Una persona cammina con un paio di stivali rossi, bianchi e blu che riprendono la bandiera americana. Nashville, Tennessee 29 agosto 2015. REUTERS / Harrison McClary
Una persona cammina con un paio di stivali rossi, bianchi e blu che riprendono la bandiera americana. Nashville, Tennessee 29 agosto 2015. REUTERS / Harrison McClary

Negli ultimi tempi, diverse tendenze hanno influito su numerose elezioni in giro per il mondo, dagli Stati Uniti alle Filippine, passando per il Regno Unito e l’Italia: le paure e le ansie dei cittadini, emerse a causa dell’attuale epoca di cambiamento; una diffusa sfiducia – nonché disprezzo – verso gli esperti; la monetizzazione dell’informazione in rete; un sistema d’istruzione nei Paesi avanzati sempre più business-focused; infine, una qualità del dibattito politico sempre più orientata ad adattare le proprie proposte agli umori delle masse, spesso con il sostegno di aziende specializzate nell’analisi dei sentimenti dell’opinione pubblica.


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 Il mondo non è più ciò che era

Come spiegava, nel lontano 2012, Thierry Malleret nel suo libello “Disequilibrium. A World Out of Kilter”, il mondo sembra oggi caratterizzato da quattro forze correlate: “interdipendenza, complessità, trasparenza, velocità”[1].

In particolar modo, più passa il tempo più il tessuto delle relazioni internazionali si infittisce, divenendo, da un lato, più interdipendente e complesso: ogniqualvolta emerga un problema – a livello locale, nazionale, internazionale – aumenta il numero di variabili da tenere in considerazione al fine di risolverlo.

Dall’altro, il mondo è più trasparente: i cittadini hanno un accesso all’informazione infinitamente maggiore di quanto non fosse anche solo vent’anni fa. Con l’accesso all’informazione, i cittadini hanno anche acquisito un maggior potere di pressione sui propri governi.

Infine, il mondo è più veloce: per esempio, gli abitanti di Edimburgo sanno in tempo reale cosa sta succedendo a Taiwan, e i cittadini di Taiwan sanno in tempo reale cosa sta succedendo a Lima. Le notizie rischiano di diventare vecchie anche solo dopo pochi giorni, quando non ore.

In una tale epoca di mutamento, correlato al cambiamento della distribuzione di potenza nel sistema internazionale[2], la prima reazione degli elettori nelle democrazie occidentali è la paura verso la propria situazione e la propria sicurezza, che aumenta proporzionalmente all’incapacità dell’establishment – ma soprattutto degli esperti – di risolvere problemi e disagi nel breve periodo[3].

La sfiducia negli esperti

Un tempo, quando un individuo si ammalava andava dal medico, il quale gli prescriveva una cura in virtù di una pluriennale, specialistica preparazione pratica e teorica.

Oggi, molte persone non decidono di vaccinare sé stesse e i propri figli sulla base della fiducia verso il  medico, bensì sulla base di ciò che dice “la Rete”, la verità “alternativa” che pare più affidabile del sistema.

Vi è un diffuso sospetto verso i media mainstream, gli esperti, le autorità in generale[4],[5]; in parte, tale fenomeno è la naturale risposta agli errori e alle mancanze dell’establishment, quali la crisi finanziaria o l’estesa corruzione politica italiana, per fare un esempio sul Bel Paese. In parte, è dovuto alla percezione che esperti e autorità, in realtà, agiscano principalmente come agenti dei più forti e dei più ricchi. In parte, infine, all’incapacità di esperti e autorità di comunicare efficacemente ciò che viene fatto per il bene – non solo il benessere – della popolazione: l’esempio cardine di questa inabilità è rappresentato dalle istituzioni sovranazionali dell’Unione Europea, che vengono accusate dai leader cosiddetti populisti della maggior parte dei problemi che affliggono oggi il Vecchio Continente, quando in realtà molte di tali crisi sono state causate dagli Stati membri stessi. Solo un esempio: per quanto riguarda il fenomeno dei migranti in Europa, sono gli Stati membri che si sono rivelati egoisti, divisi, incapaci di collaborare, non la Commissione Europea che, al contrario, si è battuta per tentare di trovare un’unità di intenti e d’azione.   

