A salire sul palco dell’economia globale questa settimana sono state Federal Reserve e Bank of Japan con le loro decisioni prese in materia di politica monetaria rispettivamente il 20 e il 21 del mese corrente. Tuttavia, mentre la prima, anche per questa volta, ha assunto il ruolo di comparsa rimandando l’ardua decisione di alzare i tassi alla conclusione dell’anno, la seconda sembra essersi decisamente posizionata come protagonista, svelando le sue nuove carte, ridisegnando gli schemi per uscire dalla spirale deflazionistica in cui è precipitata, soffocare i rendimenti dei bond a lungo periodo e fermare lo yen che continua ad apprezzarsi da ormai due anni.

Il Governatore della Bank of Japan (BOJ) Haruhiko Kuroda.Tokyo, Giappone, 21 Settembre 2016. REUTERS/Toru Hanai

Il BoJ Policy Announcement si snoda principalmente intorno a due punti:


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  1. Ancora in linea con le precedenti mosse, continuare ad espandere l’offerta di moneta fino a quando il tasso di inflazione non avrà superato il 2% (attualmente al -0.5%) e darà sufficienti segni per rimanerci stabilmente.
  2. La banca centrale porrà, poi, un duplice cap sui bond decennali (JGBs), il primo sui prezzi, inizialmente vicini allo zero, il secondo sulla quantità, 80 miliardi di yen che continuerà a comprare annualmente.

Interessante rispetto a quest’ultimo punto è l’analisi fatta dall’ex Chairman della Federal Reserve Ben Bernanke riportata in un articolo pubblicato sulla pagina web del Think Tank statunitense Brookings. L’economista, paragonando la manovra di targeting al quantitative easing, ha messo saggiamente in evidenza come la disposizione di trattenere il target sulla quantità, apparentemente in maniera ridondante, sia stata in realtà una mossa strategica da parte della banca centrale al fine di non sconvolgere gli umori degli investitori. L’abbandono di quest’ultimo avverrà poi in maniera consequenziale e con gradualità. Se da una parte, quindi, quanto dichiarato potrebbe sembrare poco innovativo rispetto alle passate strategie, dall’altra risulta invece essere di importanza vitale: attraverso uno strumento di politica monetaria non convenzionale, definito in termini tecnici “forward guidance”, l’esplicita riconferma da parte della BoJ di perseguire i propri obiettivi gioca un ruolo fondamentale nella gestione delle aspettative pubbliche sul tasso di inflazione futuro, già minate da prezzi terribilmente bassi nel settore energetico e in generale sul panorama internazionale.

Tuttavia, questo tipo di provvedimento porta con se non pochi rischi, primo fra tutti la potenziale perdita di controllo delle dimensioni del suo bilancio, che, nel caso più estremo, porterebbe la banca centrale a trovarsi nella spiacevole situazione di possedere la maggior parte o tutti i titoli idonei. E tale pericolo è tanto più grave quanto il target è meno credibile agli occhi degli operatori di mercato.

Le previsioni sull’impatto sono alquanto positive, ma sarà necessario comunque monitorare strettamente l’andamento del mercato giapponese in modo tale da evitare circostanze destabilizzanti per l’intera economia.

In conclusione, le due nuove accortezze ci suggeriscono che la BoJ sta preparando le riserve per affrontare il suo inverno tentando, da una parte, di alleviare gli effetti collaterali delle sue politiche espansive in modo tale da renderle sostenibili nel lungo periodo, dall’altra di ricercare quella tanto auspicata sinergia con le politiche fiscali che potrebbe effettivamente tirare fuori il Giappone dal baratro.

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