In Brasile l’indagine “Autolavaggio” su una estesa rete di bustarelle coinvolge i presidenti di Camera e Senato, decine di parlamentari e altri politici, nonché tutti e tre i presidenti degli ultimi tre mandati.

Una persona cammina davanti a cartelli di protesta contro il presidente del Brasile Michel Temer a Sao Paulo, Brasile, 21 maggio 2017. REUTERS / Nacho Doce
Una persona cammina davanti a cartelli di protesta contro il presidente del Brasile Michel Temer a Sao Paulo, Brasile, 21 maggio 2017. REUTERS / Nacho Doce

"È stato un anno di coraggio", ha detto il presidente brasiliano Michel Temer l’11 maggio, lodando le azioni del suo governo, che sembravano stare rimettendo in piedi l'economia. Sei giorni dopo, il mondo ha appreso che anche lui è sotto inchiesta perché avrebbe preso denaro da un imprenditore per non fare parlare l’ex presidente della Camera.


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Anche un anno fa ad agosto, assumendo il governo dopo l’impeachment della presidente socialista Dilma Rousseff per presunta manipolazione del bilancio, Temer aveva parlato di coraggio: "Serve coraggio per governare e noi l’abbiamo". Il suo governo ha approvato misure di austerità che hanno dato agli investitori internazionali – ma non ai brasiliani in generale – una rinnovata fiducia nella capacità del Brasile di fare svoltare l’economia, nonostante la crisi politica risultante dalla corruzione, vale a dire, il coinvolgimento di più di 98 personalità tra cui presidenti, presidenti del Congresso, deputati, senatori, governatori, alti funzionari e leader di partito nello scandalo chiamato Lava Jato (autolavaggio).

Il presidente era già impopolare quando il 17 maggio il giornale Globo ha pubblicato lo scoop che anche lui era sotto indagine, ma Temer nega le accuse e ha detto che non si dimetterà. Per i brasiliani, tuttavia, la notizia è stata la conferma della diffusa corruzione tra la loro élite politica e delle scoraggianti prospettive di un secondo impeachment in un solo mandato senza alcuna vera alternativa per un nuovo governo politico. Anche il segretario di Stato e quello della Presidenza sono coinvolti nello scandalo.

Negli ultimi tre anni, in cambio di alleggerimenti di pena, i procuratori guidati dal giudice Sérgio Moro, ora un eroe per il movimento anticorruzione, sono stati in grado di ricostruire i pagamenti da parte di imprenditori a politici in cambio di sostanziosi appalti governativi o prestiti dello Stato a condizioni molto favorevoli. Lo schema corruttivo, venuto fuori inizialmente da un episodio di riciclaggio di denaro sporco in una stazione di servizio, si è rivelato pratica comune presso la Petrobras (la compagnia petrolifera statale brasiliana), il gigante della costruzione Odebrecht e una serie di altre importanti società di cui JSB, una grande impresa di magazzini frigoriferi è l’ultima.

Per evitare di andare in prigione e rischiare il crollo del loro impero della carne di porco di pollo, l’erede e presidente Joesley Batista ha deciso qualche mese fa di collaborare con i pubblici ministeri. Batista, secondo la stampa brasiliana, era "l’incaricato della corruzione" della società. Agli investigatori ha prima parlato un deposito di 30 milioni di dollari in un conto bancario offshore a favore di Rousseff e un altro di oltre 50 milioni di dollari per Lula da Silva, il popolare ex presidente socialista dei due termini precedenti a Rousseff.

Quindici giorni dopo, si è incontrato con Michel Temer e ha registrato – di sua iniziativa, avrebbe dichiarato – il presidente che gli diceva di essere d’accordo di “aiutare” l'ex presidente della Camera già condannato, Eduardo Cunha, a non parlare. Batista ha anche detto di avere pagato Temer oltre 2,2 milioni di dollari. La Corte Suprema ha autorizzato giovedì l'indagine sulle accuse a Temer.

Il giorno dopo la notizia, il mercato azionario brasiliano è crollato del 10%, e la valuta del 5%. Solo due giorni prima la stampa internazionale economica faceva grande elogio delle politiche di Temer. Con l'inflazione calata al 4,08%, quasi il livello più basso in 10 anni, e una crescita dell’economia dell’1,12% nel primo trimestre dopo due anni di profonda recessione, gli analisti economici internazionali applaudivano che "i mercati dei capitali fossero tornati a funzionare”.

