REUTERS/Neil Hall

In questi giorni in Gran Bretagna, ma soprattutto nella capitale londinese, si respira un’aria di confusione e tensione in vista del futuro politico di un paese in balia di se stesso.


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Il dato sul quale ci vogliamo soffermare è l’età dei votanti del referendum, chi per il Remain e chi per il Leave. Con l’eccezione di Londra, Scozia e Irlanda del Nord, considerate regioni più europeiste, in Inghilterra il Leave è dominante. Ma chi ha votato per cosa?

Da un lato, guardando le fasce di età 18-24 e 25-34 anni, le percentuali Remain-Leave sono rispettivamente 73%-27% e 62%-38%. Più l’età aumenta e più i numeri si capovolgono. Dall’altro, infatti, per quanto riguarda i votanti dai 55 ai 64 anni, il 57% si è schierato dalla parte del Leave. Questa percentuale aumenta fino al 60% per gli over 65.

Si può dire, quindi, che le vecchie generazioni hanno dato il verdetto, verdetto che però saremo noi Millennials a caricarci sulle spalle. Motivo per cui ci sembra necessario sentire l’opinione di qualche giovane che nel Regno Unito ci studia e ci vive già da qualche anno.

Filippo Valsecchi, secondo anno di Bachelor in Economics with Politics and Philosophy, University of Exeter. Caterina Fiore, secondo anno di Bachelor in History of Art, University College of London (UCL).

1. Che notizie arrivavano ai giovani e agli inglesi più in generale prima che il voto avvenisse? Come si comportavano i diversi gruppi che conducevano la campagna per il Remain o il Leave? Cosa si diceva tra di voi?

Le notizie come le campagne politiche che arrivavano nel nostro ambiente universitario erano abbastanza equilibrate, ovvero arrivavano argomenti da tutte e due le parti, nessuno predominava. Ovviamente gli studenti internazionali erano quelli a priori più preoccupati per il Leave. Tra di noi c’era molta preoccupazione perché il 50% degli studenti è comunque internazionale. Tra questi in gran parte sono europei. D’altronde, questa idea di “europolitismo” la viviamo giorno per giorno studiando in un paese che non è il nostro paese d’origine ma sentendoci comunque a casa. Tra gli inglesi invece la situazione era più divisa.

1. Che notizie arrivavano ai giovani e agli inglesi più in generale prima che il voto avvenisse? Come si comportavano i diversi gruppi che conducevano la campagna per il Remain o il Leave? Cosa si diceva tra di voi?

Ne parlavamo tra di noi, ma molto poco visto che ci sembrava assurdo solo pensare che potesse succedere una cosa del genere. Ci ripetevamo che non sarebbe mai stato possibile.
Il giorno prima del voto abbiamo ricevuto varie e-mail da docenti dell'università che incoraggiavano a votare chiunque potesse per Remain, ricordandoci quanto sia importante dire la nostra, soprattutto in queste situazioni. È stato solo dopo il risultato del voto però che abbiamo cominciato a fare più attenzione a quello che ci succedeva intorno, visto che prima ci sembrava una possibilità così remota.

2. Cosa pensi del risultato? Te lo aspettavi? Qual’è stata la reazione degli inglesi vicini a te?

Il risultato sotto molti punti di vista fa riflettere. Non penso di essere l’unico che dava per scontato che vincesse il Remain. 20 anni fa ci fu un referendum del genere per un paese come l’Inghilterra. Da allora le cose sono cambiate, anche se l’Europa fa ancora fatica a trovare una propria armonia politica, l’emergenza profughi etc. Uscire ora che ci sono problemi è facile. Penso che molta gente ha votato Leave perché ha intrapreso questo voto con molta superficialità senza realmente informarsi, come se fosse semplicemente una protesta. Temo che hanno causato un danno senza saperne le effettive vere conseguenze. Non mi stupisce infatti che un sacco di persone si siano pentite del proprio voto. Personalmente sono molto deluso e arrabbiato. Non capisco perché ci sia stato un astensionismo così importante per quel che riguarda i giovani under 24. Non hanno attribuito a questo evento l’importanza che meritava, hanno lasciato decidere il “popolo”. E purtroppo, si sa, il popolo sceglie sempre Barabba.

