La mozione votata mercoledì dal parlamento europeo indica che la disinformazione russa è finalmente percepita come una minaccia da contrastare seriamente. Ma mostra anche tutti i limiti delle contromisure.


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 Il testo va giù pesante, non c’è che dire. Riconosce l’esistenza di una propaganda di Paesi come la Russia e attori non statali come l’Isis e Al-Qaeda contro l’Unione europea. Secondo la mozione, «il governo russo sta impiegando una varietà di strumenti che vanno dai think tank, alle tv multilingua, a pseudo agenzie di stampa e servizi per l’informazione, ai social media e ai troll in internet, tutto per sfidare i valori democratici, dividere l’Europa, raccogliere consenso interno e dare ai Paesi orientali partner dell’Ue l’immagine di Stati falliti. Inoltre il Cremlino finanzia partiti politici e altre organizzazioni all’interno dell’Ue e supporta forze filorusse e antieuropee come partiti di estrema destra e populisti». Un martellamento mediatico che si è fatto più forte dopo l’annessione della Crimea e la guerra ibrida in Donbass

Fin qui, il quadro dipinto è piuttosto realistico. Ma non c’è da cantar vittoria. Innanzitutto la mozione è stata sì votata da 304 parlamentari, ma sono stati ben in 179 a votare contro e 208 ad astenersi. Come dire che, in un modo o nell’altro, la bellezza di 387 eurodeputati non credono sia necessario intraprendere azioni contro la propaganda russa. La maggioranza assoluta dell’assemblea.

Tra la Russia e lo Stato islamico

Ma poi c’è uno scivolone imperdonabile. Aver messo sullo stesso piano di Mosca organizzazioni terroristiche come lo Stato islamico e Al-Qaeda. Non si tratta solo di offrire un’eccellente occasione di critica, che indebolisce la stessa iniziativa, ma soprattutto di mettere sullo stesso piano due forme di propaganda completamente diverse, con finalità e capacità diverse e con un potere di fuoco non paragonabile.

L’arsenale mediatico russo può contare su armi come RT, l’ex Russia Today, l’all news che trasmette in inglese, spagnolo e arabo, parla a tre milioni di americani, due milioni di inglesi e a un totale di 600 milioni di spettatori nel mondo. Il suo canale, con quasi due milioni di iscritti e quattro miliardi di visualizzazioni, è il più visto di YouTube, più di Cnn, Al-Jazeera e Bbc messi insieme. Il suo budget di 300 milioni di dollari all’anno, fissato come minimo inderogabile con decreto dello stesso Putin, è qualcosa come 50 volte di più di RaiNews24, per dirne una, e poco meno del budget annuale di Bbc News.

La selezione delle notizie di RT segue una linea chiara: martellamento sulle sparatorie e alle violenze della polizia in Usa, servizi e reportage sullo sfascio europeo difronte ai migranti, islamizzazione dell’Europa, leader occidentali succubi delle lobby Lgbt, interviste in strada a cittadini che si dicono terrorizzati dai violentatori e tagliagole col Corano in mano. E via disinformando.

La tecnica è semplice, si prende un fatto a volte piccolo come un palla di neve, lo si fa rotolare di continuo sul rullo delle notizie finché non diventa una valanga. Si fa così il gioco delle destre xenofobe ed antieuropeiste, le stesse che si battono contro le sanzioni a Mosca e che indicano Putin come modello da seguire anche fuori dalla Russia.

Forze impari

L’Europa se n’è accorta già da un po’, a dire la verità. Lo scorso maggio i leader europei hanno chiesto all’alto rappresentante per la politica estera Francesca Mogherini di preparare un piano d’azione sulla “comunicazione strategica per contrastare l’attuale campagna di disinformazione russa”. La risposta è stata la creazione della StratCom Task Force all’interno dell’Azione esterna dell’Ue, il “ministero degli esteri” europeo.

Dici StratCom Task Force e tutto t’immagini fuorché nove impiegati senza budget che riempiono tabelle Word con le balle dei media russi e twittano a 10mila followers (RT ne ha 2,5 milioni).

Il paradosso della (contro)informazione europea non finisce qui. La longa manus russa arriva infatti fin dentro alla newsroom europea: tra i soci di Euronews ci sono la tv si Stato russa RTR, che ne controlla il 7,5% e l’oligarca ucraino legato a doppio filo all’ex presidente Yanukovich e alla Russia,  Dmytro Firtash, che ne ha comprato una quota. L’acquisizione era stata osteggiata dagli altri soci pubblici, come la tv francese e la Rai, ma è stata possibile dopo che il miliardario egiziano Naguib Sawiris ha versato 35 milioni di dollari nelle casse della società, ottenendo il 53% delle azioni.

Diciamo che combattere l’infowar russa coi mezzi messi in campo finora dall’Ue è come tentare di spegnere un incendio boschivo a sputi. Per questo è benvenuta l’iniziativa del parlamento europeo, pur con i suoi limiti.

@daniloeliatweet

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