Il principale successo di Temer è stato un tetto al bilancio modificando una clausola costituzionale che rendeva automatica e incrementabile con la crescita nominale del Pil buona parte della spesa pubblica (fino all'85%). Le sue prossime sfide politiche erano la riforma del lavoro e quella delle pensioni, uno dei problemi più scottanti del Brasile, alzando l'età pensionabile a 65 anni per gli uomini e 62 per le donne dalla media attuale di poco più di 50. I lavori per entrambe queste riforme sono temporaneamente sospesi – e potrebbero non essere ripresi.

Le uniche certezze sono, secondo scrivono vari economisti, l’attuale ripiombare in una situazione simile a quando Rousseff arrivò al potere con "la volontà di riformare, ma nessun vero potere politico per agire", e l’impatto sull'economia, sulla disoccupazione e sul potere d'acquisto dei consumatori. La sospensione di riforme che avrebbero prodotto effetti positivi a lungo termine è, a loro avviso, un esoso danno collaterale dell'attuale crisi politica.

Il Brasile è il principale produttore mondiale di caffè e canna da zucchero e detiene il maggior numero di capi di bestiame commerciale al mondo, è il secondo più grande esportatore di ferro e uno dei principali produttori mondiali di alluminio, carbone e soia. Anche sostenuta da una ripresa dei prezzi delle materie prime, l'economia stava cominciando a uscire dalla recessione.

Il Brasile ha uno dei tassi di disuguaglianza più alti, secondo i dati della World Bank. Mentre negli ultimi nove mesi l'inflazione dimezzata ha lasciato più soldi nelle tasche delle persone, i dati ufficiali dell’IBGE mostrano che la disoccupazione è salita a livelli record, 13,7%, nel primo trimestre per un totale di 14 milioni di persone, rispetto al 11,5% di quanto Temer è arrivato al potere. È un costo molto pesante pagato dalle famiglie, nonostante l’aumento di 500 mila assistiti del programma sociale per i poveri "Bolsa familia".

Più di 28,6 milioni di brasiliani sono usciti dalla povertà tra il 2004 e il 2014 grazie a questo e ad altri programmi sociali, ma a causa della prolungata crisi economica prima della fine del 2017 circa 2,5–3,6 milioni di persone potrebbero ricaderci, secondo i calcoli della Banca Mondiale. Sono "i nuovi poveri", dice lo studio, persone sotto i 40 che vivono principalmente in aree urbane e hanno un livello medio d’istruzione. Molti sono fuoriusciti dal settore dei servizi che ristagna.

Il quadro sociale è fosco, ma se la crisi attuale non si estenderà oltre 60 giorni, il Paese potrebbe riprendere la strada delle riforme e mantenere i tassi di crescita attuali, secondo l'ex governatore della Banca Centrale del Brasile e capo economista della Confederazione del Commercio e dei Servizi, Carlos Thadeu de Freitas, in un’intervista a Globo, perché il Brasile ha un po’ di “grasso da bruciare” sul fronte monetario. “Temer non ha le condizioni morali ed etiche per rimanere al potere", dice Freitas, ma l’impatto della crisi sul PIL potrebbe restare limitato se "una personalità qualificata fosse eletta direttamente dal Congresso".

Questo è ciò che prevede l'articolo 81 della Costituzione, ma con un Congresso un terzo dei cui membri è sotto inchiesta per corruzione, i brasiliani lo accetteranno?

Il tasso di approvazione di Temer è crollato al 9%, secondo un sondaggio Datafolha, cioè quattro punti sotto Rousseff al momento del suo allontanamento lo scorso agosto. In diverse città, tra cui São Paulo e Brasilia, le persone sono scese in piazza battendo sulle padelle. Ad aprile, il primo sciopero generale in 21 anni per protestare contro le politiche di austerità di Temer ha paralizzato il paese.

Un'altra incertezza è se i guai legali di Lula lo spediranno in prigione o gli permetteranno di candidarsi presidente nel 2018, una possibilità che i suoi oppositori politici temono fortemente perché Lula è ancora il politico più popolare e carismatico del Brasile, mentre solo un 2% voterebbe per Temer.

Che sia impeachment, accuse penali, un'azione penale contro la coppia Rousseff-Temer o la rinuncia di quest'ultimo, c'è poca o nessuna visibilità sul prossimo futuro della nona economia più forte al mondo.

@GuiomarParada

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