Sparare a vista a chi tenta di entrare illegalmente in Pakistan dall’Afghanistan attraverso il confine di Chaman. È l’ordine impartito alla polizia di frontiera pachistana all’indomani della chiusura del valico posto a metà strada tra Quetta, in Pakistan, e Kandahar, in Afghanistan. La decisione di chiudere a tempo indeterminato il “Friendship Gate”, la porta dell’amicizia, è una conseguenza dell’attentato che giovedì scorso ha colpito il santuario sufi di Lal Shahbaz Qalandar, a Sehwan in Sindh, a poco più di cento chilometri dalla capitale economica Karachi.

Un poliziotto al santuario sufi di Lal Shahbaz Qalandar passa davanti a un mucchio di scarpe lasciate dai fedeli dopo l'attentato suicida di giovedì scorso. REUTERS/Akhtar Soomro
Un poliziotto al santuario sufi di Lal Shahbaz Qalandar passa davanti a un mucchio di scarpe lasciate dai fedeli dopo l'attentato suicida di giovedì scorso. REUTERS/Akhtar Soomro

L’azione rivendicata dallo Stato Islamico e dal Jamaat-ul-Ahrar ha causato la morte di oltre cento persone e il ferimento di 340, concludendo nel peggiore dei modi una delle settimane più turbolente della storia recente del Paese, segnata da dieci attacchi costati 123 vittime.


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Il primo attentato di questa serie è avvenuto domenica 12 febbraio, ai danni di una troupe televisiva a Karachi (una vittima). Il giorno seguente un attentatore suicida ha ucciso 13 persone a Lahore, mentre in contemporanea un artificiere e un poliziotto sono morti tentando di disinnescare una bomba a Quetta. Nelle stesse ore due agenti di sicurezza hanno perso la vita quando il loro veicolo ha innescato una mina piazzata sulla strada. Il giorno successivo, quattro attentatori si sono fatti esplodere a Peshawar, nella Mohamand Agency e a Charsadda, nel tentativo di colpire alcuni agenti di polizia e funzionari pubblici, uccidendo sei persone. Infine giovedì, lo stesso giorno dell’attentato al santuario sufi in Sindh, altri due attentati ad Awaran (Balochistan) e a Dera Ismail Khan hanno causato la morte a tre soldati, quattro poliziotti e un civile.   

Tornando all’attentato del santuario sufi, è evidente la volontà degli attentatori di destabilizzare e dividere il Paese ostacolando la fratellanza tra persone di diversa appartenenza religiosa. Il Lal Shahbaz Qalandar infatti, è un santuario sufi noto per essere un luogo sacro aperto a tutti, non solo ai fedeli musulmani sunniti e sciiti, ma anche agli hindu, ai cristiani e ai parsi, liberi di prendere parte alla danza estatica dhamaal del giovedì sera. In un video diffuso dalla polizia del Sindh – fonte Dawn – si nota l’attentatore entrare nel santuario eludendo i controlli all’ingresso, andando poi a mescolarsi ai fedeli nell’area sacra. Secondo l’antiterrorismo pachistana, l’attentatore sarebbe (al 99%) di provenienza afgana e avrebbe agito con l’aiuto di tre complici attualmente ricercati.

Come riporta Aljazeera, dal 2005 a oggi in Pakistan quasi mille persone sono state uccise nel corso di 15 attacchi diretti a templi o santuari simili a quello di Lal Shahbaz Qalandar. Estendendo però la linea del tempo dal 2000 al 2015, il numero delle vittime di attentati e attacchi terroristici è di 14.953, quasi tre al giorno. Secondo il Globaterrorismindex 2016 – rapporto annuale redatto dal Institute of economics and peace – il Pakistan è la quarta Nazione al mondo a subire maggiormente gli effetti del terrorismo, dopo Iraq, Afghanistan e Nigeria. A partire dal quinto posto ci sono Siria, Yemen, Somalia, India ed Egitto.

Ciononostante, Islamabad sembra stia ottenendo risultati concreti nella lotta alle numerose organizzazioni terroristiche presenti entro i confini nazionali. Stando alle analisi diffuse dal Pakistan institute for conflict and security studies (PICSS), il 2016 ha registrato un calo del 30% nel numero di attentati rispetto al 2015, che a sua volta aveva segnato i minimi dal 2006, sia per numero di vittime, sia per attentati. All’origine di questa flessione ci sarebbe l’operazione Zarb-e-Azb lanciata nel 2014 dall’esercito pachistano, al fine di eliminare i principali centri strategici del Tehrik-e-Taliban Pakistan – i talebani pachistani, la principale organizzazione terroristica del Paese, responsabile del 36% degli attacchi nel 2015, di cui fa parte il Jamaat-ul-Ahrar – avviata a partire dal Nord Waziristan, lungo la Durand Line, il confine Af-Pak. All’indomani dell’attentato di Sehwan, l’esercito pachistano ha convocato alcuni esponenti dell’ambasciata afgana consegnando una lista con i nomi di 76 sospetti terroristi nascosti oltre confine, chiedendo la loro cattura e l’immediata estradizione in Pakistan. Malgrado nella giornata di ieri un alto ufficiale dell’esercito pachistano abbia alleggerito i toni, ribadendo la volontà di collaborare con la controparte afgana nella lotta al terrorismo, la situazione al confine resta invariata: le truppe di Islamabad hanno esteso le postazioni nelle aree sensibili, e il Friendship Gate rimane chiuso. 

@EmaConfortin

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