Se la Silicon Valley (a sud di San Francisco, California) è stata negli ultimi venti anni nell'immaginario collettivo la "madre" di qualsiasi innovazione tecnologica autenticamente rivoluzionaria, assistiamo oggi alla moltiplicazione di regioni analoghe in giro per il mondo. Intanto, la nota valle californiana perde colpi: solamente 14 le offerte pubbliche iniziali quest’anno, contro 350 nel Duemila. Ma la domanda interessante è: non si innova più o si innova altrove?

Il Vice Presidente di Xiaomi Hugo Barra dimostra ue selfie durante la cerimonia di lancio di Redmi Note 3 a Hong Kong, Cina 21 marzo 2016. REUTERS / Bobby Yip
Il Vice Presidente di Xiaomi Hugo Barra dimostra ue selfie durante la cerimonia di lancio di Redmi Note 3 a Hong Kong, Cina 21 marzo 2016. REUTERS / Bobby Yip

Prima in classifica come alternativa alla West Coast americana in materia di tecnologia si posiziona la Cina, ormai superpotenza mondiale in molti campi: i governi regionali si dirigono sempre di più verso attività di venture capital. Secondo Bloomberg, il Partito Comunista ha deciso di riservare 3 miliardi di yuan alla modernizzazione dell'economia e alla riduzione della spesa debito sulle infrastrutture. Il denaro è destinato a stimolare lo sviluppo delle biotecnologie, internet e aziende di produzione di fascia alta in grado di sostituire, almeno in parte, le industrie pesanti, molte delle quali costituiscono una minaccia alla crescita economica. Sono più di 780 i fondi del governo di Pechino alla ricerca della prossima idea da finanziare e sono in crescita anche i fondi privati: le potenziali start-up garantiranno più punti di atterraggio per i 7,7 milioni di laureati che faranno il loro ingresso nel mondo del lavoro, quest'anno.


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Un esempio latente è Xiaomi. Partita come start-up nel 2010 a Pechino, oggi è considerata un pioniere nellindustria degli smartphones. Nel 2014, è diventata la start-up di maggiore valore al mondo: grazie agli 1,1 miliardi di dollari di finanziamento da parte degli investitori, la valutazione dell’azienda è a più di 46 miliardi di dollari. Oggi, l’azienda ha circa 8mila impiegati e ha aperto filiali in Indonesia, Filippine, Sudafrica e Brasile.

Anche l’Europa non se la cava male. I capitali investiti nel 2015 hanno raggiunto quota 37,53 milioni di euro e 2.574 progetti sono stati finanziati (in crescita a confronto dei 1.588 del 2014). La Gran Bretagna è in cima alla vetta degli investimenti, con i suoi 9,99 milioni di euro distribuiti a 1.124 start-up, seguita dalla Danimarca (4,82 milioni investiti in 57 progetti), dalla Spagna (4,65 milioni investiti in 263 progetti), dalla Germania (3,29 milioni in 126 progetti) e dall’Italia (2,90 milioni in 73 progetti). In particolare, le università offrono non poche opportunità per lo sviluppo di start-up. L’Università Bocconi, insieme alla Camera di Commercio di Milano e con il contributo del Comune di Milano, possiede un incubatore chiamato Speed Mi Up, comprensivo dei servizi di formazione, tutoring e consulenza. Ogni anno, l’idea vincitrice riceve finanziamenti e quindi la possibilità di svilupparsi. Il Direttore Generale dell'incubatore e responsabile Marketing dell’Università Bocconi, Fausto Pasotti ne riassume l’obiettivo e il valore aggiunto: “a Milano e nel nostro territorio esistono sia le risorse economiche e finanziare sia le competenze per poter far nascere delle splendide imprese, che Speed Mi Up vuole rinverdire. A differenza della maggior parte degli incubatori, noi non puntiamo sulla tecnologia, esistono idee di business che usano la tecnologia, ma non si fondano su di essa (…) e in genere queste non trovano un’accoglienza nella maggior parte degli incubatori tecnologici. Offriamo un valore aggiunto in servizi, in formazione e in tutoring; il poter acquisire competenze da una grande università di Economia e Management come la Bocconi e dai professionisti della Camera di Commercio.”

Un esempio concreto invece che colpisce, essendo un’iniziativa lanciata da un ragazzo semplice, è Social Bullguard. Si tratta di una piattaforma cloud di Social Customer Service & CRM, ideata da Gianluca Treu, formatosi all’Università Bocconi e alla University of Otago in Nuova Zelanda. Nasce con l’obiettivo di migliorare il rapporto tra le aziende e i propri clienti e garantisce una più efficace gestione delle richieste di supporto nonché una maggiore opportunità di interazione. Gianluca spiega che “la piattaforma traccia tutte le interazioni rilevanti per il brand fatte via email e sui social in generale (…) e sulla base di questa analisi, ordina le interazioni per importanza e ingaggia automaticamente le risorse più adatte a rispondere”. Operatori che risparmiano ore ed energie per recuperare le informazioni-chiave per sviluppare il proprio business ed è successo assicurato.

Il baricentro della tecnologia mondiale si sta dunque spostando o almeno sparpagliando, diffondendo. I Governi hanno capito l’importanza di investire in tecnologia per garantire non solo lo sviluppo economico, ma anche quello politico, sociale e culturale delle proprie collettività.

 

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