Pochi mesi dopo l’uscita da Parigi, il presidente ci ripensa. Nessuna conversione ambientalista, pesano gli interessi delle grandi imprese, in un’America dove la transizione energetica e il boom degli idrocarburi non convenzionali hanno innescato una vera rivoluzione industriale

Posa di pannelli solari su un tetto. San Diego, California, Stati Uniti. REUTERS / Mike Blake
Posa di pannelli solari su un tetto. San Diego, California, Stati Uniti. REUTERS / Mike Blake

Dopo aver ufficializzato solo pochi mesi fa l'uscita degli Stati Uniti dagli accordi sul clima approvati durante la Conferenza di Parigi del 2015, l’amministrazione Trump sembra voler tornare sulla sua decisione.


LEGGI ANCHE : Il rilancio del carbone voluto da Trump è destinato al flop


Nonostante rimanga scettico rispetto alla teoria del riscaldamento globale antropogenico e continui a nutrire diffidenza confronti del mondo scientifico, il presidente ha annunciato che gli Usa potrebbero accettare un accordo che permetta al tessuto produttivo nazionale di non rinunciare al vantaggio competitivo assicurato dalle ampie riserve di combustibili fossili (gas naturale, petrolio e carbone).

L'apparente incoerenza ideologica e la schizofrenia politica nascondono, in realtà, la difesa di interessi economici e priorità strategiche sinora sottotraccia nell’agenda e nella retorica dell’amministrazione.

Nel corso degli ultimi anni, infatti, la transizione energetica si è andata trasformando in una rivoluzione industriale.

Come sempre è avvenuto nel corso della storia, l'evoluzione tecnologica e infrastrutturale del comparto energetico si ripercuote sul sistema dei trasporti, sui cicli produttivi, sulle dinamiche commerciali e sui mercati finanziari, innescando nella comunità che investe una rimodulazione complessiva del sistema economico e del tessuto sociale.

Durante la scalata alla presidenza, Donald Trump si è fatto portavoce di quelle fasce della popolazione americana che non hanno goduto dei benefici della globalizzazione e che ora sono giustamente spaventate dall'impetuoso sviluppo tecnologico che minaccia di eroderne ulteriormente reddito e diritti. Tuttavia, una volta eletto, il presidente si è mostrato più sensibile alle istanze dei grandi gruppi industriali e finanziari piuttosto che a quelle di operai e minatori.

Infatti, mentre l’emorragia di posti nel segmento minerario del carbone continua e la creazione di nuovi posti di lavoro si contrae rispetto all’anno precedente, la revisione dei regolamenti varati dall’Environmental protection agency durante la presidenza Obama si limita ad aumentare i margini degli operatori del settore elettrico e di quello minerario. Senza, però, imprimere alla strategia energetica americana una vera e propria svolta, annunciata da Trump in campagna elettorale e tanto temuta da climatologi e ambientalisti.

Paradossalmente, l’apparente ripensamento del presidente sull'uscita degli Usa dagli accordi di Parigi, si inserisce proprio in questo scenario.

La transizione energetica, infatti, è una grande opportunità e una priorità strategica per molte imprese statunitensi.

Non a caso, nel corso dell’ultimo anno si sono moltiplicati gli appelli provenienti dal mondo imprenditoriale americano che chiedono al presidente di bloccare l'uscita degli Usa dal quadro della Cop21.

Lo sviluppo delle nuove fonti di energia rinnovabile deve essere necessariamente accompagnato dall'adeguamento delle reti e della cornice infrastrutturale, in grado a sua volta di aumentare l'efficienza e la produttività complessiva del sistema energetico e di quello industriale.

Il massiccio afflusso di investimenti strutturali e infrastrutturali, soprattutto in un'economia complessa e avanzata come quella statunitense, può mettere il tessuto industriale nazionale nelle condizioni di consolidare la leadership tecnologica e la presenza nei segmenti a maggior valore aggiunto della catena del valore globale.

Riuscire a inserirsi nel complesso ed eterogeneo processo di sintesi e trasformazione culturale e tecnologica che traduce le nuove possibilità e le nuove necessità in prodotti e servizi, potrebbe garantire alle multinazionali americane il rafforzamento della posizione già dominante nei mercati internazionali.

E il tessuto produttivo americano si trova nelle condizioni ideali per affrontare questa sfida.

Nel corso dell'ultimo decennio, infatti, la unconventional revolution (il boom degli idrocarburi non convenzionali come lo shale gas e il tight oil) ha convogliato centinaia di miliardi di dollari di investimenti nel comparto energetico americano, innescando una ristrutturazione complessiva del parco centrali e delle reti.

Solo nel corso del 2017, a fronte di 109 miliardi di investimenti nel segmento Oil&Gas, si sono registrati flussi per 53 miliardi nel segmento delle nuove forme di energie rinnovabili, 48 nello sviluppo delle reti elettriche e 43 in efficienza energetica.

Il nuovo assetto del sistema energetico nazionale, più dinamico, flessibile ed efficiente, presenta ampi margini di compatibilità con le nuove forme di energie rinnovabili, mentre le prospettive industriali dei giacimenti di light tight oil (Lto) e shale gas hanno attirato l'attenzione dei grandi fondi di investimento e delle banche d'affari, fungendo da volano per l'intero comparto energetico.

Contemporaneamente, i conglomerati dell’high tech hanno iniziato a manifestare un crescente interesse per l'evoluzione di alcune tecnologie core della transizione energetica, che potrebbe rivoluzionare le possibilità di applicazione.

Mentre lavorano alacremente a progetti innovativi nel campo della mobilità, dell’intelligenza artificiale, del machine learning, della realtà aumentata, della robotica e delle devices avanzate, aziende come Tesla, Google o Apple hanno già iniziato da anni a trasformare la decarbonizzazione in un brand commerciale.

A spingere l'amministrazione Trump a un ripensamento sulla fuoriuscita dagli accordi di Parigi, quindi, non sono i rischi e i risvolti etici del riscaldamento globale o dell’inquinamento atmosferico ma le opportunità economiche e finanziarie legate al conseguente, potenziale, sviluppo industriale.

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE