Un uomo lavora in una coltivazione di oppio nella provincia di  Jalalabad in Afghanistan. REUTERS/ Parwiz
Un uomo lavora in una coltivazione di oppio nella provincia di Jalalabad in Afghanistan. REUTERS/ Parwiz

E' Pakistan Today a lanciare la notizia: l'Isis Provincia del Khoarsan propaganda fra afghani e pakistani la guerra all'occidente, la supremazia del Califfato e... uno stile di vita consono a non danneggiare il clima.


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Terroristi ecologisti? Oppure no, eco-terroristi? Seppure ancora non sia mai giunta notizia di un atto eclatante volto a sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema del surriscaldamento globale o della deforestazione, la news del quotidiano asiatico lascia piuttosto perplessi poiché non si riesce, almeno di primo acchito, a capire perché l'esercito di al Baghdadi tenga così tanto all'ambiente.

La fonte giornalistica cita le parole del successore, sconosciuto, di Hafiz Saeed Khan (leader del gruppo jihadista del Khorasan ucciso da un drone della coalizione nell'agosto 2016), secondo il quale i musulmani dell'area AfPak (Afghanistan-Pakistan) dovrebbero impegnarsi a ridurre le emissioni di CO2, come d'altronde stabilito nel corso degli accordi internazionali di Marrakesh lo scorso novembre.

Verità o bufala? Le fake news, si sa, abbondano come il riso: sulla bocca degli stolti e sulle piattaforme socials dove ignari lettori condividono titolo e contenuto senza curarsi della veridicità di ciò che contribuiscono a far circolare. E, in questo caso, l'assenza di una fonte certa fa emergere più di un dubbio sull'attendibilità di una notizia che, riporta Pakistan Today, sarebbe rimbalzata anche sulle colonne di Daqib con tanto di interessamento diretto del leader IS, felice per l'impegno dei suoi uomini nell'opera di tutela della natura. Ma basta arrivare in fondo alla pagina per fugare ogni possibile interrogativo sulla faccenda: “The above piece is a work of satire and does not present itself as the truth”. Bene, tutto chiaro anche se, almeno per una volta, il Califfato avesse abbracciato una nobile causa non sarebbe stato poi così tanto male; tuttavia, viene spontanea un'altra domanda: configurandosi come “stato”, esiste una politica Isis nei confronti dei temi ecologici ed ambientali?

Trattandosi di una entità costantemente in guerra, è difficile pensare che la struttura statale e legislativa sia articolata e capace di attenzione verso argomenti di pubblico interesse; però, l'ampia attività di propaganda e i reportage che raccontano il Califfato forniscono dati interessanti sul modus operandi della pubblica amministrazione di al Baghdadi: sappiamo, ad esempio, che sigarette ed alcolici sono al bando pertanto, in un'ottica di tutela ambientale, il problema dello smaltimento di vetro e di scarti del fumo non si pone. Al contrario, lo sfruttamento delle risorse regionali per finanziare la guerra e la distruzione o la confisca per contrabbando di opere d'arte sono attività sufficienti a delineare l'assoluta mancanza di rispetto per il tessuto storico, sociale e ambientale dei territori conquistati.

Sorge, allora, una domanda: fra le tante storie che si possono inventare per esorcizzare un nemico, perché sceglierne una che parla di ecologia? Probabilmente perché nell'AfPak verde e Isis sono un problema serio, pericoloso ma soprattutto legato a doppio filo: nelle aree di confine fra i due paesi, infatti, gli appezzamenti di papavero fanno gola ai trafficanti di droga quanto alla Khorasan Province, sia per il volume di affari che deriva dalla produzione e dal commercio dell' eroina (circa 1 miliardo di dollari/anno), sia perché diffondere lo stupefacente oltre confine, in particolare verso Russia, Tagikistan e Uzbekistan è un sistema, sicuro e redditizio, per impegnare le forze di sicurezza, comprare la fedeltà di chi lavora nelle raffinerie, corrompere le autorità locali.

Dunque, seppur satirico l'articolo di Pakistan Today un fondo di verità ce l'ha: l'Isis ha vietato alcol e sigarette, facendo però un'eccezione per l'oppio, quel bulbo verde che fiorisce in campi rigogliosi, che ha resistito all'invasione sovietica, al bando dei talebani e alla guerra del 2001 e che oggi, in una nazione senza pace, è ancora ambita fonte di ricchezza illegale per criminali e per chi è impegnato nella guerra contro l'Occidente.

@marco_petrelli 

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