REUTERS/Eloy Alonso

Rio 2016, è così che si fa riferimento ai Giochi della XXXI Olimpiade, che si sono svolti tra il 5 e il 21 agosto 2016 a Rio de Janeiro, Brasile. In quest’occasione, che avviene una volta ogni quattro anni, è lo sport a unire tutti i paesi del mondo. A conclusione dei giochi, guardando il medagliere, viene spontaneo riflettere su un parallelo che, a prima vista, potrebbe apparire azzardato: i risultati sportivi riflettono la struttura organizzativa che ciascun paese è stato in grado di darsi? E di più, si può tracciare una linea di congiunzione tra i paesi con un maggior numero di medaglie alle Olimpiadi e le superpotenze politiche ed economiche?


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Partiamo come sempre dai dati:

  1. i primi dieci paesi nel medagliere di Rio sono, nell’ordine: Stati Uniti (121 medaglie, di cui 46 d’oro), Gran Bretagna (67 di cui 27 d’oro), Cina (70 di cui 26 d’oro), Russia (56 di cui 19 d’oro), Germania (42 di cui 17 d’oro), Giappone (41 di cui 12 d’oro), Francia (42 di cui 10 d’oro), Corea del Sud (21 di cui 9 d’oro), Italia (28 di cui 8 d’oro) e Australia (29 di cui 8 d’oro e 11 d’argento, una in meno dell’Italia);
  2. le organizzazioni sportive mondiali radunano enti organizzatori nazionali: il CIO, la FIFA e l’ICC riuniscono infatti le federazioni dei vari stati rispettivamente delle discipline olimpiche, del calcio e del cricket, che costituiscono i tre momenti di confronto sportivo più globale. I Giochi Olimpici vedono in competizione individui che però rappresentano squadre che identificano nazioni;
  3. “L’umanità dovrebbe sempre trarre dall’eredità del passato le forze per costruire il proprio futuro: l’Olimpismo costituisce una di queste forze”. Quando Pierre de Coubertin, nel 1892 a Parigi, pronunciò questa frase nel corso di una conferenza con la quale intendeva rilanciare i Giochi Olimpici quale momento di aggregazione globale, aveva proposto che accanto alle manifestazioni agonistiche si tenessero anche concorsi di arte e di cultura. Quell’evento doveva infatti essere non solo un momento di confronto sportivo ed etico, ma anche “un barometro capace di identificare il grado di civiltà di una nazione”, come lo stesso de Coubertin sottolineò;
  4. è significativo notare che, dei primi dieci paesi del medagliere di Rio, sei fanno parte del G7 (Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Giappone, Francia e Italia) e tutti del G20, i due massimi organismi multilaterali di governo del mondo.

Sembra dunque abbastanza evidente che i successi dello sport non siano casuali ma rappresentino efficacemente la buona organizzazione di un sistema paese. Questo vale sia per le tipiche democrazie occidentali (Stati Uniti, Regno Unito) sia per i sistemi autoritari (oggi Cina, ieri Unione Sovietica), che tradizionalmente investono considerevoli risorse nello sport, con il fine di offrire un’immagine del paese improntata al benessere e all’efficienza.

Oggi, il dibattito nelle democrazie occidentali è incentrato sulla necessità di autoriformarsi per poter migliorare il proprio livello di competitività e garantire una più equa distribuzione del reddito. Oltre ai temi ricorrenti affrontati nei processi di riforma (fisco leggero, giustizia veloce), è bene che i leader politici riflettano anche sul ruolo dello sport, indispensabile per l’affermazione di valori etici e di dialogo.

 

 

 

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