Domenica scorsa i cittadini turchi sono stati chiamati a votare per il cambiamento del sistema in esecutivo presidenziale. Con oltre il 51 per cento delle preferenze è passata la riforma fortemente voluta da Recepp Tayyp Erdogan, il «Reis» del Paese. Per molti una vittoria a metà. Per altri, invece, la legittimazione di quello che il presidente della Turchia stava già facendo da tempo. Ma cosa potrebbe accadere ora?

Sostenitori del Presidente turco Tayyip Erdogan in attesa del suo arrivo al Palazzo Presidenziale ad Ankara. REUTERS/Umit Bektas
Sostenitori del Presidente turco Tayyip Erdogan in attesa del suo arrivo al Palazzo Presidenziale ad Ankara. REUTERS/Umit Bektas

Eastweest.eu lo ha chiesto a Burak Bekdil, una delle figure più importanti del panorama giornalistico turco, licenziato nel dicembre 2016 perchè diventato scomodo anche per Hurriyet, uno dei principali quotidiani d'opposizione.


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Il motivo della sua rimozione dal giornale è in qualche modo collegato all'esistente stato di emergenza e al crescente controllo sugli oppositori del partito AKP?
La mia colonna in Hurriyet Daily News è stata chiusa dopo 29 anni lo scorso dicembre. Il giornale e il suo editore sono stati sotto grande pressione dai media pro-Erdogan soprattutto dopo il 2014 quando quotidiani islamisti hanno iniziato ad additarmi con narrative piene d'odio e minacce. A dicembre una delle principali testate pro governative ha fatto lo stesso puntando l'attenzione su un pezzo che avevo scritto per Gatestone Institute, New York. I nostri editori pur di non aver problemi sono giunti al punto di licenziarmi. Le pressioni da parte del governo su ciò che rimane della stampa libera stanno crescendo giorno dopo giorno. Vorrei ricordare che ci sono più di 150 giornalisti in carcere accusasti di connessioni terroriste, alcuni dei quali sono da mesi in attesa di giudizio senza nemmeno sapere quale sia l'accusa.

Può spiegare cosa sta succedendo in questo momento in Turchia con un Erdogan leader supremo del sistema politico turco?
Gli elettori turchi in generale non badano al concetto di libertà civili e valori politici realmente liberali. In media non vengono impressionati da un governo che intimidisce opposizione e dissidenti, al contrario si dimostrano alquanto soddisfatti soprattutto quando ottengono sussidi dal governo o quando il leader di riferimento rivitalizza il sogno di un ritorno al glorioso passato ottomano. Questo è il vero problema della Turchia: non gli uomini forti, ma la cultura politica che ama uomini forti.

Quale sarà l'impatto di medio termine di questo referendum?
Nonostante il piccolo margine, il risultato referendario rafforzerà ulteriormente le politiche autoritarie di Erdogan, la sua agenda islamista e le sue ambizioni ottomane. Legittimerà il potere assoluto del presidente in assenza di un sistema di pesi e contrappesi. L'interrogativo da porci è: se la maggioranza dei turchi è soddisfatta con questo stato di cose, la minoranza di persone come me cosa può fare? Non molto. Ci saranno ulteriori tensioni e la polarizzazione sociale è destinata ad acuirsi. Il populismo promosso da Erdogan non solo gli concede una nuova licenza di governare non democraticamente, ma danneggerà ulteriormente gli standard democratici della Turchia.

La Turchia da membro della coalizione internazionale contro Isis si è poi inserita in una triangolazione con Russia e Iran per poi mostrare entusiasmo per l'iniziativa di Trump. Quale è il motivo di una strategia così volatile sul conflitto siriano?
La priorità della Turchia in Siria è di prevenire la creazione di un'enclave curda a nord del Paese. Ankara sta usando ISIS come pretesto per prevenire una regione curda autonoma che in futuro potrebbe unirsi al Kurdistan iracheno e in seguito al sud est anatolico. Storicamente questo è il timore della Turchia. La ragione per il continuo zig zag politico in Siria è l'impotenza. Non ci sono in verità strategie praticabili per raggiungere gli obiettivi prefissati: la Turchia è troppo debole per contrastare gli interessi di Russia (e Iran) e Stati Uniti, basta guardare l'impatto delle sanzioni russe sull'economia turca dopo l'abbattimento del jet russo Su-24 nel Novembre 2015. Insomma la politica turca non è consistente. I suoi obiettivi sono in contraddizione con quelli degli Stati potenti e degli attori non-statali. Procedere a zig zag è l'esito naturale di tutto ciò.

@fabio_polese

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