Una nave militare durante l’esercitazione militare congiunta Zapad-2013 sul Mar Baltico russo nella regione di Kaliningrad. 26 settembre 2013. REUTERS / Alexei Druzhinin / RIA Novosti / Cremlino
Una nave militare durante l’esercitazione militare congiunta Zapad-2013 sul Mar Baltico russo nella regione di Kaliningrad. 26 settembre 2013. REUTERS / Alexei Druzhinin / RIA Novosti / Cremlino

Iniziano giovedì 14 settembre al confine con la Nato le più imponenti esercitazioni militari della Russia dalla fine della guerra fredda. L’Alleanza è in fibrillazione, Polonia e Paesi baltici temono provocazioni e chiedono rinforzi. Il Generale Arpino spiega perché non dobbiamo preoccuparci.


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«Negli ultimi mesi, le maggiori agenzie di stampa e poi i politici hanno mantenuto la pressione sull'opinione pubblica che amplifica le accuse sulla "minaccia russa". (…) Alcuni stanno dicendo che durante l'esercitazione è prevista una "testa di ponte per l'intervento" e l' "invasione" della Lituania, della Polonia e dell'Ucraina» si legge in una nota di fine agosto pubblicata sul portale del Ministero della Difesa della Federazione Russa, allegata al discorso del vice Ministro della Difesa tenente generale Alexander Fomin. L'argomento non può sfuggire al lettore attento: Zapad 2017, la grande esercitazione militare russo-bielorussa prevista per il 14 settembre prossimo, da tempo suscita tensioni in Occidente.

A spaventare di più gli analisti, i giornalisti e i politici occidentali è il volume di forze. A fine luglio, un allarmante articolo del New York Times parlava di 100 mila soldati e delle intenzioni di Mosca di sperimentare la guerra ibrida, una combinazione di guerra elettronica, comunicazioni operative e uso di forze speciali da rivolgere contro i membri più orientali della Nato. In realtà, la Difesa russa ridimensiona (e di molto anche) le forze in campo: 12 mila uomini appoggiati da 250 carri armati e da 70 aerei, che opereranno nell'exclave di Kaliningrad, a San Pietroburgo (indicata dalla nota come Leningrado, cioé l'Oblast che include anche la parte della Carelia che fu ceduta nel 1940 dalla Finlandia), e nell'area di Pskov. In campo anche la Rosguard (Guardia nazionale), elementi di Emercom (Ministero per la Difesa Civile, le Emergenze e la Risposta alle Calamità Naturali) e Fsb (Servizi federali per la sicurezza della Federazione russa). Scopo del war game è mettere alla prova “l’interoperabilità di personale di diversi livelli, nonché l'interfacciamento di potenziali truppe e sistemi di controllo dell'armamento. Saranno testati nuovi standard elaborati fra le forze armate russe e bielorusse”.

Possiamo non credere alle dichiarazioni di Fomin e del suo entourage e attendere, alla San Tommaso, il fatidico 14 settembre per farci un'idea della situazione. Nel frattempo, però, lecito è ricordare che negli ultimi 12 mesi l'Alleanza ha svolto due grandi esercitazioni nel Baltico: Anaconda 16, con 31 mila soldati impegnati nel “supportare misure di sicurezza e di deterrenza, dimostrando le capacità di difesa alleate per distribuire e sostenere il potere di combattimento” e la più recente Saber Strike (maggio-giugno 2017) che ha visto il personale militare di 20 Paesi (Belgio, Canada, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Slovenia, Slovacchia, Regno Unito e Stati Uniti) cimentarsi in un test di interoperabilità articolatosi anche in uno sbarco anfibio in Lettonia e in un'aviolancio di Royal Marines lungo i confini orientali polacchi. Poi, a “sorvegliare” i confini orientali dell’Alleanza ci sono le missioni Baltic Air Policing a Nord e la sua estensione più meridionale, Bulgarian Horse che tiene d'occhio il Mar Nero.

Quindi, a poche ore dal “via”, Zapad può davvero considerarsi un rischio per la sicurezza della Nato? “Con ogni probabilità, Zapad 2017 non è affatto una prova di forza ma, dietro questa immagine, si celano motivazioni di ordine domestico”, spiega il Generale Arpino, già Capo di Stato Maggiore della Difesa e oggi membro del comitato direttivo dell'Istituto Affari Internazionali”. Tutto sommato, sia la Nato, sia la Russia hanno una buona quantità di problematiche interne da risolvere o, comunque, da stemperare. La Nato deve tenere buoni e calmi gli scalpitanti alleati dell’est, i quali, non avendo visto reazioni militarmente significative all’annessione della Crimea e alla “quotizzazione” (suddivisione nda) dell’Ucraina, temono per il loro destino”. Estendere i propri confini nello spazio ex sovietico ha un suo prezzo e Paesi baltici e Polonia chiedono uno spiegamento sempre maggiore di mezzi ed equipaggiamenti. “Lo schieramento di alcuni Eurofighter Typoon (mai più di quattro) per air policing e di qualche striminzito battaglione multinazionale (il contributo italiano è di 140 militari) per condurre esercitazioni non sono ritenuti sufficientemente tranquillizzanti”, conferma il Generale Arpino.

Al fianco delle richieste degli alleati baltici, c'è Berlino che cerca di mostrare a Washington e al resto dell'Europa la sua forza anche sotto il profilo militare.“La Germania in campagna elettorale deve far fronte a un nazionalismo montante che certamente non ha mai digerito la cessione di una porzione della Prussia orientale. Infatti, Berlino è tra i maggiori contributori a questi rischieramenti terrestri e, tra i paesi Nato, il governo tedesco è quello che sta alzando maggiormente la voce nella contestazione di Zapad 2017. Non va poi trascurata la voce della non più tanto pacifica Svezia, Paese non allineato con la quale gli Stati Uniti, ai tempi di Obama, avevano stretto ferrea alleanza militare. Non a caso, è proprio la Svezia ad aver annunciato una serie di esercitazioni terra-mare-cielo in risposta alla “preoccupante” esercitazione dell’est”.

E la Russia, che vantaggio potrebbe trarre da Zapad 2017? Secondo il Generale, Putin sarebbe “lontano mille miglia dal pensiero di aggredire l’Europapur dovendo dimostrare “al suo popolo che ha grinta anche verso Ovest. In primo luogo, con il potenziamento delle Zapad (iniziate nel 2013, nda) rinforza contestualmente anche il rapporto con la Bielorussia, che ogni tanto comincia a mostrare velate e disdicevoli incrinature”.

Ma se gli esteri sono impegnativi sia come diplomazia, sia come confronto con il vicino Atlantico, la situazione interna della Federazione non è facile da gestire per Mosca che deve far fronte a “insuccessi in politica economica, tra sanzioni e sforzi nella produzione nell’industria militare, diminuzione del potere d’acquisto e minore disponibilità di beni circolanti, alla lunga potrebbero in parte alienargli questo consenso. Occorre allora deviare l’attenzione del popolo verso l’esterno, alimentando con mosse sapienti quell’orgoglio russo che è la sua più grande risorsa”, conclude il Generale Arpino.

Più che cyber-guerra come suggerito dal New York Times, dunque, Zapad pare un diversivo politico-strategico volto a rafforzare credibilità (e consenso) di Vladimir Putin al fine di non incrinare agli occhi di elettori, di alleati e non, l'icona della “Russia great again” dopo il crollo dell'Urss e il caos dell'Era Eltsin.

@marco_petrelli

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