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Il fatto che il Cremlino sia sempre più abile a sfruttare gli spazi di libertà che le democrazie concedono, deve spingerci a promuovere con ancora più forza i valori europei di libertà e democrazia.


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Mosca stringe accordi con i partiti populisti in Europa mentre in casa propria mette al bando le Ong con legami oltreconfine; alimenta le opposizioni in Occidente mentre soffoca il dissenso interno; rivendica libertà d’informazione per le notizie fabbricate dei suoi RT e Sputnik mentre schiaccia la stampa libera in Russia; lamenta discriminazioni nei confronti dei fedeli russo-ortodossi fuori dai propri confini mentre comprime le liberà di culto in patria.

In una parola, il Cremlino sfrutta abilmente le libertà che i sistemi democratici garantiscono ai propri cittadini per veicolare i propri “valori”, che però sono antidemocratici e discriminatori delle minoranze.

Sarebbe un errore, però, ripagare con la stessa moneta.

Lezioni di democrazia da Mosca

E infatti sbagliano i governi dei Paesi baltici quando oscurano – di volta in volta – le tv russe sul loro territorio, come ho scritto già altre volte su questa rubrica. E’ un’azione deleteria da tutti i punti di vista: perché contraddice gli stessi principi di libertà d’espressione e pluralismo dell’informazione che pretende di difendere e perché dà a Mosca l’occasione di piangere lacrime di coccodrillo. E’ così che consentiamo al Cremlino di darci lezioni di democrazia all’Europa: un po’ come stare ad ascoltare qualcuno parlare di bon-ton mentre rutta e scorreggia.

Alla stessa maniera, come dovremmo reagire alle nuove alleanze che il partito di Putin, Russia unita, sta stringendo con le destre populiste, xenofobe e antieuropeiste in Europa? Avrebbe senso fermare, bloccare, impedire? Servirebbe qualcosa di simile a quanto fatto recentemente in Olanda e Danimarca nei confronti degli esponenti politici turchi?

Farlo sarebbe segno di debolezza. Mettere il bavaglio a chicchessia – fosse anche il Giulietto Chiesa o il Nicolai Lilin di turno – significa aver perso fiducia nello Stato di diritto, nella democrazia e nel valore delle libertà fondamentali. La stessa sfiducia che sta rendendo sempre più difficile all’Europa promuovere i propri valori al di fuori dei propri confini, dai Balcani ai Paesi del partenariato orientale.

Sanzioni e balle

Promuovere con più forza i valori europei. Come, per esempio, quello che impedisce di usare la guerra come mezzo di politica internazionale. Mantenere e inasprire le sanzioni è esattamente un modo per promuovere questi valori. E questo ci porta agli accordi con i partiti xenofobi europei, che fanno della rimozione delle sanzioni il proprio mantra. Come la Lega Nord in Italia.

Un argomento che mette facilmente allo scoperto le reali intenzioni degli uomini di Putin. Da più di due anni, infatti, le fonti russe continuano a ripetere di non essere toccati nemmeno di striscio dalle sanzioni, eppure fanno di tutto per farle togliere. Si è arrivati persino a dire che siano un bene, uno stimolo all’economia russa, che così impara a fare a meno dell’Europa. Nello stesso tempo, però, Mosca ha innalzato una serie di controsanzioni selettive per colpire i vari Paesi europei.

Ecco che secondo gli antisanzionisti di casa nostra, l’occhio per occhio sarebbe finora costato all’export italiano qualcosa come 5 mld di euro. Un motivo sufficiente, dicono, per tornare a essere amici di Mosca, e chissenefrega della Crimea e del Donbass.

Salvo poi venire a sapere proprio in questi giorni dall’Istat che la bilancia commerciale italiana ha segnato nel 2015 – nel pieno delle sanzioni alla Russia, dunque – il dato migliore degli ultimi 25 anni, con un attivo di oltre 45 miliardi di euro. Non basta, perché a trainare l’export sono i mercati Extra-UE, con una crescita del 3,6% su base annua. L’Italia, poi, ha superato la Francia ed è diventata il terzo contributore europeo all’export al di fuori dell’Unione.

Anche rispondere con i fatti alle balle fa parte dei valori da promuovere con forza.

@daniloeliatweet

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