La combinazione di questi due fattori, ossia della sfiducia verso gli esperti e della paura verso un mondo immensamente più complesso di quanto non fosse anche solo pochi anni fa, ha portato molti cittadini ad affidarsi alle notizie che circolano su internet, senza però tener conto di come l’informazione stia cambiando.

L’informazione nel “mondo nuovo”

In quest’epoca ultra-rapida e iper-complessa, i cittadini vengono sovraccaricati di informazioni; ciò significa che attualmente circolano troppe informazioni – in rete, sui giornali, in televisione, in radio – affinché il nostro cervello possa assimilarle tutte. Per esempio: se si prova a scrivere sul motore di ricerca Google “EU foreign policy”, ossia ‘politica estera europea’, in 0,54 secondi verranno trovati più di quattordici milioni di risultati. Quattordici milioni in meno di un secondo, e solo su un argomento specifico. Il cervello è letteralmente bombardato di informazioni e stimoli ogni singolo giorno, rendendo impossibile la recezione e l’assimilazione di tutto. Perciò, consciamente o inconsciamente che sia, gli individui selezionano solamente ciò che più interessa loro e, soprattutto, ciò che più rafforza le loro convinzioni: argomento collegato al fenomeno per cui le opinioni di ciascuno sono sempre più difficili da cambiare, anche quando si scontrano con la realtà dei fatti[6].  

Il motivo di una tale selezione non è solo il sovraccarico di informazioni e stimoli, bensì vi è anche un fattore puramente temporale: gli spezzoni che, durante una giornata, vengono dedicati all’informazione si assottigliano in proporzione all’aumento della complessità e della velocità dei ritmi quotidiani, per cui l’informazione viene circoscritta in specifici momenti. Questa circoscrizione comporta, altresì, che l’informazione recepita sia generalista e poco approfondita.

Si sviluppa un simpatico paradosso per il quale, all’aumento della complessità del mondo e al conseguente aumento del bisogno d’informazioni, si registra invece una diminuzione della qualità dell’informazione stessa e del tempo a essa dedicato.

Oltre a ciò, l’informazione è ormai monetizzata da tempo: i giornalisti vengono pagati e i giornali guadagnano tramite la vendita di articoli. Con internet, l’informazione guadagna tramite i “click” e le pubblicità, tramite la diffusione virale di notizie su siti e social network. 

In un mondo così veloce e sovraccarico di informazioni e stimoli, le notizie devono essere accattivanti per conquistarsi il primato della lettura o della visualizzazione. In un mondo così veloce e sovraccarico di informazioni e stimoli e con sempre meno tempo da dedicare all’informazione, le notizie devono colpire emotivamente gli utenti in modo da essere considerate: si produce così un circolo vizioso ove l’informazione è costretta a essere aggressiva e sensazionalistica in modo da essere individuata nell’Oceano delle notizie e da essere letta o guardata, abbassando la qualità delle notizie stesse. Non si ha tempo per lunghi articoli o analisi approfondite, si necessitano pezzi brevi, che semplificano la realtà e che, soprattutto, per essere cliccati si focalizzino sulle paure o sulle aspettative degli utenti.

È famoso il caso dei ragazzi macedoni che, durante la scorsa campagna elettorale statunitense, hanno guadagnato molti soldi offrendo ai cittadini a stelle e strisce notizie sensazionalistiche e spesso false o manipolate[7]

L’informazione abdica al suo compito primario in favore di visibilità e profitto, quando invece dovrebbe essere uno dei pilastri principali di una democrazia.  

Un’ultima caratteristica dell’informazione del nostro tempo è il sempre crescente divario fra luoghi connessi all’informazione – perlopiù aree metropolitane e zone produttive – e luoghi ove a spadroneggiare sono le notizie locali e parziali – perlopiù aree rurali e isolate: in queste ultime zone si concentrano i numeri maggiori di individui non scolarizzati, più svantaggiati economicamente, meno connessi con il contesto nazionale e internazionale[8]. Un esempio concreto sono il Midwest e la Rust Belt statunitensi, roccaforti trumpiane, e le province italiane ed europee, dove i partiti cosiddetti populisti riescono bene a cavalcare e sfruttare rabbia sociale, disinformazione e paure comuni[9].

