Bosphorus bridge, which links the city's European and Asian sides, is pictured in Istanbul, Turkey, July 15, 2016. REUTERS/Murad Sezer

Prossimo passo della carriera universitaria? Semestre di scambio a Istanbul. Sono felice, ho una tradizione familiare di rapporti con il paese, parlo un po’ di turco, conosco persone e storie. Annunciato il 18 marzo 2016; poche ore dopo, attacco kamikaze in viale Istiklal, Istanbul, Turchia.


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Mi informo, analizzo freddamente i fatti, terrorismo di matrice curda, tradizionalmente indirizzato contro le forze dell'ordine e finalizzato a scoraggiare i turisti stranieri. Passato lo sconcerto per la morte di cinque persone e una trentina di feriti, mi dico che posso comunque vivere quest'esperienza, se sto attenta a non frequentare i quartieri turistici...

Si prosegue con lo scorso 28 giugno 2016, questa volta un attacco tipicamente Isis miete quaranta morti (più di duecento i feriti) nell’aeroporto principale della città, Ataturk. Le cose si complicano, perché i terroristi islamici attaccano un paese islamico? Per vendetta, data dalla rinuncia di aiuto economico ma soprattutto logistico da parte della Turchia a Isis, essendosi il paese schierato, in un secondo momento, con i partner occidentali. Decisione che rende la concretizzazione della costruzione di uno stato islamico più difficile.

Di attacchi terroristici ultimamente ne abbiamo vissuti non pochi, anche in Europa: Parigi, Bruxelles, Nizza, ma non possiamo chiuderci in casa. Io ventenne ho il diritto di vivere, penso.

Ma non è solo il terrorismo a sconvolgere i programmi e gli entusiasmi: alcuni giorni fa, 15 luglio 2016, colpo di stato di un gruppo di militari contro Erdogan. Carri armati in città ed F16 che volano pochi metri sopra i tetti delle case. Sembra di essere ad un passo dalla guerra civile, ma come stanno davvero le cose?

Ore 22.00 del 15 luglio, i militari fanno irruzione a Istanbul nella sede della tv di stato, dando così inizio al golpe, probabilmente affrettando i tempi perché scoperti dall'intelligence, fedele al Premier. Questo spiega perché i 40 soldati dei corpi speciali che hanno circondato l'albergo dove alloggiava Erdogan, in vacanza a Marmaris, per arrestarlo, non lo trovano, perché era fuggito un'ora prima. Le trasmissioni locali sostituite dagli annunci di presa del potere. E qui c'è il secondo punto debole: parla una giornalista, evidentemente minacciata. Durante l’ultimo colpo di Stato riuscito nel paese, risalente al non così lontano 1980, questi annunci erano prerogativa del Capo di Stato maggiore. In questo caso, evidentemente non vi erano ufficiali con un grado sufficientemente alto da poter comunicare in televisione. Carri armati lungo le strade. Le forze di sicurezza chiudono i due ponti sul Bosforo. Nel frattempo, Ankara, la capitale, è sorvolata da elicotteri e aerei da combattimento. Obiettivo: fare irruzione nella sede del partito e rovesciare il sistema. Quinto colpo di stato da parte delle forze armate nella storia del paese.

Uno degli obiettivi chiave di Erdogan, fondatore del partito conservatore turco AKP (islamico moderato) e primo ministro dal 2003 al 2014, attualmente Presidente, è stato quello di limitare il potere dei militari, che in Turchia hanno sempre costituito una forza importante (si tratta non a caso del secondo esercito più numeroso della Nato), vietando di scegliere quale ministro della difesa un militare,per fare un esempio.

Quest’ultimo, su un aereo, di ritorno nella capitale, si collega su skype tramite il suo smartphone, tranquillizzando la popolazione turca e incitandola a reagire: le piazze si riempiono. Seguono poi Obama e Merkel, dichiarandosi a sostegno del “governo democraticamente eletto”. Il golpe fallisce.

La Turchia, paese-chiave per quanto riguarda le possibili risposte al terrorismo, la crisi dei migranti ma anche i rapporti economici e politici con il Medio Oriente. Un paese candidato ad entrare nell’Unione Europea, colonna della Nato.

Riuscirà Erdogan a non esagerare con la vendetta e a ritrovare l'equilibrio dei tempi migliori? Mi dico quanto mi ripetono gli amici turchi: è una buona notizia per la democrazia che il golpe sia fallito. Sui giornali occidentali c’è spazio solo per notizie di migliaia di giudici, professori, giornalisti arrestati, accenno alla volontà di ristabilire la pena di morte. Speriamo solo che la ripresa delle redini del paese da parte del Presidente non sfoci nella violazione dei diritti dell’uomo. La presenza attiva di Amnesty International in Turchia mi dà la certezza che le denunce di torture e di limitazioni ingiustificate della libertà saranno puntuali e non daranno tregua a chiunque nel governo voglia farsi prendere la mano contro i presunti fiancheggiatori del golpe.

A questo punto, la partenza mi servirà a capire di persona se il paese è quello degli arresti indiscriminati o quello del ritorno alla democrazia.

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