La 18enne Rosine Mengue tiene inbraccio il figlio di 1 anno nella sua casa nel quartiere di Castors a Bangui, Repubblica Centrafricana. Ha raccontato che aveva 16 anni quando un peacekeeper marocchino la costrinse a prostituirsi per 8 dollari e la mise incinta (Credit: Jane Hahn - Washington Post)
La 18enne Rosine Mengue tiene inbraccio il figlio di 1 anno nella sua casa nel quartiere di Castors a Bangui, Repubblica Centrafricana. Ha raccontato che aveva 16 anni quando un peacekeeper marocchino la costrinse a prostituirsi per 8 dollari e la mise incinta (Credit: Jane Hahn - Washington Post)

Da un rapporto interno delle Nazioni Unite, reso noto lo scorso aprile dall’Associated Press, è riemerso che i peacekeeper inviati nei paesi devastati dalla guerra commettono crimini contro le persone che dovrebbero proteggere.


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Secondo la relazione, tra il 2004 e il 2016, sono state quasi 2.000 le accuse di sfruttamento e abuso sessuale nei confronti dei soldati della milizia internazionale dell’Onu, che questi ultimi avrebbero perpetrato in cambio di pochi centesimi di dollaro nei luoghi più poveri del mondo ai danni di donne e bambini, molto spesso sotto i 14 anni.

Almeno 154 di questi orrendi misfatti sono avvenuti nell’isola di Haiti, che nel 2004 è stata teatro di una grave crisi politica, culminata in un colpo di Stato guidato dall’ex capo della polizia locale Guy de Philippe, che ha  provocato la deposizione dell’allora presidente Jean-Bertrand Aristide.

È proprio nel maggio del 2004, che per garantire una transizione democratica del Paese, comincia il suo mandato la MINUSTAH, la Missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite ad Haiti.

Da allora si sono susseguiti centinaia di casi di stupri e molti degli abusi si sono consumati tra le rovine dell’Habitacion Leclerc, un resort turistico abbandonato situato nella periferia meridionale della capitale Port-au-Prince, che negli anni settanta era meta di soggiorno di miliardari americani e vip come Jackie Onasiss e Mick Jagger.

Le testimonianze delle vittime

Dopo che l’isola caraibica era precipitata nel caos, il vecchio resort era diventato rifugio di molti bambini haitiani abbandonati dai propri genitori e costretti a vivere di stenti. Nove di questi fanciulli sono stati vittime di un giro di sfruttamento della prostituzione minorile, che secondo un’inchiesta interna condotta dall’Onu, ha visto il coinvolgimento di 134 peacekeeper cingalesi, dei quali 114 sono stati rispediti a casa, ma nessuno è mai stato incriminato e processato per gli abusi commessi.

Il rapporto delle Nazioni Unite riporta numerose testimonianze delle violenze perpetrate ai danni di minori, che hanno voluto conservare l’anonimato e vengono identificate con dei numeri.

La prima testimone, individuata come V01 (vittima numero 1), ricorda che fu stuprata nel 2004, quando aveva solo 12 anni e gli abusi ai suoi danni sono andati avanti fino al 2007. Nel corso di questo periodo ha avuto rapporti sessuali con cinquanta peacekeeper e tra questi c’era anche un alto ufficiale, che le ha dato 75 centesimi di dollaro per la prestazione.

Un ragazzo, identificato come V09, riferisce di aver avuto 15 anni quando cominciarono i suoi primi incontri con i peacekeeper cingalesi. Nel corso di tre anni, ha dichiarato di avere rapporti sessuali con più di cento caschi blu dello Sri Lanka, con una media di circa quattro al giorno.

Gli stupratori però non venivano solo dal Sri Lanka, ma anche dal Bangladesh, Brasile, Giordania, Nigeria, Pakistan e Nepal. Questi ultimi, hanno persino contagiato la popolazione locale con una forma di epidemia di colera che ha provocato il decesso di 10mila persone.

I primi casi negli anni novanta

Già nei primi anni novanta, alcuni casi di stupro finirono sotto i riflettori dei media internazionali. Ci furono segnalazioni di violenze sessuali nella Repubblica democratica del Congo, Mozambico, Eritrea e Somalia, di sfruttamento della prostituzione in Bosnia e Liberia e di abusi su minori in Sierra Leone.

Nel 1994, l’ONU nominò Graça Machel, ex first lady del Sudafrica e del Mozambico, per approfondire le conseguenze del conflitto armato sui bambini mozambicani. La sua relazione, pubblicata nell’agosto del 1996, è stata uno dei primi documenti ufficiali a sollevare la questione dello sfruttamento sessuale dei minori da parte dei peacekeeper delle Nazioni Unite e chiedere la fine dell’impunità.

Nel 200, fu scoperto che i civili impiegati nelle missioni di pace e i militari dell’ONU hanno abusato sessualmente di rifugiati in Guinea, Liberia e Sierra Leone.

Nel 2003, l’allora segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, introdusse una politica di “tolleranza zero” nei confronti dello sfruttamento e l’abuso sessuale e attivò un meccanismo speciale per la segnalazione delle violenze.

Ha anche “scoraggiato” i militari a intrattenere relazioni sessuali con i beneficiari dell’assistenza umanitaria «poiché minano nelle fondamenta la credibilità e l’integrità del lavoro delle Nazioni Unite». Tuttavia, vittime, attivisti, avvocati e organizzazioni per i diritti umani sostengono che tali crimini sono rimasti impuniti.

La denuncia di Anders Kompass

Quando, nell’aprile 2015, l’Alto funzionario dell’ONU, Anders Kompass, ha consegnato alle autorità di Parigi un rapporto sugli abusi sessuali su minori che coinvolgevano le forze di pace francesi nella Repubblica Centrafricana tra il dicembre 2013 e il luglio 2014, è stato sospeso dall’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid bin Ra’ad.

La sospensione di Kompass è stata giudicata illegale dal tribunale delle Nazioni Unite il 6 maggio 2015 e il diplomatico svedese è tornato al suo incarico. Diversi stati membri hanno criticato l’ONU per aver screditato Kompass a causa delle rivelazioni sugli abusi sessuali sui minori, piuttosto che colpire i responsabili di tali abusi.

Nelle prime interviste rilasciate dopo essere stato riabilitato, Kompass ha rivelato come il personale ONU taccia anche se a conoscenza delle violenze ai danni di minori per timore di perdere il posto di lavoro.

L’Alto funzionario ha poi ricordato che lo sfruttamento sessuale è vietato da protocollo, aggiungendo che di fatto però gli abusi sessuali sono «sostanzialmente tollerati» in Paesi come la Repubblica Centrafricana, dove gli operatori dell’Onu si sentono protetti da una certa cultura dell’impunità.

Una cultura che dovrebbe essere rimossa dall’organizzazione intergovernativa a vocazione internazionale per eccellenza, che condanna lo stupro come “arma di guerra”.

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