La storia del negozio Kumasi, che ha deciso di dare spazio solamente a venditori neri e di posare solo con modelli neri. È nata una polemica e si parla di razzismo al contrario.

Alcuni modelli del negozio Kumasi in posa per una campagna.
Alcuni modelli del negozio Kumasi in posa per una campagna.

Alcuni la conoscono per le citazioni musicali, altri per la tradizionale capoeira, ma Salvador de Bahia è nota soprattutto per un’altra ragione: è considerata la città al Mondo con più afro-discendenti al di fuori del continente africano. Secondo il governo locale, più dell’80% degli abitanti ha origini africane ed è la città più black del Brasile. In questo contesto culturale è nato Kumasi, il negozio on line sul quale possono vendere esclusivamente imprenditori neri e per il quale posano solamente modelli di colore, o negros, come si dice in Brasile.


LEGGI ANCHE : Ottobre per la mia Somalia è il mese più crudele


È bene ricordare che nel portoghese brasiliano accade il contrario dell’italiano: è la parola preto (nero) a risultare offensiva, mentre negro non ha un’accezione dispregiativa, assunta purtroppo nel linguaggio italiano. «Preto é cor, negro é raça» («Il nero è un colore, negra è la razza», ndr) spiega un diffuso modo di dire brasiliano. L’idea è venuta a tre ragazzi di Salvador: Lucas Santana, Monique Evelle e Neuza Nascimento. Una scelta commerciale ma con una dose di rivendicazione politica. «Kumasi - spiega Monique a East On Line - è un marketplace per venditori neri e per clienti di qualsiasi tipo. Sosteniamo limprenditoria black con corsi di formazione nelle aree di gestione d’impresa e marketing digitale. Siamo nati da 9 mesi e per ora siamo attivi soprattutto a livello locale, il prossimo anno ci espanderemo su scala nazionale».

Il nome Kumasi è stato ispirato dalla seconda città più grande del Ghana, la quale ospita più di 10.000 attività all’interno del proprio mercato. Un tributo al più grande mercato dell’Africa occidentale da parte della città più afro del Brasile. Il sito si finanzia principalmente attraverso due canali: la vendita di magliette autoprodotte e una commissione del 12% applicata agli imprenditori che vendono sul sito. La maggior parte dei prodotti è artigianale e legata alla tradizione afro. Le entrate permettono così agli ideatori di sostenere economicamente Desabafo Social, un’organizzazione «che usa la comunicazione e le nuove tecnologie per promuovere la cultura dei diritti umani e l’innovazione politica» e specializzata soprattutto nelle aree di educazione, comunicazione e imprenditoria. «Nel 2014 - ricorda Monique, inserita nella lista “30 donne Under 30 da tenere d’occhio”  dell’Abril Edizioni - stavo tenendo una conferenza e ho pronunciato una frase divenuta virale: “Se la vedi nera, allora la vedi bene”. In Brasile usiamo spesso l’espressione “la vedo nera” per qualcosa di negativo. A quel punto mi sono stampata una maglietta con questa frase. L’avevo fatta solo per me, ma la gente ha cominciato a chiedermela e ho subito pensato che potesse essere un modo per sostenere Desabafo Social».

Ma cosa mostra un esperimentocome quello di Kumasi? Secondo gli organizzatori comincia a intravedersi un cambiamento nella percezione del business. «In Brasile, un autonomo di colore guadagna mediamente 1039 reais  (293 euro), lavorando prevalentemente come ambulante o manicure. Un bianco, invece, guadagna 3000 reais (848 euro) in aree dov’è necessaria una formazione accademica, come agenzie di comunicazione o studi d’ingegneria. Le cose però stanno cambiando lentamente, perché prima i neri erano imprenditori guidati dalla necessità mentre adesso possono seguire unopportunità. Oggi la chiamiamo impresa ma ieri era una forma di sopravvivenza», spiega Monique.

Come prevedibile, l’iniziativa di Kumasi ha risvegliato l’animo polemico di una parte dei media brasiliani: «Bahia, la terra con la maggior proporzione di Bolsa Família (un sussidio previsto per le famiglie più povere, ndr), giovani politicizzati, scuola pubblica: era difficile che ne uscisse qualcosa di buono. Il razzismo al contrario continua a tutto vapore nel Mondo con la marcia delle vittime oppresse… Qualcuno s’immagina un negozio che assume solamente modelli bianchi e accetta solo venditori bianchi? Sarebbe un caos. E certamente ci sarebbe una reazione legale, oltre che una mobilitazione violenta di attivisti come questa ragazza», ha scritto sul suo blog il giornalista Rodrigo Costantino, firma di testate diffuse come Veja e O Globo, riferendosi alla fondatrice di Kumasi. «Quando associamo la parola “nero” a quella “soldi” la reazione è questa: un attacco», replica Monique commentando le accuse di Costantino. Lo definiscono razzismo riverso, un concetto brasiliano che rimanda a un problema maggiore e complesso di questa società: la distanza fra settori che nonostante il progresso non riescono a dialogare.

@AlfredoSpalla

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE