Ai millennials il compito di ripensare l’Unione europea tenendo conto degli errori fatti in passato cercando di non ripeterli. A Start@Europe per loro una prova per testare il processo decisionale europeo e sviluppare quel sentimento di unione che oggi sembra vacillare

Il parlamento europeo a Bruxelles. REUTERS/Yves Herman
Il parlamento europeo a Bruxelles. REUTERS/Yves Herman

Nicolás, 20 anni, spagnolo: “Il Parlamento europeo è la nostra istituzione politica più importante. Poter lavorare nelle sue aule è un’emozione forte e un’opportunità unica”. Giovanni, 24 anni, italiano: “Io credo nell’Unione europea e penso che stia diventando sempre più determinante per partecipare attivamente alle decisioni globali”.
Alexandra, 22 anni, polacca: “La nostra crescita in Europa deve essere una strada a doppio senso: sta a noi andarle incontro ma anche a lei incentivare la nostra partecipazione”.
Claudia, 21 anni, spagnola: “Io voglio fidarmi dell’Europa, ma non mi riesco a spiegare come mai non sta intervenendo nella vicenda della Catalogna”.
Henry, 21 anni, inglese: “Il Regno Unito non sarebbe mai dovuto uscire dall’Unione europea; mi vergogno di essere inglese in questo momento”.


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Questi alcuni dei commenti che ho ascoltato dai miei compagni. Eravamo 800 ragazzi, studenti dell’Escp Europe (Ecole de Commerce francese) divisi tra Parigi, Londra, Madrid, Berlino e Torino, riuniti a Bruxelles in occasione di un gioco di simulazione al Parlamento europeo.

Start@Europe ha inizio. Si aprono le danze con una sessione plenaria e l’emozionante Inno alla Gioia che tutti ascoltiamo in piedi. Segue un brillante intervento di Michel Barnier, politico francese e Commissario europeo. Nominato da Juncker responsabile dei negoziati sulla Brexit nel luglio del 2016, Barnier ci spiega che l’obiettivo dell’Unione Europea nella vicenda Brexit è quello di salvaguardare i diritti dei 3,3 milioni di cittadini europei che vivono nel Regno Unito e dei 1,2 milioni di britannici all’interno dell’Unione. Tutti noi abbiamo avuto la sensazione di trovarci davanti a uno dei protagonisti della vicenda politica più sorprendente per gli opinionisti e scioccante per noi Millennials degli ultimi 10 anni, quelli in cui abbiamo cominciato a prendere coscienza degli scenari internazionali.

Dopo un discorso breve ma denso di spunti sul clima complicato che sta caratterizzando i rapporti Ue-Uk, Barnier ci lascia con due consigli metodologici: “allungate la prospettiva e lavorate sempre all’interno di una squadra motivata”. Ci siamo sentiti rafforzati e rassicurati dal nostro percorso di studi che, in questa fase, è molto basato sul lavoro di gruppo e sul raggiungimento collettivo di risultati.

Due altri interventi mi hanno colpito: quello di Nicole Fontaine, ex Presidente del parlamento europeo, e quello di Stéphane Saurel, ex direttore amministrativo del ministero di economia e finanza francese, nonché ex capo di gabinetto del ministro francese degli affari europei. 

Secondo Nicole Fontaine, è cruciale per noi Millennials “far uscire” il cittadino europeo che abbiamo dentro e partecipare alla vita di elezioni e decisioni, avendo un background di conoscenza alle spalle che ognuno di noi deve impegnarsi a costruire. Noi giovani, il futuro dell’Europa, spiega, abbiamo il compito di ripensare l’Unione tenendo conto degli errori che sono stati fatti in passato, e cercando di non ripeterli. Impegnarsi a costruire un’Europa che protegge e che agisce.

Stéphane Saurel ha portato concretezza al discorso di Fontaine, proponendo 4 modi di essere vincenti: a) essere consistenti; b) essere convincenti e aperti; c) essere costruttivi e pronti a smussare posizioni estreme; d) essere reattivi e mobili.

Dopo i discorsi, ci siamo divisi in delegazioni per esaminare la direttiva riguardante i lavoratori distaccati. Si tratta di impiegati che, per un periodo limitato di tempo, lavorano in uno stato membro diverso da quello in cui lavorano normalmente, e di come vengono retribuiti, se in base alla retribuzione locale o in base a quella del paese di lavoro di origine. Una tematica, quindi, quanto più attuale, discussa al parlamento qualche settimana prima. Un membro della commissione (impersonato da uno studente) spiega la proposta di legge rivolgendosi ai partiti politici e ai propri coordinatori, i quali formulano emendamenti se lo ritengono necessario. Questi emendamenti vengono ritenuti o meno con il voto da parte dell’intera delegazione. La delegazione vincente partecipa al trilogo, incontro informale che riunisce i rappresentanti di Commissione, Parlamento e Consiglio per concordare sulla procedura legislativa finale. Si termina poi con la votazione di questa in sessione plenaria. Ed è esattamente così che si svolge il processo decisionale europeo.

Parlando con gli altri ragazzi riguardo all’andamento delle giornate, ho riscontrato due valutazioni nettamente separate e diverse, tra chi era interessato all’esperienza e chi no. Questa distinzione corrispondeva esattamente alla differenza tra chi crede nel processo di integrazione europea e chi ha meno fiducia o pensa che il gioco non valga la candela.

Secondo l’euro-barometro (una serie di sondaggi di opinione pubblica per conto della commissione), il 90% dei giovani europei tra i 16 e i 30 anni è convinto dell’importanza di conoscere meglio l’Ue e le sue istituzioni e il 51% afferma che votare alle elezioni europee è il modo migliore per partecipare efficacemente alla vita pubblica nell’Ue.

Indipendentemente dalle nostre aspirazioni di carriera, nella consulenza, in azienda piuttosto che in banca, siamo tutti cittadini dell’Unione europea. L’università, con questa iniziativa, ha voluto sviluppare in noi un sentimento europeo che oggi sembra vacillare proprio tra i giovani e che è necessario avere per poter contribuire in modo determinante al perfezionamento del lungo cammino verso, chissà, gli Stati Uniti d’Europa?

Per concludere sulle parole di Barnier, “la nostra forza è l’unione, non l’uniformità”. 

@manu_scogna10

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