A damaged painted wall inside Jarmaq school in Yarmouk camp April 14, 2015. The text on the wall reads in Arabic "It's my right to have a country, a house." Picture taken April 14, 2015. REUTERS/Moayad Zaghmout

È iniziato da poco l’anno scolastico, anche in Siria. Ma nel regno di Assad più di due milioni di bimbi non hanno nessuna aula in cui studiare. Distrutte, sotto attacco, senza insegnanti. Le scuole siriane che funzionano sono una manciata. E anche dove si riesce a fare lezione, c’è rischio di dover insegnare solo a fare la guerra.


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Nelle zone controllate dallo Stato Islamico o da al Nusra, la filiale siriana di al Qaeda, bisogna fare molta attenzione a cosa si spiega ai bambini. A Deyrezawr, una cittadina controllata da Isis, gli insegnanti hanno dovuto seguire un corso di islamizzazione pur di riaprire le scuole. Dopo 5 mesi di chiusura, infatti, sono andati da un certo Abu al Fadl, nominato Emiro dell’istruzione, per chiedergli cosa dovevano fare per tornare a lavoro. L’Emiro ha risposto che avrebbero dovuto seguire corsi di sharia, e loro hanno eseguito. Per rientrare in classe, poi, hanno dovuto accettare di abolire due materie: Educazione islamica, da sostituire con Dottrina e jihad. E naturalmente Filosofia. Una delle materie cardine del regime degli Assad – Nazionalismo – è invece rimasta.

Dopo qualche mese, però, famiglie e insegnanti hanno cominciato a defezionare. La materia di Dottrina e jihad costringe i ragazzi ad imparare come si fa la guerra all’Occidente e come diventare mujahidin per andare direttamente in paradiso. I maestri che non potevano tollerarlo hanno aperto scuole private che sostituivano la Dottrina con un corso di memorizzazione del Corano. A maggio alcuni degli insegnanti “dissidenti “ sono stati costretti a seguire un nuovo corso di islamizzazione  e oggi le scuole private che restano aperte devono evitare accuratamente di irritare i mujaheddin con corsi di supporto psicologico o contatti tra maschi e femmine, anche a sei anni.

D’altra parte anche Al Nusra, il gruppo affiliato ad al Qaeda che guida il cosiddetto Esercito della Conquista – quello che i filo occidentale chiamano “dei ribelli moderati”- nella provincia di Idlib sta creando una serie di istituzioni parallele, dalle aziende di fornitura d’acqua e elettricità alle scuole elementari. Anche qui i giovani studenti vengono preparati a combattere il jihad, anche se in nome di al Qaeda.

Le scuole pubbliche, quelle dove non si insegna la guerra santa, sono rimaste pochissime. Solo il 17 per cento dei ragazzi siriani riesce ad andarci. E chi ci va rischia quotidianamente la vita. Basti pensare che più di metà degli assalti alle scuole sferrati nel mondo (8428 tra i 2011 e il 2014) avviene proprio in Siria.

@ceciliatosi

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