La cacciata dei diplomatici americani dalle mura del Cremlino ha riportato sulle prime pagine dei giornali il richiamo alla Guerra Fredda. Qualcosa che siamo ormai abituati a vedere ciclicamente da un po' di anni.

No, davvero, la guerra fredda non c’entra niente. Gli esperti di geopolitica sono tutti d’accordo nel dire che non è altro che una semplificazione giornalistica. Un cliché facile per dare una facile spiegazione delle mosse russe, europee e americane attorno alla crisi in Ucraina, frutto di “una banale inerzia cognitiva, che induce a interpretare il mondo di oggi con i criteri del mondo di ieri”, secondo le parole di Alessandro Colombo dell’Ispi.


LEGGI ANCHE : Erdogan è pronto a sfidare gli Usa in Siria muovendo guerra ai curdi


Aggiungo che ci sono numerosi buoni motivi per non parlare di nuova Guerra fredda tra Usa e Russia.

Eccone alcuni:

  1. All’epoca della cortina di ferro, Usa e Urss erano due superpotenze mondiali. Anche se secondo alcuni storici non è mai stata messa in discussione l’egemonia statunitense, non c’è dubbio che l’Unione Sovietica avesse una dimensione globale in grado di interferire sulla politica estera americana. La Russia di Putin è tutt’altro che una potenza globale, è semmai un grosso attore regionale che rivendica il diritto di azione esclusiva in quella che ritiene la propria sfera geografica esclusiva.
  2. Lo scontro tra Occidente e mondo sovietico era imperniata su una contrapposizione ideologica. Contro il capitalismo materialista del resto del mondo si scagliava la dottrina comunista. Erano due diverse visioni del mondo. Oggi, tanto la Russia quanto l’Unione eurasiatica (che molti insistono a vedere come una riedizione dell’Urss) non sono portatrici di alcuna ideologia.
  3. La Russia non è una minaccia. Non lo è, almeno, per l’America e parte dell’Europa. Non lo è come lo era l’Urss, quando l’ipotesi di una guerra nucleare era costantemente sui tavoli delle diplomazie e l’Armata rossa guastava il sonno dei comandanti militari della Nato. L’espansionismo russo, o quello che sia, è solo un riflesso della sua dimensione di potenza regionale che vede minacciato il proprio ruolo.
  4. Non viviamo più in un mondo con un solo nemico. Non è più immaginabile un mondo diviso in due blocchi, non all'epoca di Al Qaida e Daesh, e dei missili balistici della Corea del Nord. Usa e Russia possono ancora essere alleati – anche se recalcitranti – in diverse aree del mondo. Come in Siria.
  5. La Russia dipende dall’Occidente almeno quanto il resto del mondo dipende dalle sue materie prime. Il bilancio di mosca si poggia letteralmente sull’export energetico, che ne costituisce addirittura il 50%. Per avere un’idea della dipendenza dell’economia russa dalla vendita di gas e petrolio basti pensare che il bilancio pluriennale sta in piedi grazie a un calcolo preciso del prezzo del greggio (cui è legato anche quello del gas), per molto tempo fissato a 100 dollari al barile. Un prezzo come quello attuale mette in enorme difficoltà la Russia. Ed è chiaro che la Russia non può permettersi di perdere il suo miglior cliente solvibile, l’Europa.
  6. Il mondo del 2017 non è quello del 1960. Le interrelazioni economiche sono estremamente più ramificate e interconnesse. La Russia fa parte del Wto, del Consiglio d’Europa, del Fondo monetario internazionale e di numerose altre organizzazioni internazionali. Uno scenario da Guerra fredda non conviene a nessuno, prima di tutti alla Russia. L’isolamento internazionale, al di fuori della retorica nazionalista a uso interno, è uno spauracchio tanto per Putin quanto per la cerchia di oligarchi che lo sostengono. Non dev’essere un caso se è stato proprio il ministro degli Esteri russo Lavrov a chiedere, pochi giorni fa, un nuovo reset delle relazioni con gli Usa.

@daniloeliatweet

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE