stati europei. Armi molto pericolose, dunque, su cui i terroristi sicuramente puntano le loro speranze di riscatto. Ma immaginare che il califfato di Libia possa diventare più forte di quello di Siria e Iraq è ancora difficile.

A fire is seen next to the Libyan cement factory during clashes between military forces loyal to Libya's eastern government, who are backed by the locals, and the Shura Council of Libyan Revolutionaries, an alliance of former anti-Gaddafi rebels, who have joined forces with the Islamist group Ansar al-Sharia in Benghazi, Libya April 14, 2016. REUTERS/Stringer


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I suoi combattenti sono sì raddoppiati rispetto alla fine del 2015, superando quota 6000, ma il territorio che controllano è una striscia costiera molto piccola, intorno alla città di Sirte e comprendente alcuni sobborghi di Bengasi. La zona nel loro mirino è quella tra Tripoli e il confine con la Tunisia, dove però devono scontrarsi con innumerevoli milizie che non hanno intenzione di cedere i loro feudi. Proprio qualche giorno fa, ad esempio, Reuters riferiva che lo Stato Islamico aveva perso la città di Derna, riconquistata da uno dei tanti gruppi armati che hanno stretto un’alleanza col governo che controlla la Libia orientale, ovvero quello di Tobruk. A contendersi quell’area, così come tante altre, sono spesso altre milizie di mujaheddin, che dicono di combattere la guerra santa, ma preferiscono fare accordi con le autorità che con il Califfato.

Lo scenario libico non è molto favorevole all’espansione dello Stato Islamico, dichiara un rapporto del think tank Usa Combating terrorism center. Il Paese è in gran parte desertico e offre ai combattenti pochi luoghi protetti, senza considerare che la maggior parte delle città sono già contese tra numerose milizie armate. È già successo, infatti, che Isis abbia provato a espandersi e sia stata respinta da milizie meglio equipaggiate. È successo a Abu Qrayn nell’ovest e a Ajdabija nell’est. Hassan Hassan, ricercatore del Tahrir Institute for Middle East Policy, ha scritto che Isis «è ancora un attore minore nell’ampia costellazione di gruppi armati libici, e potrebbe essere sconfitto se alcune fazioni si mettessero d’accordo per batterlo».

L’anarchia libica, però, gioca per il momento a favore del Califfato, che sta creando una sua struttura “istituzionale” su modello di quella in Siria e Iraq. Ha stabilito dei media point per diffondere la propaganda, ha creato i tribunali della sharia e ha dichiarato di amministrare tre province. E, soprattutto, non ha fatto mistero di covare mire espansionistiche nei confronti della vicina Tunisia, che nonostante un governo democratico non è assolutamente al riparo dal fenomeno estremista. Migliaia di tunisini sono partiti infatti negli ultimi anni per combattere con lo Stato Islamico di Raqqa e si teme che altre migliaia sarebbero disposti a unirsi al califfato di Libia. A marzo di quest’anno Isis è riuscita anche a sfondare il confine, avvicinandosi alla piccola città tunisina di Ben Guedrane. Non è riuscita a conquistarla, ma nello scontro con l’esercito sono morte 45 persone e da allora l’allarme terrorismo è salito alle stelle. E proprio in questi giorni, alcuni dei complici di quell’attacco sono stati arrestati dalla Guardia nazionale tunisina. Sono cinque jihadisti dell’organizzazione armata Ansar Al Sharia, che avrebbero ammesso di essere impegnati a far passare armi attraverso il confine con la Libia fino alla periferia di Tunisi. Inoltre, avrebbero anche confessato la presenza di tre cellule dormienti affiliate a Isis all’interno del Paese. Il Califfato del Nordafrica è ancora piccolo e debole, ma fa già molta paura.

@ceciliatosi

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