Focalizzando l’attenzione sui più giovani, in Italia uno studente su dieci è straniero. Sono migranti di seconda generazione, ragazzi nati o cresciuti in Italia. Un’Italia dove lo Ius soli è già realtà. Cosa riguarda la riforma di cui tanto si parla? E quali sarebbero i suoi effetti?

Nomi di bambini sugli appendiabiti di una scuola. REUTERS/Tony Gentile
Nomi di bambini sugli appendiabiti di una scuola. REUTERS/Tony Gentile

Bruno, studente di origini albanesi, considera l'Italia "come una madre che non mi vuole come figlio.”


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Tezeta, attrice nata in Gibuti, ha dovuto rinunciare agli studi per rimanere in regola con il permesso di soggiorno.

Poi c’è il volto pensieroso di Sayf, nato in Emilia Romagna da genitori marocchini, laureato all’università degli studi di Milano, che chiama l’Italia il “suo paese”, quando sa bene che almeno sulla carta, l’Italia, il suo paese non è.

Xavier arrivato a 10 anni dal Salvador assieme alla mamma, oggi ha 24 anni e si sta laureando in cinese. Vincolato ad un permesso di soggiorno annuale, ha dovuto rinunciare all’Erasmus in Svezia, in quanto sarebbe stato costretto a richiedere il permesso di soggiorno svedese, perdendo la residenza continuativa su territorio italiano.

Mohammed, 23 anni, dodici anni fa è arrivato da Casablanca e da un anno ha chiesto la cittadinanza, poiché prima non aveva potuto farlo in quanto la sua famiglia non aveva il reddito minimo necessario.

Sono le storie, i nomi, la speranza e l’amarezza degli italiani senza cittadinanza, che aspettano una risposta dalla politica chiamata a discutere ed approvare la legge sullo Ius soli, la nuova formula che modificherebbe l’attuale diritto di cittadinanza italiana.

Focalizzando l’attenzione sui più giovani, in Italia uno studente su dieci è straniero. Ma ci sono classi in cui la presenza di figli di immigrati supera il 50 per cento.

Si tratta dunque della storia che accomuna oltre ottocentomila ragazzi, migranti di seconda generazione. Ragazzi nati o cresciuti in Italia. Un’Italia dove lo Ius soli è già realtà.

Oltre un quinto della popolazione straniera complessiva, in maggioranza di ragazzi nati e cresciuti in Italia, che frequentano le scuole nel nostro Paese e chiedono il riconoscimento della propria identità italiana.

A difesa di questa forte richiesta, si sta assistendo negli ultimi giorni ad un evento che ha pochi precedenti nella storia recente del nostro paese. Dall’inizio del mese di Ottobre, diversi professori hanno lanciato l’iniziativa “Non è mai troppo tardi.” Si tratta di uno sciopero della fame ad oltranza a sostegno dell’approvazione della legge sullo Ius Soli. Questa mobilitazione, un vero e proprio appello della società civile alle coscienze collettive del paese, è stata rilanciata dal mondo della politica (su tutti, due nomi, il senatore PD Luigi Manconi, che per primo l’ha promossa in Parlamento e il ministro alle infrastrutture Graziano Delrio) e da personaggi del mondo della cultura come l’architetto Renzo Piano, il regista Andrea Segre e la scrittrice Chiara Valerio.

Come sta rispondendo la politica?

“Se provano a iniziare a pronunciare la parola ius soli blocchiamo il Parlamento”(M. Salvini),

Errore votarlo adesso, sarebbe favore a Lega” (A. Alfano), “Lo dico con dispiacere perché è una legge giusta ed è una legge equilibrata […] non ci sono i numeri, ci riproveremo“ ( M. Boschi), “È una battaglia non di un gruppo politico, ma di civiltà” (G. Delrio).

Come è evidente, i toni da parte dei principali esponenti politici Italiani sono fortemente discordanti, fra chi la ritiene un grave errore, chi prende tempo e fa calcoli pre-elettorali e chi pensa si tratti di una legge indispensabile.

È facile intuire che ci troviamo di fronte ad un argomento che interessa enormemente tutte le forze politiche e i comuni cittadini stessi.

Negli ultimi mesi si è giunti più volte a situazioni che sono andate oltre la normale discussione parlamentare. È emblematica la bagarre esplosa sui banchi del Senato della Repubblica durante la discussione estiva riguardante l’approvazione dello ius soli, con la protesta della Lega Nord che si è trasformata in un mix di “vaffa”e spintoni, avvenuta in un clima infiammato all’esterno di palazzo Madama, con momenti di forte tensione durante le manifestazioni di Forza Nuova e di Casa Pound.

Stop all'invasione", "Prima gli italiani", "No Ius soli” sono stati alcuni degli imperativi portati avanti sia dai senatori contrari che da parte dei manifestanti.

A queste forze “antagoniste,”si è contrapposto in primo luogo il Movimento degli Italiani senza cittadinanza, che più volte è sceso in piazza per supportare l’approvazione della tanto discussa legge. In questo clima acceso si inserisce anche l’appuntamento del 13 Ottobre, il “Cittadinanza Day”, dove davanti a Montecitorio, a due anni esatti dal voto della Camera sullo ius soli, molti cittadini e associazioni si sono dati appuntamento. L’iniziativa ha un obbiettivo chiaro: sostenere la discussione in aula e la fiducia sulla legge.

