La scelta del presidente ucraino di bloccare Vkontakte, Odnoklassiki e Mail.ru va contro la libertà della rete e ha sollevato molte proteste tra gli esperti. Ma ha senso?

Il blocco è stato emesso il 16 maggio con decreto presidenziale. Ma la notizia l’ha data lo stesso Poroshenko, proprio sul suo profilo Vkontakte. Il paradosso sta tutto qui. Perché è vero che la guerra ibrida della Russia passa anche attraverso i social network e l’esercito di troll al soldo del Cremlino che li popola. Ma è altrettanto vero che la Runet – come viene chiamato l’universo del web che parla russo, un mondo con i propri motori di ricerca e i propri social network – è una realtà che va oltre i confini nazionali e lega le comunità russofone al di qua e al di là della Federazione. Se vogliamo, persino ponte tra l’Ucraina e la Russia.


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Non solo russi

Ci sono circa 12 milioni di ucraini ogni mese su Vkontakte, e 5 milioni su Odnoklassiki, secondo il sito Uacrisis. Senza contare quelli che hanno una casella di posta con Mail.ru o che ogni giorno – per un motivo o per l’altro, anche solo la libertà di farlo – scelgono i servizi di Yandex (il Google russo) dal motore di ricerca alle mappe, alle traduzioni online. Ecco perché Poroshenko ha scritto del suo decreto proprio su Vkontakte. Annunciando nello stesso tempo che il suo profilo sarà chiuso.

La scelta del presidente non va a genio a tutti. Secondo un sondaggio di Internews, il 43% degli ucraini è disposto ad accettare limitazioni della propria libertà online in cambio della sicurezza del proprio Paese. Ma ben in 35% è convinto che non dovrebbero essere mai poste limitazioni di alcun genere.

Le critiche più aspre sono arrivate da esperti della rete e delle comunicazioni. «Stiamo diventando come la Russia, a parte il fatto che non abbiamo petrolio», ha detto il filosofo Mihayl Minakov. Mentre Vitalii Moroz, direttore dell’agenzia Internews, ha scritto che «questo darà un brutto colpo alla libertà di Internet in Ucraina e peggiorerà in modo significativo la sua immagine agli occhi della comunità internazionale».

Infatti, l’Ucraina è ora nella buona compagnia di altri Paesi in cui Internet è sotto censura: Cina, Siria, Uzbekistan, Arabia Saudita, per elencarne alcuni.

Meno libertà che in Russia

E qui emerge l’altro paradosso di tutta questa storia. Perché proprio la Russia – obiettivo del provvedimento – non ha al momento in piedi alcuna forma di censura sul web. Cosa che ora la porrà in un posto più su dell’Ucraina nell’indice di libertà di Internet.

Ora, in molti si domandano cosa faranno questi milioni di utenti che da un giorno all’altro perderanno l’accesso a questa grossa fetta del web.

Esistono ovviamente innumerevoli modi per aggirare il blocco, dai Vpn a Tor. Roba semplice, ma non proprio alla portata di tutti.

Qualcuno ha fatto subito notare che l’Ucraina non disporrebbe delle infrastrutture necessarie per impedire su tutto il territorio l’accesso ai siti bloccati. Per farlo, avrebbe bisogno di un apparato censorio sul modello di quello cinese. Se fosse vero, il decreto sarebbe inapplicabile. Unendo al danno di un provvedimento di cui non c’era bisogno la beffa di non aver alcun effetto nelle guerra d’informazione con la Russia.

@daniloeliatweet

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