Pubblico visita il Cina International Big Data Expo 2017, tenutosi dal 26 al 28 maggio 2017 a Guiyang, provincia di Guizhou, Cina.
Pubblico visita il Cina International Big Data Expo 2017, tenutosi dal 26 al 28 maggio 2017 a Guiyang, provincia di Guizhou, Cina.

La regione meridionale cinese del Guizhou, aspra e montana, molto indietro economicamente rispetto ad altre amministrazioni, è diventata la capitale cinese per quanto concerne i «Big Data». Grazie a politiche favorevoli nei confronti delle aziende e una natura complice per garantire le temperature necessarie, numerose aziende hanno trasferito lì le proprie strutture, alla ricerca di condizioni perfette per custodire la loro mole di informazioni. Per quanto considerati virtuali, i Big Data hanno bisogno di spazio fisico e di - possibilmente - bassi costi energetici.


LEGGI ANCHE : Cina, anti-corruzione: 210mila persone punite solo nella prima metà del 2017


Nel giugno scorso in Cina, a Guiyang, capoluogo della regione del Guizhou, si è tenuto il Big Data Industry Expo 2017. Aziende, operatori e funzionari si sono confrontati sulle possibilità future e sugli affari relativi ai Big Data. La città è stata soprannominata dalla stampa cinese la «Big Data Valley» cinese.

In parte l'operazione del Guizhou ricorda quella che fece a Chongqing l'allora segretario di partito, poi epurato, Bo Xilai con le aziende high tech: si tratta di rendere la regione molto appetibile in termini fiscali e di costo dei terreni per quelle aziende che hanno bisogno di spazio dove tenere queste moli di dati: parliamo di strutture che al loro interno hanno server, dove vengono immagazzinati tutti i dati.

Ormai i Big Data sono onnipresenti in Cina come in molti altri paesi: mappe, servizi, svago, social network, cloud, prestazioni lavorative, tutto avviene attraverso la rete e app che finiscono per caricare i server di moltissimi dati. In più il governo centrale nel suo piano fino al 2020 prevede un giro d'affari di mille miliardi di dollari proprio in relazione allo sviluppo di Big Data, per il quale ha indicato chiaramente alle aziende la necessità di investire e innovare nel settore.

Nell'aprile 2017 Allen Han, della Tsinghua University Institute for Data Science, ha detto al South China Morning Post che i Big Data insieme al cloud computing e all'intelligenza artificiale costituiscono le possibilità per gli imprenditori cinesi di crescere, in un territorio nel quale non esistono ancora monopoli.

Guiyang ha telecamere di controllo ovunque, ma i suoi funzionari, uno dei quali, il segretario locale del partito comunista, è dato perfino in odore di promozione al prossimo congresso del Pcc, rassicurano circa la privacy dei propri cittadini. Ma nessuno sembra preoccupato, perché una parte della regione sta letteralmente volando, in termini economici.

La politica locale ha saputo effettuare un piccolo capolavoro: in una regione che per metà è ancora considerata sottosviluppata e la cui economia è tra le più povere di tutte le regioni cinesi, ha saputo creare un motore economico di sviluppo attraverso il proprio territorio.

Come ha scritto Anthony Kuhn su Npr.org, «La regione è la sede di un numero sproporzionato - circa 60 milioni – dei cosiddetti bambini “left-behind”, figli di genitori emigrati nelle grandi città e lasciati alle cure dei parenti rimasti in campagna. Ma la provincia sta perseguendo una strategia ambiziosa per guadagnare la ribalta nel settore high-tech cinese. E ha scelto i Big Data come settore che può sfruttare al meglio i propri vantaggi naturali. La storia del Guizhou illustra come in Cina siano ancora oggi presenti, simultaneamente, molteplici epoche di sviluppo. Mentre alcune parti del Guizhou sono rimaste impantanate nella fase pre-industriale, altre stanno entrando nell'era spaziale. Inoltre illustra come la Cina stia cercando di aggiornare le sue industrie, dalle fabbriche ad alta intensità di manodopera che producono merci per l'esportazione, a tecnologie di qualità e società di servizi».

E ad approfittarne non sono pochi: Alibaba, Qualcomm, IBM, Huawei, Tencent, Baidu, Lenovo e Foxconn hanno già propri data center nella regione. Dal 2014 sono almeno 400 le società che si sono sistemate nel Guizhou.

Incentivi fiscali, minori costi energertici, grazie alla risorse della regione, intere zone adibite alla possibilità di costruirvi complessi industriali, un sostegno fondamentale dal governo centrale per la creazioni di quelle infrastrutture necessarie perché il Guizhou possa essere facilmente raggiungibile, ferrovie e strade, e l'allacciamento alla rete nazionale.

Un esempio è il «Green Data Tunnel» di Foxconn: il centro è situato su una terrazza in cui il clima monsonico e l'altitudine consentono di avere una temperatura ideale. Il tunnel inoltre, situato tra due montagne, sfrutta il vento naturale: in questo modo i 6mila server contenenti dati possano ricevere, gratuitamente, un raffreddamento naturale.

Dove mettere i server contenenti molti dei dati, in futuro, sarà sempre più un problema: trovare spazi e costi energetici contenuti sarà la sfida di molte aziende il cui business dipendende specificamente dalla raccolta e la rielaborazione di dati. La Cina, con le sue vaste aree, solitamente considerate povere e senza la possibilità di entrare nei circuiti economici verso l'esterno del paese, potrebbe offrire soluzioni.

Sempre che la recente legge sulla cybersicurezza, che obbliga a usare server cinesi e vieta la vendita a terzi dei dati raccolti in Cina, non costituisca un intoppo. Ma per ora molte aziende straniere hanno preferito la possibilità di avere una diminuzione dei costi su terra ed energia, accettando dunque le regole imposte di Pechino.

Questo sarà un ambito sul quale in futuro il confronto sarà serrato, trasferendo nella tecnologia probabili sfide di natura geopolitica.

@simopieranni

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE