Le presidenziali coincidono con l’anniversario della “adesione” della Crimea, che voterà per la prima volta. E la presenza degli osservatori Osce in Russia può portare a un'implicita legittimazione dell’annessione della penisola, che per il resto del mondo è ancora Ucraina

Il presidente russo Valdimir Putin in un comizio durante la campagna elettorale a Mosca. REUTERS/Grigory Dukor
Il presidente russo Valdimir Putin in un comizio durante la campagna elettorale a Mosca. REUTERS/Grigory Dukor

In Russia niente succede per caso. Il fatto che la data scelta per le elezioni presidenziali coincida con il quarto anniversario dell’annessione della Crimea è più di una coincidenza. La scontata rielezione di Putin al suo quarto mandato (di fatto il quinto, consecutivo, se si aggiunge la staffetta con Medvedev) deve essere la celebrazione dell’uomo e della sua immagine: Putin e il putinismo. E quale migliore occasione, per celebrare l’uomo che ha riportato la Russia sul palcoscenico geopolitico mondiale, della più osannata tra le sue conquiste?


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Il Kommersant si spinge oltre, azzardando che Putin potrebbe votare proprio in Crimea, a Sebastopoli. Secondo una fonte citata dal periodico russo, le modifiche alla legge elettorale del 2017 hanno reso più facile votare in un seggio diverso da quello in cui si è iscritti. Un’ipotesi facilitata dal fatto che Putin potrebbe trovarsi in Crimea in quei giorni proprio per i festeggiamenti dell’anniversario. Sebbene un’altra fonte sentita sempre dal Kommersant ritenga improbabile che Putin possa trovarsi lontano da Mosca proprio quel giorno.

Molte domande

Tutte ipotesi che però fanno scivolare sullo sfondo un particolare tutt’altro che secondario. Che la Crimea per la quasi totalità della comunità internazionale è ancora parte dell’Ucraina. È vero, fanno eccezione l’Afghanistan, la Corea del Nord, Cuba, Nicaragua, il Venezuela e la Siria, che la riconoscono come territorio russo. C’è la possibilità che la presenza degli osservatori dell’Osce possa comportare una sorta di legittimazione implicita?

A chiederselo è più di qualcuno. E la domanda non è poi così oziosa. L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa sarà per l’occasione in Russia con una delegazione guidata dall’ambasciatore norvegese Jan Petersen, uno staff di 13 persone da 11 Paesi e 60 osservatori sparsi per tutto il territorio. A questi si aggiungeranno altri 420 osservatori per il solo giorno delle votazioni.

L’Osce non ha ancora comunicato dove saranno distribuiti gli osservatori e non sappiamo se alcuno di loro sarà dislocato in Crimea, sebbene sembri molto improbabile.

Ma quando, secondo il calendario ufficiale della missione, il giorno dopo le votazioni la delegazione comunicherà le proprie conclusioni sullo svolgimento delle elezioni, che valore avrà il suo verdetto?

Se, come tutto lascia supporre, le operazioni si svolgeranno generalmente senza grossi intoppi e dall’Osce dovesse arrivare un bollino blu sulla rielezione di Putin, come andrebbe valutato il risultato proveniente dalla Crimea? Possono essere ritenute valide delle elezioni a cui prende parte un’intera regione occupata militarmente e illegalmente e per tutta la comunità internazionale (compresi tutti i Paesi membri dell’Osce) fa ancora parte di un altro Stato?

Come se la Crimea non esistesse

Una possibilità è che l’Osce faccia finta che la Crimea non esista. Del resto, così ha già fatto nel report preliminare sulla missione di monitoraggio, pubblicato a dicembre 2017.

Dal canto loro, le istituzioni e i media russi hanno già dimostrato di sapersi destreggiare con disinvoltura nell’imitazione delle regole democratiche, proprio in Crimea.

Dove il fatidico referendum di quattro anni fa ebbe luogo con un preavviso di 10 giorni, senza una corretta campagna o dibattito pubblico, con i leader politici ucraini lasciati fuori dalla Crimea, e in presenza di molte migliaia di militari russi. E poi, folle di elettori che andavano avanti e indietro nei seggi con la scheda aperta in mano, schede non piegate e lasciate cadere in urne trasparenti, col voto in bella vista.

Infine i quesiti sulle schede. Le due opzioni erano: 1. “Sei a favore di unificare Crimea con la Russia come parte della Federazione russa?” 2. “Sei a favore del ripristino della costituzione del 1992 e dello status di Crimea come parte dell’Ucraina?”, adottata dopo il crollo dell’Urss e subito annullata da Kiev perché dava alla Crimea lo status di entità indipendente. La possibilità che restasse a far parte dell’Ucraina semplicemente non era contemplata.

Un po’ come la possibilità che Putin non sia rieletto.

@daniloeliatweet

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