Il buco di un proiettile nella porta di un ospedale abbandonato a Marawi, dove il governo continua la lotta  contro il gruppo jihadista Maute. REUTERS/Romeo Ranoco
Il buco di un proiettile nella porta di un ospedale abbandonato a Marawi, dove il governo continua la lotta contro il gruppo jihadista Maute. REUTERS/Romeo Ranoco

Dopo quattro settimane, i miliziani islamisti occupano ancora Marawi. I combattimenti si sono intensificati, ma l’esercito filippino - anche con il supporto dei marines arrivati in soccorso dagli Stati Uniti - non sembra fare passi in avanti. I jihadisti hanno occupato la città dell’isola di Mindanao il 23 maggio con l’obiettivo di creare un Califfato nelle Filippine meridionali.


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Come avevamo scritto la scorsa settimana, l’assedio è stato organizzato nei minimi particolari dai terroristi guidati dai fratelli Omarkhayam e Abdullah Maute, numeri uno dell’omonimo gruppo e da Abu Abdullah al Filipini, nome di battaglia Isnilon Totoni Hapilon, leader di Abu Sayyaf.

Figli dell’élite del Mindanao

Omarkhayam e Abdullah Maute sono nati e cresciuti proprio a Marawi, città storicamente considerata il centro dell’Islam nel Mindanao, dove da decenni i guerriglieri imbracciano le armi per richiedere l’autonomia dal governo di Manila. La famiglia Maute fa parte dell’élite musulmana dell’isola. Il padre ingegnere e la madre immobiliarista, sono stati arrestati dopo l’assalto di un mese fa. Le autorità filippine ritengono che l’arresto della donna sia particolarmente significativo, perché sarebbe una delle principali finanziatrici del gruppo terroristico. I due fratelli Omarkhayam e Abdullah si sarebbero radicalizzati rispettivamente in Egitto e Giordania, dove sono andati per studiare l’arabo nei primi anni Duemila. Omarkhayam, dopo essersi sposato, sarebbe tornato nelle Filippine nel 2011, mentre del fratello non si hanno notizie precise del suo rientro in patria.

Da piccola banda a minaccia militare

Il gruppo Maute è nato nel 2012 grazie al supporto di alcuni miliziani fuoriusciti dagli storici gruppi che si battono per l’autonomia: il Moro National Liberation Front (Mnlf) e il più numeroso Moro Islamic Liberatino Front (Milf), legati da vincoli familiari. Nel 2013 una bomba in una discoteca a Cagayan de Oro segna il loro esordio sulla scena terroristica. Ma è stato grazie alla rivendicazione dell'attentato al mercato di Davao, nel settembre 2016, dove l’obiettivo sarebbe stato proprio il presidente del Paese Rodrigo Duterte, e all'abilità nell'usare i social network, che il gruppo è riuscito ad acquistare enorme visibilità e affiliati. Non è possibile stimare il numero effettivo dei militanti armati, alcuni rapporti parlano di circa cento, altri di addirittura mille. Lo scorso ottobre, Sidney Jones, direttrice dell’Institute for Policy Analysis of Conflict di Giacarta, ha spiegato che all’organizzazione hanno aderito «le persone più istruite di tutti i gruppi radicalizzati nelle Filippine». Grazie all’uso di internet «hanno attratto studenti e docenti della Mindanao State University di Marawi». Il gruppo terroristico, secondo l’esperta, «si sarebbe trasformato da piccola banda a vera a propria minaccia militare con l’emergere dello Stato Islamico in Medio Oriente».

Nella lista dei più pericolosi al mondo

Isnilon Totoni Hapilon, leader di Abu Sayyaf, è nato nel 1966. Anche questo gruppo armato, fondato negli anni Novanta da Abdurajik Janjalani, è cresciuto grazie a miliziani fuoriusciti dal Mnlf e dal Milf. Hapilon ha acquisito notorietà all’interno dell’organizzazione in seguito al suo coinvolgimento nel rapimento di venti civili - compresi tre americani - al Dos Palmas Resort a Puerto Princesa nel 2001, che ha portato alla morte di cinque ostaggi e diversi soldati filippini coinvolti nell’operazione di salvataggio. Nel settembre 2006, a seguito della morte di Janjalani, prende le redini di Abu Sayyaf. Nella lista nera dei soggetti più pericolosi al mondo, gli Stati Uniti hanno messo una taglia di cinque milioni di dollari per la sua cattura.

I contatti con l’Isis

Lo scorso anno, attraverso un video diffuso su You Tube, i due fratelli Maute hanno giurato fedeltà alle bandiere nere. Due anni prima, li aveva anticipati proprio Isnilon Totoni Hapilon, sempre divulgando un filmato su internet. Ma i contatti con l’Isis non sarebbero solo virtuali. Secondo le autorità, avrebbero stabilito solidi legami grazie a combattenti malesi e indonesiani andati in Siria ed Iraq. Non solo. Nel mese di febbraio, il segretario alla Difesa Delfin Lorenzana ha dichiarato alla Reuters che i servizi segreti avevano prove attendibili di un finanziamento dello Stato Islamico a queste organizzazioni per creare un Califfato nel sud delle Filippine.   

@fabio_polese

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