Airbnb in Cina cambia nome e arretra, anche a causa dei vincoli imposti dal sistema di sorveglianza. La concorrente locale Xiaozhu invece fa un altro passo avanti con l’introduzione del sistema di riconoscimento facciale. E il mercato cinese si conferma ostico per i giganti americani

A partire dal prossimo capodanno cinese (il 16 febbraio che celebrerà l'ingresso nell'«anno del cane») Xiaozhu, una delle versioni cinesi di Airbnb, comincerà a testare le «serrature intelligenti»: sistemi di sicurezza che si apriranno esaminando il volto di chi deve entrare. Si tratta dell'applicazione del riconoscimento facciale, su cui la Cina investe moltissimo, applicata alla nuova legge sulla gestione dei dati e al sistema di «ricevimento» tipico di Airbnb che in Cina deve soddisfare la richiesta delle autorità di avere tutti i dati di identificazione del viaggiatore.


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In questo annuncio possiamo leggere alcune dinamiche riguardo il sistema di Airbnb cinese, i sistemi di intelligenza artificiale e le richieste di sicurezza nazionale (due temi, questi ultimi, di cui eastwest.eu si era già occupato). A marzo di quest'anno «Airbnb» la popolare applicazione per gestire l'ospitalità domestica in ogni Paese al di fuori dei circuiti degli hotel, è stata costretta a cambiare nome nel mercato cinese. Ha cominciato a chiamarsi Aibiying - dando vita a tutta una serie di problematiche legate al significato di questo nuovo nome, nonostante sia stato scelto tra undici possibili marchi.

I problemi di Airbnb in Cina

Il renaming ha segnalato una difficoltà evidente a entrare nel mercato cinese, potenzialmente immenso (un giro di affari, quello del turismo interno, valutato di oltre 500 miliardi solo nel 2015), proprio come capitato ad altri fenomeni occidentali come ad esempio Uber, sopraffatto da un brand cinese.

Anche Airbnb ha dovuto affrontare una serie di problematiche: alcune legate al modello culturale proposto che in Cina viene talvolta visto con sospetto, altre legate alle richieste di sicurezza volute dalle autorità cinesi. Con la nuova legge sulla sicurezza Pechino richiede che tutti i dati che vengono raccolti in Cina, restino su server cinesi. A questo proposito Airbnb si è vista costretta a spiegare ai propri utenti le necessità richieste dall'entrata sul mercato cinese.

E gli sforzi non sono stati pochi. Racconta il New York Times: «Come LinkedIn, Airbnb si deve conformare alle leggi cinesi che richiedono di mantenere i dati cinesi solo su server cinesi. Questo potrebbe esporlo alle richieste delle autorità di sorveglianza cinesi di rintracciare qualcuno dei suoi utenti. L'anno scorso, Airbnb ha inviato un messaggio ai suoi utenti in Cina per informarli che i dati sarebbero stati archiviati nel Paese».

Airbnb ha solamente circa 80.000 inserzioni in Cina, ma «i suoi oltre tre milioni di annunci in tutto il mondo lo mettono in una posizione di forza per soddisfare i milioni di cinesi che viaggiano all'estero ogni anno». Ma all'interno i problemi restano e, al renaming, Airbnb ha aggiunto anche «iniziative di sensibilizzazione, come eventi informativi per gli ospiti e promozioni occasionali che offrono fotografie gratuite per gli host con appartamenti che vogliono affittare».

Nonostante tutto, questo non basta, perché da qualche tempo c'è un rivale locale che pare piuttosto animato. E pieno di soldi.

La risposta cinese a San Francisco

Torniamo al riconoscimento facciale di cui parlavamo all'inizio. Si tratta dell'iniziativa di Xiaozhu, un tipo di Airbnb cinese: «Poiché il regolamento non è chiaro Xiaozhu spera di utilizzare il potere della tecnologia per trovare un terreno comune con le autorità», ha spiegato l'amministratore delegato della società Kelvin Chen in un'intervista concessa nei giorni scorsi alla Wuzhen World Internet Conference.

Ma cosa è Xiaozhu? Dal primo novembre è un «unicorno», perché con gli oltre 120 milioni di dollari raccolti nell'ultimo round di raccolta fondi è diventata una startup capace di racimolare capitali per oltre un miliardo di dollari. E chi ha partecipato a questa avventura imprenditoriale non è proprio un nome poco noto in Cina e nel mondo. Il round di finanziamento – infatti- è stato guidato niente meno che da Yunfeng Capital, ovvero Jack Ma, il miliardario più famoso della Cina e del mondo, forse, creatore e fondatore di Alibaba e personaggio dalle mille risorse. Poi altri investitori sono stati Morningside Venture Capital e Capital Today. L'investimento doveva offrire a Xiaozhu sia una «base» da cui partire, sia i soldi per provvedere alle «risorse strategiche necessarie per consolidare la sua posizione di leader nel mercato in rapida crescita in Cina anche attarverso le attività del gigante Airbnb di San Francisco».

L'annuncio sul lancio del riconoscimento facciale come strumento per entrare nelle case gestite da Xiaozhu (che ai propri ospiti offre corsi di ospitalità, servizi di pulizia della casa, strumenti necessari a rendere gli appartamenti più accoglienti e, in alcuni casi, gestisce direttamente in modo manageriale gli appuntamenti) fa proprio seguito a questa trionfale raccolta di fondi.

Il sistema di riconoscimento facciale, infatti, è stato sviluppato in collaborazione con Ant Financial, sostenuta – ovviamente – da Alibaba, proprietario anche del South China Morning Post che, non a caso, segue molto da vicino la storia imprenditoriale di Xiaozhu.

La tecnologia, dopo i soldi e le problematiche legate all'operare dell'Airbnb americana, finirà per favorire e non poco l'azienda cinese. Si tratta di una prospettiva già vista in altri casi: un mercato potenzialmente immenso ma con problematiche legate al sistema culturale; l'ingresso di una big company straniera che avrebbe tutte le carte in regola ma che si scontra con burocrazia e diffidenza dei potenziali utenti cinesi; l'arrivo di un'azienda cinese sostenuta da colossi o dallo Stato che improvvisamente diventa dinamica sul mercato finendo per diventarne leader.

Il mercato cinese, del resto, è troppo grande per essere lasciato solo agli stranieri. E queste traiettorie, tra l'economico e il sociale, rappresentano bene tutte le «chiusure» che Pechino pensa di sistemare qua e là perché le proprie aziende possano crescere e – una volta leader nel proprio Paese – possano andare all'estero.

@simopieranni

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