C’è una cosa che accomuna i principali partiti che sostengono il No al referendum costituzionale del 4 dicembre: la passione per Putin. E il fatto che vadano a Mosca, invece che a Roma, a corroborare le proprie posizioni.


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Davvero, qualcuno dovrebbe domandarsi che senso ha andare a srotolare un manifesto per il No sulla piazza Rossa a Mosca. Proprio davanti al Cremlino. È quello che ha fatto qualche giorno fa Matteo Salvini.

C’è da dire che a qualcosa in realtà è servito. Per esempio, a capire che le sue ragioni del no sono solo legate a calcolo politico personale (le dimissioni di Renzi e la speranza di diventare leader del centrodestra verso nuove elezioni, vedi il manifesto) e a far vedere ai suoi fan di che stoffa è la libertà secondo Mosca. Un minuto dopo aver aperto il manifesto e scattato la foto per il tweet, infatti, la polizia si è avvicinata e gli ha ricordato che in Russia è vietata qualunque forma di manifestazione non autorizzata. Dobrò pozhalovat, Salvini. Benvenuto a Mosca.

Ma la domanda di fondo rimane. Perché andare da Putin a sbandierare il proprio No fuori dal merito?

Tutti a Mosca per il No

Salvini è stato preceduto da una delegazione del Movimento 5 Stelle, ufficialmente per prendere parte a un’iniziativa per il No degli italiani in Russia. Accolti come una delegazione di Stato dalla televisione russa, anche i pentastellati hanno bagnato i panni nella Moscova per dare più forza al loro No al referendum (contro Renzi). E pure Berlusconi, appena finiti i calcoli personali e decisosi per il No, pare abbia mandato il suo emissario di fiducia, Valentino Valentini, anche se da Mosca nessuno conferma di averlo ancora visto. Ma tant’è, nella guerra delle bufale va bene anche così.

Putin è per il No? Pare che Salvini abbia risposto con un «ma va?». Il presidente russo, a differenza di quello americano, non si è espresso. Ma ci sono molti indizi che fanno ipotizzare un forte interesse del Cremlino per il No. Come per esempio il fatto che i media russi abbiano cominciato ad affilare le armi. Vedi le notizie date da RT, la tv governativa multilingua che spande la disinformatsija del Cremlino in giro per il mondo, di qualche centinaio anti Renzi mentre in migliaia manifestavano per il Sì a Roma, oppure quelle di Sputinik – altro mezzo di disinformazione del Cremlino, in italiano – che tirano in ballo le sanzioni alla Russia e i militari italiani in Lettonia.

L’internazionale putiniana

Che i mezzi d’informazione russi stiano tenendo per il No o meno, c’è un filo rosso che lega insieme il vaffa dei 5 Stelle e le lobby contro le sanzioni, il populismo razzista di Salvini e quell’antieuropeismo che ha eletto Putin a mentore, i calcoli politici di Berlusconi e il referendum: a nessuno interessa niente della costituzione. La riforma non è oggetto di discussione. Lo sono invece la sopravvivenza del governo, le elezioni anticipate, l’uscita dall’euro, l’accanimento contro Bruxelles e il capro espiatorio dei migranti. L’interesse per la riforma è soppiantato da quello per il tornaconto politico di un’internazionale xenofoba e sfascista, fatta di forze unite solo dalla voglia di dividere, che riempie torpedoni di questuanti in trasferta a Mosca e profili social di bile e falsità.

È evidente che Putin non può aver alcun interesse nell’assetto costituzionale del nostro Paese, nelle competenze del nuovo senato o nella riscrittura del titolo V. Può averne invece in un voto che faccia cadere il governo, che porti nuove elezioni e dia la possibilità ai partiti anti sanzioni, antieuropeisti, anti euro e anti Nato di governare l’Italia.

È triste dirlo, ma il voto popolare ha di recente dato pessima prova, da Brexit alla bocciatura olandese dell’Accordo di associazione con l’Ucraina. Speriamo l’Italia faccia eccezione.

@daniloeliatweet

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