La proposta di legge riguarda tutto il personale ed il divieto è legato alla sicurezza delle informazioni militari. Ma il ruolo cruciale dei social network nelle implicazioni del conlitto ucraino potrebbero non essere un motivo da sottovalutare.

Un selfie di soldati russi postato sui social.
Un selfie di soldati russi postato sui social.

La bozza è comparsa il 4 ottobre sul sito ufficiale russo dei progetti di legge. Il divieto assoluto di usare i social network riguarda non solo i militari di carriera ma anche i cosiddetti “contractor”. Si tratta delle due figure di soldati che possono essere impiegati in missioni all’estero. Rimangono per il momento fuori dal bando i militari di leva.


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La legge sarà discussa in tempi brevi e se ne attende l’entrata in vigore già da gennaio 2018. Si andrà così ad aggiungere al divieto analogo già esistente per personale dei due rami dei servizi segreti civili, l’Fsb e l’Fso.

Ai soldati di Putin sarà quindi vietato pubblicare sui propri profili Vkontakte, Twitter, Facebook (per quei pochi che ce l’hanno), Odnoklassiki, Instagram e simili foto, video e ogni tipo di materiale che «potrebbe essere usato dai servizi segreti stranieri e dalle organizzazioni terroristiche».

Particolarmente pericolosa, si legge, è la geolocalizzazione delle foto, che può in qualunque momento rivelare la posizione delle forze armate russe in azione.

Una miniera di informazioni

Un timore non infondato. Ma che va ben oltre quella che appare una logica misura di prevenzione. E che può nascondere l’intenzione di mascherare future guerre sporche come quella in Ucraina.

È stato proprio grazie alle foto caricare sui propri profili dai soldati russi in Donbass che la Rete ha smascherato già dal 2014 il ruolo di Mosca in quella guerra. Poi è arrivato Bellingcat, il collettivo di citizen journalist che ha portato l’analisi delle informazioni in rete offre e dei social allo stato dell’arte. Lo spauracchio da cui vuole difendersi il ministero della Difesa russo si chiama Osint, Open Source Intelligence.

Scandagliando migliaia di immagini caricate sui social network dagli stessi militari, analizzando centinaia di profili sul social russo Vk, seguendo le relazioni di amicizia, i commenti, estraendo i dati di geolocalizzazione delle foto, gli analisti di Bellingcat sono riusciti a raccogliere i numeri identificativi di ogni pezzo d’artiglieria e i nomi di gran parte dei soldati impiegati in Ucraina. Come per esempio i carri T90 della 136a brigata motorizzata dell’esercito russo impiegati in battaglia vicino Luhansk tra agosto e settembre 2014; gli almeno 149 attacchi con artiglieria pesante all’interno del territorio ucraino da 130 diverse postazioni al di là del confine, in Russia; le mostrare le medaglie conferite ai militari russi che si sono “distinti in combattimento” dal 2014 al 2016 in Ucraina.

MH17

Ma forse l’esempio più lampante di quanto i soldati di Putin debbano stare attenti a quello che postano, è dato dai risultati delle indagini Osint sul disastro dell’MH17, il Boeing della Malaysia Airlines in volo da Amsterdam a Kuala Lumpur abbattuto sui cieli d’Ucraina nel luglio 2014, causando la morte di 292 passeggeri.

Quelli di Bellingcat sono riusciti a individuare con esattezza la posizione da cui è partito il missile terra aria Buk, a ricostruire tutti gli spostamenti del sistema antiaereo dalla base di Kursk fino a un campo a sud di Snizhne, nel Donbass controllato dai separatisti, e persino a rintracciare tutti i nomi dei soldati coinvolti, fino a quello che ha schiacciato il bottone di lancio.

“Abbiamo raccolto più di cento profili di soldati della 53a brigata sui social media e siamo riusciti a ricostruite l’unità che ha trasportato e operato il sistema missilistico, identificando uno per uno i suoi componenti”, ha detto Eliot Higgins, il fondatore di Bellingcat, al Newsweek.

I risultati delle ricerche sono talmente gravi e concordanti che persino la commissione d’indagine olandese li ha fatti propri, l’organo ufficiale incaricato di trovare i colpevoli.

Chiaro che al ministero della Difesa di Mosca abbiano preso la cosa molto sul serio.

@daniloeliatweet

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