L’istruzione e il fattore business

Altro pilastro di una democrazia dovrebbe essere l’istruzione. Difatti, il percorso scolastico e universitario è necessario per educare i cittadini a essere democratici, mentre l’informazione dovrebbe poi provvedere a mantenerli attivi e partecipanti alla vita pubblica e sociale del proprio Paese.

Al contrario, l’istruzione sta divenendo sempre più business-focused in molte democrazie, occidentali e non, con il risultato che gli studenti apprendono sì concetti tecnici e utili all’economia nazionale sul breve periodo, però difettano nel conoscere come si vive in una democrazia e su cosa si basa una democrazia, risultando più facilmente manipolabili da parte di politicanti affamati di voti facili e di aziende che giocano con la loro ignoranza.

Nel libro “Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica”, risalente al 2011, la filosofa e accademica statunitense Martha Nussbaum spiega come la cultura umanistica sia necessaria nel formare cittadini democratici e affrontare sfide come emarginazione sociale, razzismo, intolleranza, violenza politica.

Il caso “Cambridge Analytica”

Si è parlato di aziende che giocano con l’ignoranza dei cittadini poiché, alle spalle della vittoria di Donald Trump – oltre ai fattori descritti in questo articolo e al famigerato attivismo di Steve Bannon, ricco consulente statunitense del neo-Presidente e sostenitore di idee di estreme destra[10] –, si ritrovano anche le operazioni di un team di Cambridge Analytica, azienda statunitense specializzata nella raccolta e analisi di dati e nel marketing digitale.

Nello specifico, il team si è occupato di personalizzare i discorsi e le proposte elettorali di Trump sulla base degli interessi di singoli gruppi di elettori[11]: proposte per affossare l’immigrazione clandestina venivano direzionate sui gruppi più sfavorevoli agli immigrati, le proposte per riprendere l’utilizzo massiccio del carbone come fonte di energia venivano lanciate nei territori dove il settore carbonifero ha più subito le politiche obamiane di contrasto al cambiamento climatico e a favore di una società sostenibile da un punto di vista energetico.

L’attività dell’azienda, unita alla diffusione delle “verità alternative” del team trumpiano e alla demagogia del candidato hanno fortemente aiutato il neo-Presidente a vincere.

Russia, MoVimento 5 Stelle e le fake news

Negli ultimi mesi, in Europa e in Italia sono venuti alla luce rapporti e analisi che indicano due fenomeni preoccupanti.

In primo luogo, la Russia si sta concentrando sempre più nel sovvenzionare partiti euroscettici al fine di incrinare l’Unione Europea e dividerne i ranghi, per un semplice motivo: unito, il Vecchio Continente diventa un polo di potenza capace di tener testa a tutti gli attori globali, emergenti o meno, come Stati Uniti, Russia, Cina, India; al contrario, se divisi i piccoli, anziani e sempre più deboli Stati membri europei risultano essere attori più facili da battere in negoziati commerciali e problematiche internazionali.

L’orso siberiano si sta occupando anche di finanziare centri di ricerca, siti, giornali che diffondano fake news – molto banalmente, notizie false o distorte – in modo da orientare l’opinione pubblica e fomentare tensioni socio-economiche e aumentare l’instabilità politica europea.

In secondo luogo, un’inchiesta del noto sito BuzzFeed ha dimostrato come il MoVimento 5 Stelle abbia allestito “una diffusa rete di siti e di account social media che stanno diffondendo notizie false, teorie cospiratorie, e propaganda pro-Cremlino a milioni di persone”[12]. Un sistema tentacolare che, oltre a macinare milioni di euro a favore della Casaleggio Associati e del MoVimento 5 Stelle, propaga complotti e notizie inventate o manipolate, creando una sorta di realtà parallela dove i suoi sostenitori sono inclusi in un circuito di notizie particolare e vengono quotidianamente bombardati da stimoli falsi o distorti[13].

Simili reti sono utilizzate anche dalla Lega Nord e dal sito statunitense Breitbart, fortemente pro-Trump e considerato uno dei siti più razzisti e di estrema destra dell’intero panorama nordamericano.