Prima di analizzare nel dettaglio cosa comporterebbe l’implementazione di questo Testo, cerchiamo di fare un po’di chiarezza sui concetti più importanti.

Innanzitutto, lo “scontro”riguarda lo "ius sanguinis" (diritto di cittadinanza per sangue, che quindi passa da genitori a figli) e lo "ius soli" (diritto di cittadinanza in base al Paese di nascita).

Che cosa prevede questa tanto travagliata riforma?

Si parla di una formula “temperata” dello ius soli. Nel dettaglio, i casi previsti sono due.

Ius soli: viene riconosciuto italiano colui il quale è nato in territorio Italiano da genitori stranieri, di cui almeno uno in possesso del permesso dell'Unione Europea per soggiornanti di lungo periodo (per i cittadini extra Ue) o il diritto di soggiorno permanente (cittadini europei).

Inoltre, si parla dell’introduzione dello ius culturae: il minore straniero che è entrato nel nostro territorio con un’età inferiore ai 12 anni e ha frequentato regolarmente un percorso formativo (scolastico) per almeno cinque anni in Italia, acquista il diritto di cittadinanza.

Quale sarebbe l’effetto dell’approvazione definitiva di questa legge?

Molte delle voci contrarie parlano di una vera e propria catastrofe: si tratterebbe di un chiaro segnale verso le ondate migratorie. La paura è quella che le stesse possano aumentare e vedere in questa modifica legislativa un vero e proprio invito a venire nel nostro paese. Un paese che fa già fatica a controllare l’attuale flusso migratorio. Da qua gli slogan “Stop Invasione” e “Prima gli Italiani”.

Diversi esperti sono convinti che tale legge non andrebbe a modificare o interessare le ondate migratorie. Citando le parole dell’attuale ministro dell’Interno Minniti “Lo Ius Soli si basa su un principio equo e di sicurezza. Non centra nulla con immigrazione illegale”.

Inoltre, nessun migrante che dovesse soggiornare a titolo di protezione temporanea, per motivi umanitari o che fosse titolare di un permesso di soggiorno di breve durata, acquisirebbe la cittadinanza italiana. Questa legge non è rivolta verso tali fenomeni transitori ed esterni, ma è focalizzata a rispondere a problematicità interne al nostro paese. Come è stato già sottolineato, essa vuole regolamentare una situazione che di fatto esiste già, un vero e proprio vuoto normativo.

Quali sarebbero gli effetti immediati delle nuove norme?

Ius soli temperato. Potrebbero acquisire la cittadinanza italiana i figli di immigrati nati in Italia dal 1999 ad oggi (ovvero ancora minorenni) i cui genitori rispettano le condizioni sopracitate. Circa il 65% delle madri straniere risiede nel nostro paese da più di cinque anni. In tal senso, si stima che i nati stranieri figli di genitori residenti da almeno 5 anni siano circa 635 mila.

Ius culturae.  Secondo il MIUR, nel 2015/2016 gli alunni stranieri nati all’estero erano circa 480 mila. Escludendo chi sicuramente non ha ancora completato 5 anni di scuola in Italia, e chi è già maggiorenne, si può stimare che tra gli alunni restanti oltre 165 mila possano risultare beneficiari.

Agli oltre ottocentomila giovani interessati dalla riforma, dobbiamo riconoscere in primis una cosa: non sono teoremi politici, non si tratta di uno dei tanti numeri presenti in un report di governo, un dato astratto. Si sta parlando di persone, che nell’insostenibile ricchezza e dignità delle loro storie e nella piccole grandi sofferenze quotidiane, gridano di essere riconosciuti come italiani.

Le storie che potremmo continuare a raccontare sono innumerevoli, ma sembra significativo chiudere il cerchio con quella di Brahim Maaradd, giornalista dell’Espresso, in Italia da quando ha compiuto i dieci anni, oltre 18 anni fa, e che nonostante abbia sempre seguito con grande attenzione le varie tornate elettorali, non è mai potuto entrare in una cabina elettorale e votare. 

Lo stesso, parla amaramente di una generazione “orfana di cittadinanza”.

Due sono, in conclusione, i diritti basilari che stiamo attualmente privando a così tanti italiani.

Da un lato, quello di potersi guardare allo specchio e poter vedere finalmente la propria immagine riflessa, riconosciuta.

Dall’altro, li stiamo privando di parte della loro libertà.

“La libertà non è star sopra un albero. Non è neanche il volo di un moscone. La libertà non è uno spazio libero. Libertà è partecipazione,” cantava Gaber.

E la cittadinanza darebbe loro soprattutto questo, più libertà.

É soprattutto per questi motivi che i toni ai quali stiamo assistendo attorno all’attuale discussione parlamentare, risultano essere particolarmente di dubbio gusto.

Nessuna invasione. Nessun prima gli italiani.

È evidente che si tratti di una battaglia di civiltà, che va vinta per porre fine a dei ritardi che fanno sempre più male.

A tutti noi Italiani, appunto.

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