Una ragazza fa un selfie a Piazza San Pietro in Vaticano. REUTERS/Max Rossi
Una ragazza fa un selfie a Piazza San Pietro in Vaticano. REUTERS/Max Rossi

Noi Millennials possiamo definirci dei nativi digitali, in quanto la tecnologia è da sempre parte integrante della nostra vita: utilizzare internet come fonte di informazione o entrare in contatto con le persone tramite i social sono attività che fanno ormai parte della nostra quotidianità. Segue una riflessione sulle opportunità che ha creato la tecnologia ma anche sugli eventuali limiti che i ragazzi hanno potuto individuare. Possiamo davvero affermare che i Millennials sono contro la tecnologia?


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Secondo emarketer.com, nel 2016, un americano medio spendeva 5 ore e 43 minuti al giorno ad interagire con i media tramite un dispositivo digitale, un trend in crescita ormai da qualche anno non solo al livello di consumo, ma anche sul piano dei dispositivi da acquistare e dei contenuti prodotti. 

Dal punto di vista economico questi dispositivi rispondono ad ogni nostra esigenza: per spostarci possiamo utilizzare una bicicletta, una macchina o anche uno scooter, senza necessariamente possederli, ma condividendoli con gli altri.

Come, oggi, possiamo noleggiare una macchina con un cellulare, allo stesso modo, la tecnologia viene usata per confrontare le alternative per fare l’affare migliore, trovare dei prodotti non acquistabili negli store, ricercare prima di acquistare o ancora consultare le recensioni online per poi fare la scelta migliore.

Un altro merito che si deve riconoscere ai dispositivi digitali e soprattutto ai social network è quello di accorciare le distanze, tra ragazzi, adulti, aziende: comunicare, ma anche studiare e documentarsi in maniera più semplice e veloce, oltrepassando i confini dei propri paesi.

Inoltre, la tecnologia apre nuove opportunità di business per gli imprenditori che vogliono lanciare una start-up, non solo soddisfacendo i nostri bisogni in modo diverso ma creandone di nuovi. O ancora dando vita a mestieri che fino a qualche anno fa non esistevano.

Sembrerebbe dunque innaturale andare contro qualcosa che ci dà così tanto. Il problema è riconoscere quando ci da realmente qualcosa, invece che togliercela. Secondo un recente paper di Bart van Ark, siamo in quello che chiama un paradosso della produttività dell’era digitale. Evidenziando che nonostante ci sia una rapida crescita nell’adottare sistemi di ICT all’interno delle aziende, non si è ancora manifestata una crescita nella produttività. Ciò, spiega van Ark, potrebbe essere principalmente dovuto al fatto che siamo ancora nella fase di installazione (che consiste principalmente nella scoperta di nuovi mercati, o nella cosiddetta “distruzione creativa”), seguita di solito da un periodo di crisi che sfocia nella fase costitutiva vera e propria (caratterizzata dal consolidamento e sviluppo di alcuni mercati ma anche in una crescita per tutta l’economia e non solo di alcuni settori). Insomma, sembrerebbe che per il momento le innovazioni digitali siano controproducenti e distrattive sul lavoro e nella vita privata, causando in più anche dipendenza.

Secondo un articolo apparso su Harvard Business Review, il termine “sharing economy” potrebbe far percepire indirettamente un significato di condivisione sociale ma in realtà non è così. Se da un lato abbiamo la condivisione di beni non di nostra proprietà, ma di altri; dall’altro, abbiamo aziende che fanno da intermediari con i consumatori. Un esempio è Airbnb, che mette in contatto tramite la sua piattaforma digitale locatori di appartamenti privati e locatari, idealmente per soggiorni medio-brevi. Si tratta dunque di uno scambio economico e non sociale: i consumatori non ricercano interazioni o condivisioni, ma in realtà sono spinti da uno scopo utilitaristico.

Quante volte apriamo un social network tra una pausa e l’altra, tra lo studio o il lavoro e il tempo sembra volare senza che ce ne rendiamo conto. Forse è questo il limite principale che lascia i Millennials scettici su un futuro totalmente digitale, il non riuscire a controllare il proprio tempo, influenzandone di conseguenza la produttività. Per ovviare a questo, ad esempio, sono stati progettati cellulari che non hanno accesso ad applicazioni social, ma che possono solamente svolgere particolari funzioni basiche (accesso al web, chiamare). È il caso di Siempo, “il cellulare per gli umani” dotato di “intelligenza emotiva” e che può aiutarci a gestire il nostro tempo sugli apparecchi elettronici senza esserne dipendenti. Oppure di Light Phone “un’estensione” del proprio cellulare, ideato per essere utilizzato il meno possibile.

La tecnologia è indispensabile e noi Millennials non possiamo farne a meno dato che ha innescato cambiamenti intrinsechi alla nostra vita. Il compromesso è dato dal tempo che può sembrarci sprecato quando siamo dietro ad uno schermo, o che semplicemente non è percepito dato che facciamo più cose insieme. La soluzione sta nel trovare un equilibrio nell’utilizzo di queste tecnologie, che possono risultare molto utili ma allo stesso tempo limitanti.

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