 

2. Cosa pensi del risultato? Te lo aspettavi? Qual’è stata la reazione degli inglesi vicini a te?

Non mi aspettavo assolutamente questo risultato e ne sono molto delusa. Penso che sia stato un errore e che ne risentiremo tutti, inglesi e non. Tutti gli inglesi che conosco, residenti a Londra, sono stati sorpresi e delusi del risultato almeno quanto lo sono stata io.

3. Come pensi che si evolverà la situazione adesso? A che conclusione arriveremo? Quale sarà la reazione degli altri paesi?

Onestamente non ho visioni molto positive per il Regno Unito, questo referendum l’ha visibilmente distrutto. Se la Scozia e l’Irlanda del Nord riuscissero (giustamente) ad ottenere la propria indipendenza per rimanere nella UE, questo potrebbe essere l’inizio della fine del Regno stesso. Le varie mobilitazioni cominciate in questi giorni (chi per Londra indipendente dal Regno Unito, chi per un secondo referendum), non fanno altro che dimostrare quanto sia delicata e complicata la situazione in questo momento. La reazione degli altri paesi è stata chiara nei giorni scorsi: se usciranno non potranno più pretendere di avere i benefici che ha un paese membro, l’uscita dall’unione deve avere dei cambiamenti radicali, altrimenti non avrebbe senso.

3. Come pensi che si evolverà la situazione adesso? A che conclusione arriveremo? Quale sarà la reazione degli altri paesi?

Penso che per adesso i cambiamenti non saranno molti, almeno spero. Purtroppo però ormai la decisione è stata presa e ci dovranno essere delle conseguenze. Mi piacerebbe che fossimo in grado di trovare un compromesso che non escluda completamente la Gran Bretagna dall'Unione Europea. Penso che ci saranno due reazioni possibili dai vari paesi membri: potrebbero voler seguire la Gran Bretagna nella sua scelta e diventare autonomi, oppure fare in modo che questo evento li avvicini di più e rafforzi la loro unione, cosa che io mi auguro accada. In ogni caso, la Gran Bretagna, con questo voto, ha dato un esempio difficile da dimenticare che potrebbe far nascere in altri paesi lo stesso sentimento di indipendenza; staremo a vedere, sperando, nel caso in cui ciò dovesse accadere, che si tratti solo di una minoranza.

4. Cosa pensi che cambierà nella tua vita da studente a Londra? Avresti fatto una scelta diversa se il referendum fosse avvenuto subito prima del tuo inizio all’università?

Per l’uscita definitiva dall’Unione ci vorranno almeno due anni, quindi mi reputo fortunato a finire tra sei mesi. Ho letto con molto dispiacere che sono aumentati i casi di razzismo in questi ultimi giorni. Se il referendum fosse avvenuto due anni fa, non posso nascondere che il Regno Unito sarebbe stato molto meno appetibile come destinazione per i miei studi.

4. Cosa pensi che cambierà nella tua vita da studente a Londra? Avresti fatto una scelta diversa se il referendum fosse avvenuto subito prima del tuo inizio all’università?

Penso che non cambierà molto nei prossimi mesi, o addirittura anni. Spero che gli spostamenti tra Europa e Inghilterra non si complichino troppo. Per quanto riguarda le rette universitarie, non dovrebbero subire cambiamenti al momento, le università cercheranno di andare incontro agli studenti il più possibile, anche perché gli studenti europei rappresentano una parte importante della vita universitaria e perdendoli le università ne risentirebbero parecchio.
Non so esattamente come mi sarei comportata se il voto fosse avvenuto prima del mio trasferimento, sono solo contenta che non sia stato così. Penso che comunque la mia scelta sarebbe stata la stessa. Le mie preoccupazioni sono per il futuro e per quando finirò il mio corso perché non so cosa succederà e quali conseguenze comporterà questa scelta su tutti noi europei in Inghilterra. Spero comunque che Londra non perderà il suo aspetto di "città-mondo", visto che molta della sua forza viene da tutti gli immigrati che vivono e lavorano lì, contribuendo al suo funzionamento. Perderli significherebbe privare Londra di gran parte della sua forza, perciò mi auguro che si trovino delle soluzioni che si adattino a questo evento così eccezionale.

Quel che è successo è successo, e piangerci addosso non porta a nulla di buono! Quindi è soprattutto compito nostro, compito di noi Millennials, che crediamo nell’Europa e nel suo futuro, lasciare da parte l’evidente stupore e mettersi a lavoro. Cogliamo questa occasione come opportunità per ricostruire l’Unione, senza radere al suolo ciò che si è creato ma rendendo più fertile il campo su cui coltivare.

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