Conclusioni

Il cambiamento d’epoca in atto, la sfiducia negli esperti, l’informazione digitale e monetizzata, l’istruzione business-focused, le false notizie sono tutti fattori che hanno contribuito, con gradi di intensità diversi, a Brexit, a Trump, alla sconfitta del referendum costituzionale italiano del 4 dicembre scorso – dove tecniche propagandistiche sono state usate sia dal campo dei favorevoli sia dal campo dei contrari.

È forse giunto il momento di tornare a riflettere sulla democrazia, a far ricordare ai cittadini che questa non è un fenomeno naturale né qualcosa di scontato.

E forse è anche tempo di riflettere sul ruolo dei media, di politici senza scrupoli pronti ad arraffare voti e poi scappare – si rimembri Nigel Farage, dimessosi dopo la vittoria del Leave nel referendum su Brexit –, sui diffusori di notizie false che fratturano il contesto sociale e politico.

E forse è tempo che la classe politica, al posto che nascondersi in torri d’avorio o rincorrere i demagoghi con le loro stesse tattiche, torni sul campo, in azione per il bene dei cittadini.

Infine, forse è tempo che si smetta di dire che cultura e istruzione non servono a far girare l’economia: posto che è errato, anche se fosse così bisognerebbe comunque investire pesantemente in questi settori. Perché si può pensare che non facciano macinare denaro, mentre è certo che contribuiscono a rafforzare le democrazie che, con tutti i problemi che hanno, sono comunque il miglior regime che abbiamo al momento.

A meno che qualcuno non pensi che si viva meglio sotto Putin, in una Cina dittatoriale, in un’India nazionalista e pseudo-fascista, in un Regno Unito che unito non lo è poi così tanto.

La democrazia appartiene ai cittadini, è vero, ma in una democrazia rappresentativa i cittadini si affidano a esperti e rappresentanti proprio perché comprendono che non si può sapere tutto di tutto e che molte questioni richiedono competenze specialistiche, specialmente in un mondo così complesso e veloce come quello in cui viviamo.

@corbetta_paolo


[1] Malleret, T. Disequilibrium. A World Out of Kilter, Settembre 2012, BookBaby

[2] Si approfondisca con Corbetta, P. “Tra bugie e verità cosa abbiamo capito dopo 4 mesi di Trump?”, Eastonline, 23 Marzo 2017. Disponibile qui

[3] Ibidem

[4] Feltri, M. “A bruciar le streghe”, La Stampa, 1 Aprile 2017. Disponibile qui

[5] Per quanto riguarda l’Italia, si veda ISPI “L’anno dell’Europa: cosa pensano gli italiani. Decima rilevazione ISPI – Rainews realizzata da IPSOS”, in particolare la sezione su “La fiducia nelle istituzioni di governo”. Disponibile qui

[6] Kolbert, E. “Why Facts Don’t Change Our Minds”, The New Yorker, 27 Febbraio 2017. Disponibile qui

[7] Silverman, C. e Alexander, L. “How Teens In The Balkans Are Duping Trump Supporters With Fake News”, BuzzFeed, 4 Novembre 2016. Disponibile qui

[8] Balduzzi, G. “Aiuto, la provincia è in crisi in Italia e in Europa (e non ne esce più)”, Linkiesta, 31 Marzo 2017. Disponibile qui

[9] Ibidem

[10] Per approfondire la sua figura, si rimanda a Kranish, M. e Merle, R. “Stephen K. Bannon, architect of anti-globalist policies, got rich as a global capitalist”, The Washington Post, 31 Marzo 2017. Disponibile qui

[11] Minoli, G. “Nocera (Cambridge Analytica): «Così abbiamo aiutato Trump a vincere»”, Il Sole24Ore, 10 Gennaio 2017. Disponibile qui

[12] Nardelli, A. e Silverman, C. “Movimento Cinque Stelle Primo In Europa A Diffondere Notizie False E Propaganda Russa”, BuzzFeed, 30 Novembre 2016. Disponibile qui

[13] Salvia, M. “Mi sono informato solo tramite pagine Facebook grilline per una settimana”, Vice, 12 Ottobre 2016. Disponibile qui

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