Terminato l'appuntamento legislativo nazionale, l'attenzione in Cina si può ora concentrare sulla visita asiatica di Rex Tillerson, il segretario di stato Usa, e poi in successione sull'incontro tra Xi e Trump previsto ad aprile. Ma l'appuntamento più importante per la nomenklatura cinese rimane quello del prossimo congresso del Pcc – il diciannovesimo - in autunno.


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Il primo dato da registrare è il seguente: al termine della sua conferenza stampa dopo la conclusione dell'Assemblea nazionale, il premier Li Keqiang ha specificato ai giornalisti: “Vedremo se avremo occasione di tornare ad incontrarci”. Sono partite immediate le speculazioni sulla possibilità che Li Keqiang possa essere affiancato o addirittura messo da parte al diciannovesimo congresso comunista. Secondo gli analisti sarebbe troppo debole.

Secondo altri, Li non rientrerebbe nei piani di Xi Jinping. La questione è in discussione da tempo: Xi e Li appartengono a due storie diverse all'interno del partito comunista cinese. Xi è figlio di un “padre della patria”, uno dei grandi della storia del partito. Li Keqiang arriva dal feudo dell'ex presidente Hu Jintao, la Lega dei giovani comunisti. Tra i due sembra non ci sia mai stata troppa armonia; non a caso Xi Jinping ha messo in piedi diversi team per le riforme economiche. Organismi che agli osservatori sono apparsi come i tentativi di aumentare l'influenza del leader numero uno sulla guida economica del paese.

Li Keqiang inoltre ha dovuto, ancora una volta, annunciare risultati economici difficili, complicati e rischiosi. La crescita al 6,5, o forse anche meno, costituisce un record negativo degli ultimi anni e potrebbe pesare sul futuro del primo ministro cinese.

Xi Jinping inoltre, fin dal suo arrivo al vertice, ha rivoltato il partito: con la campagna anti corruzione ha tolto di mezzo anche molti potenziali avversari politici e contrariamente ai suoi continui riferimenti alla riforma delle aziende di stato, proprio i principali esponenti delle Soe sono stati promossi a ruoli politico-dirigenziali.

Zhang Qingwei ex capo della China Commercial Aircraft Co. Ltd. nel 2012 è stato nominato governatore dello Hebei; Guo Shuqing, l'ex boss della China Construction Bank, è stato confermato a capo dello Shandong. Chen Qiufa - Aviation Industry Corporation of China – nel 2015 è stato nominato governatore del Liaoning. Nel 2016 è stato nominato a capo del partito in Hubei Jiang Chaoliang già al vertice della China’s Agricultural Bank; in Hunan Xu Dazhe è il governatore, dopo essere stato general manager della China Aerospace Science and Industry Corporation (CASIC). Poi: Liu Qi, già manager dell'azienda di stato che gestisce gli impianti chimici, è diventato governatore dello Jiangxi e solo il mese scorso, Ma Xingrui ex general manager di CASIC e Zhang Guoqing ex general manager del China North Industries Group Corporation, sono stati confermati come governatori del Guangdong e di Chongqing.

Come sottolineato da Cheng Li, direttore del Brooking Institute, in un articolo pubblicato su ChinaUsFocus, non si tratta di una pratica nuova in Cina. Anche negli anni 80 molti dei “tecnocrati” cinesi provenivano da esperienze aziendali; è che oggi le aziende statali cinesi sono molto più grandi e competitive nel mercato globale rispetto a trent'anni fa, assumendo anche molta più rilevanza negli equilibri politici nazionali.

Come si potrà notare, inoltre, Xi Jinping sembra avere chiaro il tipo di “skill” da ricercare nei suoi dirigenti. La scelta del leader cinese – infatti – sembra andare incontro a particolari necessità, che potrebbero rivelarsi fondamentali nel corso dell'anno e in particolare all'appuntamento del Congresso.

La volontà di Xi è arrivare al prossimo decennio con un partito ancora ampiamente sotto il suo controllo: la carriera dunque dei suoi uomini è fondamentale.

Cehng Li sottolinea tre motivi principali circa le scelte di Xi: prima di tutto Xi Jinping vuole diversificare la sua base di potere; in secondo luogo i manager delle grandi aziende vengono visti come meno invischiati nelle diatribe politiche e burocratiche che spesso hanno rovinato anche politici promettenti in Cina; infine la loro esperienza sul campo può aiutarli a gestire amministrazioni che sono in tutto e per tutto delle varie aziende.

@simopieranni

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