I tetti della città universitaria di Oxford.
I tetti della città universitaria di Oxford.

Nel corso degli ultimi anni di liceo, i giovani maturandi hanno un pensiero fisso (tenendo da parte la paura per il tanto temuto Esame di Maturità): la scelta dell’università. Oggi, la competitività è sempre più alta e il mondo sempre più globalizzato, e la scelta quindi, non riguarda più soltanto la disciplina, e quindi la strada che si vuole intraprendere, ma dove andare a studiare. Quest’ultimo punto sta acquisendo importanza sempre maggiore dal momento che il mercato del lavoro valorizza i giovani open-minded nonché sviluppate competenze linguistiche.


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Dove vanno a studiare i ragazzi oggi e soprattutto, in base a cosa scelgono un paese piuttosto che un altro, una città piuttosto che un’altra?

Secondo i dati dell’Unesco risalenti al 2014, gli studenti italiani che studiano all’estero sono quasi 50mila, contro 250mila studenti immatricolati in Italia. Se paragoniamo questi dati con quelli degli studenti americani e inglesi, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, sono molti gli studenti italiani che decidono di intraprendere una carriera universitaria all’estero. Infatti, un totale di soli 60mila studenti americani studiano fuori dagli States (contro quasi 15 milioni all’interno del paese) e 27mila studenti della Gran Bretagna fuori da UK (contro 460mila all’interno del paese).

Dal suo canto, l’Italia non è così inappetibile come sembra: sono stati accolti più studenti di quanti se ne sono andati (quasi 5% contro 2,9%), provenienti principalmente dall’Albania, dalla Cina e dalla Grecia.

Per quanto riguarda invece le destinazioni, la preferenza italiana per eccellenza è il Regno Unito, che ospita 10mila studenti, seguito dall’Austria (quasi 8mila), la Francia (quasi 7mila) e altri paesi europei come la Spagna, la Svizzera, la Germania. Solo in seguito troviamo gli Stati Uniti con 4mila studenti. Interessante è notare lo scambio di giovani tra Regno Unito e Stati Uniti, per lo più unilaterale. Quasi 10mila studenti nati o cresciuti in Gran Bretagna vanno a studiare negli Stati Uniti, in altre parole un terzo di quelli che decidono di andare a studiare in un paese straniero. Allo stesso modo, 15mila studenti americani scelgono il Regno Unito (8mila di loro il Canada, che potrebbe essere vista come una soluzione più europea, potendo però restare vicino casa).

Se come trend generale si delinea la sempre maggiore necessità di intraprendere un percorso di studi all’estero, spicca la popolarità del sistema universitario anglosassone. Infatti, esso propone atenei di alto livello, mantenendo un notevole grado di competizione. I vantaggi sono quelli di privilegiare il lavoro di gruppo e mettere a disposizione dello studente, al fianco dell’insegnamento, una serie di servizi e attività cosiddette extracurriculari. Sistema che si distingue dagli atenei nelle regioni europee, in primis l’Italia, che invece si focalizzano su un apprendimento teorico e più approfondito. Nonostante sulla carta possa sembrare il sistema che sforna i giovani più preparati, è di fatto percepito come meno competitivo.

Ma oltre all’istituzione in sé, gli studenti scelgono anche la città, il paese: il posto dove si decide di intraprendere gli studi, che aprono le porte a quella che poi sarà una futura carriera professionale. Si tratta, quindi, di una scelta di vita, fondamentale soprattutto a livello di relazioni. E’ negli anni dell’università che si formano i legami che poi influenzeranno le scelte professionali e personali di ognuno di noi.

Sempre di più, oggi, noi Millennials siamo soliti colorare i nostri anni di studi con un portafoglio di esperienze, che li confrontano con nuove culture e danno loro la possibilità di stabilire rapporti e legami in diverse parti del mondo. Il profilo del singolo ragazzo si arricchisce. Per questo motivo è importante non farsi scoraggiare da eventi e dinamiche politiche o economiche che potenzialmente potrebbero aumentare l’incertezza, ma sostenere e contare su politiche europee come il programma Erasmus, che moltiplicano le opportunità e accorciano le distanze.

Si ringrazia Flaminia Pudis per la collaborazione.

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